Maggie in Londonland: Nuove abitudini (piacevoli)

Maggie in Londonland: Nuove abitudini (piacevoli)

Maggie in LondonlandNon troppo tempo fa, ho speso qualche centinaia di parole, qui su Angry Italian, per descrivere alcune abitudini irritanti che ho assunto da quando vivo a Londra. Dall’ossessione per il porridge a quella per i pagamenti con carta di credito, l’attuale me ha mille vezzi di cui la Maggie-pre-London avrebbe riso di gusto. A pensarci un po’, però, mi sono resa conto che la città… (ehm… Londra non ha un nomignolo? Tipo Big Apple o Ville Lumière? Bisognerebbe provvedere…) mi ha anche inculcato diverse abitudini piacevoli, o se non altro positive. Vero, molte derivano da quella generale “politeness” così tipica degli inglesi, quella capacità di dire “Please” e “Thank You” 417 volte nel giro dei 3 minuti che servono per ordinare e ritirare un caffè da Starbucks. Ma c’è anche ben altro…

1. ‘Bless you!’
C’è un brano ne “Le confessioni di un italiano” di Ippolito Nievo che descrive alla perfezione il mio atteggiamento nei confronti degli starnuti:

I complimenti ricevuti dal Conte nella fausta occasione de’ suoi sternuti mi erano sempre stati cagione d’invidia fin da piccino; perché mi pareva che una persona a cui si auguravano tante belle cose dovesse essere di grande rilievo e di un merito infinito. Andando poi innanzi nella vita corressi questa mia strana opinione; ma in quello che spetta al sentimento, non posso sternutire anche adesso in pace, senzaché non mi brulichi dentro un certo desiderio d’udirmi augurare lunga vita e felicità da una moltitudine di voci.

Lasciando stare la servile riverenza, è proprio una questione di attenzione a me e al mio momentaneo malanno. E finalmente, da quando sono a Londra, il sogno si è avverato. Raramente, a un mio starnuto in luogo pubblico, non segue un “Bless you” – sussurrato o tonante – di qualche sconosciuto che mi sta attorno. Come conseguenza, anche io ho iniziato a mettere in atto questo piccolo gesto di gentilezza nei confronti degli altri. Addirittura, ci sono volte in cui – annoiata dalle mie letture mattutine o stanca di ascoltare la solita playlist sul telefono – mi guardo attorno nel vagone della metro, con ansia, nella speranza che qualcuno starnutisca e io possa incrociarne lo sguardo, lacrimante e grato per il mio bisbigliato “Bless you!”.

2. Il brunch
Si dice che gli inglesi non se ne intendano di cucina. Si dice che non siano educati al gusto, né alla raffinatezza culinaria. Eppure, se così fosse, come spiegare la geniale invenzione del BRUNCH e della colazione all’inglese? E qui non si sta parlando di due uova fritte stracotte e di 4 fagioli in salsa ketchup… qui si parla di Eggs Benedict (o Royale, se preferite il salmone al bacon) con uova in camicia cotte a puntino e incastonate in grotte di soffice pane inglese, si parla di hollandaise sauce densa e “limonosa” al punto giusto, di salsicce croccanti e speziate in grado di assorbire, col loro grasso, tutti i residui alcolici della sera prima. Insomma, piccole meraviglie culinarie in grado di convincere a vedere i tuoi amici anche nella più grigia delle domeniche, anche nel più nauseabondo degli hangover.

Brunch

3. Mezzi pubblici, in sicurezza.
Tralasciamo pure gli incredibili vantaggi economici derivanti dal non dover pagare bollo, Assicurazione, benzina ed Ecopass. Sorvoliamo, per un attimo, anche sull’innegabile portata ecologica del poter scorrazzare tutto il giorno su bus e metro sempre puntuali. Rimane ancora una ragione per cui ricorrere ai mezzi pubblici come tipologia primaria di spostamento urbano è una gran figata. Eh già, niente rischio di sedersi al volante ubriachi e mettere a repentaglio la vita di chi sale in macchina con noi, o ci guida attorno. Certo, le probabilità di abbioccarsi sul night bus e risvegliarsi, alle 3 del mattino e con il telefono completamente scarico, in una zona depressa del West Essex sono alte. Ma sempre meglio che finire spappolati in Tangenziale.

4. Friendly come un lord
Sarà che lavorare in hospitality ti segna la vita per sempre. Sarà che la gentilezza, checché se ne dica, è ben più contagiosa della stronzaggine. Risultato, da quando vivo a Londra ho imparato a scambiare “niceties” e sorrisi con chiunque incroci il mio cammino, e si dimostri anche solo un po’ ben disposto. Dall’ “How are you” de rigeur quando si entra in un negozio al “Thank you so much, you’ve been really helpful” alla tizia del customer care della Virgin Media, le mie giornate sono ora puntellate da mini-gesti, ricevuti e dimostrati, di sorridente cortesia. Una gioia per l’animo, credetemi…

Reusable bag

5. Sacchetto di plastica? Ma anche no…
Ok, full disclosure qui. Prima di trasferirmi a Londra vivevo ancora a casa con mammà e papà. Il che significa che i miei compiti casalinghi fossero alquanto ridotti in confronto alla situazione di indipendenza attuale. In particolare, raramente mi capitava di andare a fare la spesa per tutta la famiglia. Di conseguenza, nessun rimorso di coscienza o problema logistico sul come disporre dei numerosi sacchetti di plastica necessari a trasportare le cibarie dal super a casa. Da quando vivo a Londra, invece, sono diventata molto più attenta al riguardo. Come si dice, “I learnt it the hard way”… Avendo una tendenza – non diagnosticata – all’hoarding compulsivo, tendo a non voler buttare via mai niente. E i sacchetti della spesa in UK sono gratis. Risultato: dopo 1 mese e mezzo, la mia camera londinese era occupata da borse arancioni di Sainsbury’s e trasparenti di Tesco. La soluzione? Una fantastica borsetta di tela, che ora mi porto sempre dietro. Risolve egregiamente il problema dei sacchetti con il plus di farmi sentire tanto eco-friendly, e chic.

6. Mangiar da soli, senza vergogna.
Avete presente quando, in visita in Italia, decidete di regalare un’ora di pace a voi stessi e andate a pranzare, da soli, al ristorantino all’angolo che fa i tagliolini alla carbonara che sono una meraviglia…? No? Esatto. Nel Belpaese le gioie dei pasti in solitaria, del gustarsi un piatto – e un momento – in pace sono sconosciute ai più. Niente di male a Londra, una città che molti chiamano individualista, ma che ha il meraviglioso vantaggio di lasciarti fare quel cavolo che ti pare, senza mai giudicare.

Italian 20-something living and dreaming in London. Literature geek, film fanatic, social media enthusiast and incurable feminist.