Maggie in Worldland: Umorismo British in Vietnam (#9)

Maggie in Worldland: Umorismo British in Vietnam (#9)

Paradossalmente, il Vietnam fu il luogo in cui si palesò per la prima volta la mia affinità elettiva con il Regno Unito, nella cui capitale mi sarei trasferita due mesi dopo la fine del mio viaggio (e in cui vivo tuttora, finché mi permettono di rimanere). Non so se questa passione per il Sud Est asiatico dei backpackers d’Oltremanica sia dettata dall’abbondanza di ostelli nuovi ed economici, dalla birra Chang a poco prezzo o dalla gentilezza pacata che per lo più caratterizza gli abitanti del luogo, ma sta di fatto che turisti britannici in questo angolo di mondo decisamente non ne mancano.

Dopo il surreale viaggio in treno descritto nel precedente episodio e un soggiorno di 48 ore nella magica cittadina di Hoi An, mi mossi alla volta di Hué, vecchia capitale dell’Impero nel centro del paese costeggiata da tombe di imperatori. Qui, rinnovata la fiducia nelle mie capacità motociclistiche in seguito alle mie avventure su due ruote in terra tailandese, decisi di aggregarmi a Tom e Paul – ragazzi dell’Essex conosciuti in ostello – che avevano in programma di visitare i monumenti funerari più famosi della zona. Ricordo quella mezza giornata come una fantastica scampagnata ad esplorare un’area decisamente più rurale rispetto a quello a cui mi ero abituata nei giorni precedenti. Tom e Paul mi convinsero persino ad assaggiare un fantastico succo di canna da zucchero in vendita nei pressi di ogni attrazione turistica. Mai, in vita mia, ho bevuto qualcosa di tanto dolce e rinfrescante allo stesso tempo (per altro, caratteristiche alquanto necessarie data la giornata torrida).

Ahimè, il momento di salutarsi arrivò troppo presto, come spesso accade quando ci si sta divertendo. Io dovevo tornare in ostello perché il mio bus per Hanoi sarebbe partito di lì a poche ore. Mi feci spiegare da Tom alla bell’e meglio come avrei fatto a tornare in città e, dato un abbraccio veloce ai miei compagni di viaggio improvvisati, inforcai il mio destriero motorizzato. Se è da un po’ che seguite i resoconti del mio viaggio, probabilmente starete già immaginando che cosa successe a quel punto. Eh sì, mi persi, così, nella campagna vietnamita. Avevo una vaga idea della direzione che avrei dovuto seguire, ma tutti i punti di riferimento che credevo di aver fissato nella memoria iniziarono a fondersi tra loro, lasciandomi a brancolare in una fitta nebbia di dubbio. Per fortuna, la zona che attraversavo non era totalmente disabitata, e così, grazie ad eloquenti gesti all’italiana e grandi sorrisi, riuscii ad ottenere qualche indicazione utile. Arrivai a destinazione giusto in tempo per restituire il motorino e salire sul mio bus.

Giunta ad Hanoi, mi bastò poco per ambientarmi. La città mi piacque immediatamente, molto più di quanto non fosse successo con Saigon. Presi un letto in un dormitorio del fantastico Hanoi Backpackers Hostel, una struttura nuova e all’avanguardia nel centro del quartiere storico francese della città. Le due giornate precedenti erano state piuttosto stancanti, fuori le strade erano battute da una pioggerellina fastidiosa (altro motivo per cui, forse, gli inglesi si trovano tanto a proprio agio in Vietnam…?!), quindi decisi di rilassarmi un po’, sdraiata al piano inferiore di un ampio letto a castello. Evidentemente quel pomeriggio il mio destino aveva in serbo per me altri programmi! La mia quiete fu presto disturbata dall’arrivo di due compagni di stanza. Come avrei scoperto di lì a poco, si trattava di Ben e Chris. Ben, ragazzo israeliano con mamma inglese, aveva conosciuto Chris, inglese spilungone e sempre sorridente, su un volo per il Vietnam. Si sa, non c’è situazione in cui una chiacchiera tiri l’altra come un volo intercontinentale, e i due si erano trovati abbastanza a proprio agio da decidere di intraprendere una prima parte di viaggio insieme.

affinità elettiva con il Regno Unito 2

Tra tutte le esperienze vissute con le decine di persone che ho conosciuto nel corso del mio viaggio intorno al mondo, i giorni trascorsi ad Hanoi con Ben e Chris sono senza dubbio tra i ricordi più divertenti che conservo. Due ragazzi estremamente diversi tra loro, entrambi in grado di farmi ridere fino alle lacrime più volte al giorno. Che si trattasse di un viaggio in taxi con un tassista particolarmente aperto a dare consigli sessual-sentimentali, di un pomeriggio trascorso alla ricerca di una pasticceria che era misteriosamente scomparsa nel nulla, o di una visita al feretro imbalsamato e stranamente arancione di Ho Chi Minh, la compagnia di Ben e Chris rese le mie avventure ad Hanoi superbamente memorabili.

Gli aneddoti da narrare sarebbero moltissimi, ma per amor di sintesi mi limiterò a citarne uno, quello che per sempre ricorderò – sghignazzando – come “l’episodio del gioco d’azzardo e del bambino col bastone appuntito”. Dopo aver trascorso la giornata ad esplorare la città ed aver consumato un’abbondante porzione di Pho in uno dei ristoranti di strada, io, Ben e Chris decidemmo di fare una passeggiatina prima di rientrare in ostello. Avevamo voglia di qualcosa di dolce, quindi decidemmo di fermarci ad uno dei numerosi negozietti di alimentari che sembrano restare aperti 24/24h. Mentre io e Chris cercavamo di decidere tra una confezione di KitKat e una misteriosa, seppur più emozionante, opzione vietnamita, Ben fu incuriosito da uno gruppo di uomini anziani che, in fondo al negozio, giocavano a carte con del denaro sul tavolo. Non so se sia vero, come ci fu poi detto, che in Vietnam il gioco d’azzardo è illegale, o se semplicemente il gruppo di giocatori fu irritato dal tono divertito e un po’ beffardo con cui Ben iniziò a chiedere se poteva partecipare al gioco, ma successe qualcosa di esilarante nella sua assurdità: un bambino, non più di 7-8 anni, con due occhioni grandi adorabili, sbucò dal nulla brandendo un grosso bastone appuntito. Ben, inizialmente intenerito dall’aspetto apparentemente innocuo del piccolo, cercò di scambiarci qualche parola, ma mai si sarebbe aspettato che il pargolo avrebbe iniziato a punzecchiarlo col bastone, forse aizzato dal nonno, urlando e cercando di cacciarci dal negozio. Io e Chris, qualche passo più indietro, ci godemmo la scena dall’inizio alla fine, vedendo l’espressione di Ben passare da un “Oh che bimbo tenero” a delle urla di dolore e saltelli spaventati nel giro di una manciata di secondi. Quella sera dovemmo rinunciare ai dolci, ma il mal di pancia dalle risate provocato da questo strambo incontro ravvicinato fu più che sufficiente!

Italian 20-something living and dreaming in London. Literature geek, film fanatic, social media enthusiast and incurable feminist.