Maggie in Worldland: Avventuriera improvvisata (#4)

Maggie in Worldland: Avventuriera improvvisata (#4)

Come ho narrato abbondantemente nella “puntata precedente“, durante la mia permanenza a Zanzibar trascorsi gran parte del tempo facendo lezione di inglese e matematica ai ragazzini dell’SOS Children Village. Ma sarebbe sbagliato pensare che non mi sia concessa qualche svago, di tanto in tanto. Gli weekend erano a mia disposizione, e non mi feci scappare l’occasione per esplorare quello strano paese a cui, nonostante lo shock culturale iniziale, già mi stavo abituando.

E così, dopo un paio di settimane fissa a Zanzibar, organizzai di andare a fare visita a Paola, l’amica di mia sorella che mi aveva aiutato a prendere contatti con l’SOS Children Village e che viveva, insieme al suo ragazzo Christian, ad Arusha, sulla terraferma in Tanzania. Appena atterrata (in seguito ad un viaggio a bordo di un mini aeroplanino da 12 posti), fui subito sopraffatta dalla differenza di ambiente, colori, profumi ed atmosfere che caratterizzavano le zone rurali rispetto a quelle della ben più turistica e variopinta Zanzibar. Trascorsi quella prima giornata con Paola, accompagnandola in diverse scuole del circondario a consegnare materiale distribuito dalla associazione per cui lavorava. Data la mia propensione a farmi prendere dal panico senza evidenti motivi (tendenza che i cinque mesi seguenti di peregrinazioni ed imprevisti hanno decisamente smussato), non vissi proprio con tranquillità quello che accadde ad un posto di blocco quel pomeriggio. Una poliziotta decisamente poco affabile ci fermò per controllare i nostri documenti: quando vide sul mio passaporto che avevo semplicemente un visto turistico, iniziò a sostenere che non potessi andare a visitare quelle scuole, e che sarei dovuta rimanere solo nelle zone più “turistiche” (qualunque cosa significasse). Nel buon quarto d’ora di discussione che ne seguì, la poliziotta continuava a tenersi il mio passaporto bello stretto, non dando il minimo segno di volermelo restituire. Alla fine intervenne il nostro driver, ci discusse un po’ in swahili e la poliziotta finì per tranquillizzarsi, restituendomi il passaporto. Per qualche attimo immaginai con terrore come sarebbe stato passare una notte in una prigione tanzaniana (stile Bridget Jones in Thailandia nel secondo film della saga…).

Savana 2

Insomma, tutto è bene quel che finisce bene. E il giorno seguente, io, Paola e Christian partimmo alla volta del Tarangire National Park, dove avremmo trascorso un paio di giorni ad esplorare la savana. Le mie aspettative al riguardo non furono deluse: i paesaggi erano mozzafiato, la natura sconfinata, e gli animali erano così simili ai personaggi che avevo imparato ad amare ne Il Re Leone da provocare in me svariate ondate di entusiasmo infantile. La prima sera, dopo aver visto un tramonto indimenticabile dalla terrazza panoramica ed aver fatto una cena bella abbondante, ci ritirammo prestissimo nelle nostre rispettive tende per la notte, volendo sfruttare l’indomani appieno. Nel cuore della notte, però, mi svegliai: sentivo degli strani fruscii sul lato della tenda di fianco al mio letto, ma non ci feci molto caso. La sera prima avevo visto delle scimmiette lì attorno, quindi immaginai fossero quelle, e mi riaddormentai quasi subito. Peccato che, uscendo dalla tenda per andare a fare colazione il mattino dopo, vidi una mandria di elefanti stazionati nel retro del lodge! Paola, con aria un po’ assonnata, mi accolse chiedendomi se per caso avessi sentito il passaggio degli elefanti tra le nostre due tende durante la notte. Ad oggi, RINGRAZIO IL CIELO di non essermi accorta di quello che stava succedendo, altrimenti – se anche non spiaccicata dagli elefanti – sarei senz’altro stincata di paura.

Savana 3

Superato lo shock, alle 7.30 eravamo già in macchina e iniziammo il nostro safari. A parte la continua lotta con le insopportabili mosche tze-tze, fu un’esperienza davvero magica. Riuscimmo a vedere giraffe, zebre, facoceri, manguste (come Timon, per intenderci…), impala (una specie di cerbiatto africano), cicogne, aquile, scimmie, uccellini di tutti i colori, TANTISSIMI elefanti (compresi una marea di cucciolini adorabili) e anche alcune leonesse, magrissime, con un leoncino. Arrivai a sera con gli occhi “pieni”, tanto che scrivendo un’email alla mia famiglia commentavo:

Da quando sono partita per il mio viaggio, mi sembra ogni giorno di “bere” con gli occhi una quantità enorme di immagini, che spero tanto di non dimenticare troppo presto! 🙂

E pensare che ero solo all’inizio del mio viaggio. Per quanto provassi ad immaginare e a fantasticare su quello che mi attendeva nei mesi seguenti, a posteriori posso dire che mai mi avvicinai davvero a quello che sarebbe stato, a quello che avrei visto e provato. Come si dice, a volte la realtà supera davvero la fantasia…

Italian 20-something living and dreaming in London. Literature geek, film fanatic, social media enthusiast and incurable feminist.