Maggie in Worldland: Full Moon Party, o quasi! (#7)

Maggie in Worldland: Full Moon Party, o quasi! (#7)

Quando uno pensa alla Thailandia, pensa inevitabilmente a feste oceaniche sulla spiaggia, musica zarra a palla, balli scatenati sotto la luna piena, drink zuccherosi dentro a noci di cocco, canotte fosforescenti e occhiali a tapparella (parliamone, ma a che diavolo servono?!). E benché questo aspetto del turismo tailandese non fosse lo scopo principale del mio viaggio, beh, non posso negare che fossi un po’ tentata dall’idea di confrontarmici (soprattutto per riprendermi dallo shock con le scimmie ladre narrato nel precedente episodio della serie). Così, insieme alle mie amiche viaggiatrici conosciute una manciata di giorni prima a Krabi, decidemmo di includere nel nostro itinerario una tappa a Koh Pha Ngan.

Koh Pha Ngan

Prima di avventurarci alla volta di una delle isole più casinare dell’arcipelago tailandese, facemmo una capatina a Koh Lanta. Koh Lanta, al contrario, è un’isola per famiglie. Non so bene perché l’avessimo scelta, forse ci piaceva l’idea di rilassarci prima della fatica festaiola che ci attendeva. Dei tre giorni trascorsi a Koh Lanta ricordo solo due cose: il tempo un po’ schifoso (piogge e schiarite tutto il giorno), e spiagge remote raggiunte in motorino. Data la mia esperienza da teenager a due ruote, ero una delle due guidatrici designate. Avendo la mia amica Julia seduta dietro di me come passeggero, all’inizio ero un po’ in tensione, ma quando mi resi conto che il traffico sull’isola era pressoché inesistente, mi divertii un mondo a scorrazzare in motorino.

Terminata l’esperienza rilassante, prendemmo due bus (che in una mail a casa descrissi come “scassati e puzzoni”…) e un traghetto per raggiungere l’ultima meta del nostro itinerario. Appena salite a bordo della barca, il cambio di atmosfera fu netto. La sistemazione che scegliemmo (per l’esorbitante cifra di 10€ a notte) portava un nome decisamente altisonante: UTOPIA RESORT. Di utopistico, nell’hotel, c’era ben poco, ma trovandosi in una posizione piuttosto elevata ci offriva una vista mozzafiato sulla baia.

L’evento che ci attire su questa Riccione del sud-est asiatico era il celeberrimo Full Moon Party. Una festa di fama internazionale, sulla spiaggia, in occasione della luna piena. Peccato che quella mia “leggerezza” organizzativa che caratterizzò un po’ tutti i sei mesi del mio viaggio colpì ancora. Avendo calcolato male il tempo necessario per gli spostamenti e dovendo tornare a Bangkok nel giro di due giorni, mi ritrovai a “toppare” il Full Moon Party di 24 ore nette.

Full Moon Party

Ma non c’era motive di disperarsi: se c’è una cosa che a Koh Pha Ngan si può sempre fare, luna piena o no, è casino. E le due serate consecutive di balera (durante la cosiddetta Jungle Experience, prima, e in una spiaggia invasa da migliaia di occidental ustionati e ubriachicci, poi) furono più che sufficienti a soddisfare il mio bisogno di bevute ignoranti. La festa sulla spiaggia fu senza dubbio quella che mi rimase più impressa. Se chiudo gli occhi, posso ancora sentire il rumore delle centinaia di persone intorno a me, i fuochi sulla spiaggia, gli stand addobbati con neon fosforescenti, ciascuno con un tipo di musica diverso, e il sapore della birra Chang comprata al 7/11, insieme a qualche sausage roll per arginare gli effetti dell’alcol.

Koh Phangan

Serate così, nella vita, se ne vivono poche. Io e le mie tre neo-amiche, che avrei dovuto salutare di lì a qualche ora, a ballare, bere, ridere e attaccare bottone con perfetti sconosciuti, fino all’alba. Quando sorse il sole, feci esperienza per la prima volta della maledizione del nomade. La malinconia estrema che si prova allo staccarsi da un posto o da persone che ci hanno accompagnato per un po’. Lasciare questa specie di strana “famiglia” che avevo improvvisato con Linda, Julia e Shawn e riniziare tutto da capo, di nuovo da sola, in un paese sconosciuto (questa volta il Vietnam) non fu facile. Ma in fondo, era uno dei motivi che mi avevano spinta a partire…

 

Italian 20-something living and dreaming in London. Literature geek, film fanatic, social media enthusiast and incurable feminist.