Maggie in Londonland: Speciale Brexit

Maggie in Londonland: Speciale Brexit

Maggie in LondonlandIl 23 giugno 2016 il popolo britannico andrà al voto. Sul piatto referendario, la decisione se rimanere o meno nell’Unione Europea. Da cittadina italiana a Londra, ho deciso di scrivere una lettera aperta al popolo di Sua Maestà per cercare di convincerli a rimanere nel club di Bruxelles. Tra meno di due settimane si vedrà se il mio appello è stato ascoltato…

Dear British people,

Mi piacete un sacco. Da sempre. Tipo che quando mi sono trasferita a Londra tre anni e mezzo fa, è stato amore a prima vista. Tutti i vostri “thank you”s, la vostra passione per il tè, il modo adorabile in cui pronunciate le parole italiane, davvero, I like you a lot. Mi sono messa persino a scrivere una rubrica sulla mia vita a Londra per gridare al mondo quanto siate importanti per me.

Ma negli ultimi mesi, porcaccia la vacca, avete iniziato a farmi preoccupare. Eh sì, perché tra quel buontempone di Boris Johnson che è diventato il volto principale della campagna pro Brexit e Nigel Farage, prode Salvini d’Oltremanica, che profetizza stupri di massa se non si chiudono le frontiere al più presto, sembra che la partita sia più aperta di quanto io – e le centinaia di migliaia di immigrati europei che come me vivono in UK – avrei sperato.

Ironia della sorte, il giorno in cui si vota, il 23 giugno, è pure il mio compleanno. Il referendum che potrebbe determinare le mie scelte di vita future cade proprio nel giorno del mio 27° natale. C’mon belli, fatemelo ‘sto regalo. Dite no alla Brexit, rimanete con noi.

Che poi, mica è solo questione di egoismo. Cioè, per carità, dopo tre anni e mezzo qui, voglia di tirare su i proverbiali “baracca e burattini” e tornare a Monza proprio non ce n’ho, ma io lo dico anche per voi. La lista di motivi per cui dovreste rimanere in Europa è alquanto lunga. Per esempio, lo sapete che gli immigrati europei rendono più di quanto costino? Eh sì, paghiamo più tasse di quanti benefits richiediamo.

Lo so che a molti di voi la questione sta a cuore, tant’è che avete mandato in tilt il sito per la registrazione al voto l’altra sera, proprio nelle ultime due ore prima del termine. Grazie al cielo vi siete messi d’accordo in Parlamento e avete riaperto il sito per un paio di giorni extra, ma alla fin fine quello che conta è QUALE CROCETTA metterete al momento della verità.

Per dirla con le parole di Mr Cameron (una delle rare volte in cui citarlo non mi provoca l’orticaria), ‘Una GB fuori dall’UE è una GB meno ricca e meno sicura’. Jeremy Corbyn, il capo del Labour Party che si potrebbe descrivere come un British Cofferati, è anche lui dell’idea di rimanere, ma i motivi che adduce tirano in mezzo questioni di diritti dei lavoratori, riscaldamento globale e protezione dell’ambiente.

Tutti i giornali parlano di come l’economia britannica rischierebbe di finire nei casini se decideste di tagliare la corda. Ma una cosa che non viene mai citata è il taglio netto ai consumi che si avrebbe se rispedite tutti gli europei a casa loro. Avete presente le ore e la quantità di £££ spesi da amici e parenti di immigrati in visita nei negozi inglesi? Considerando solo i kg di vestiti acquistati da Primark e gli snack consumati da Pret a Manger, si mette a rischio un buon punto di GDP.

Che poi, se ci pensate bene, in EU mica vi si tratta così male. Per come la vedo io, c’è sempre un certo riguardo per il Made in UK. Con Germania e Francia siete un po’ i cool kids di turno, quelli coi genitori benestanti che bulleggiano tranquillamente i compagni del Sud, tanto abbronzati e casinari quanto porelli.

Altro motivo da non sottovalutare: sapete che sbatta rinegoziare trattati commerciali individuali con TUTTI I PAESI DEL MONDO? In media, si impiegano 28 mesi a negoziare un trattato commerciale. Fate il calcolo: (28 Mesi) x (Tutti i paesi del mondo) = (Un botto di tempo). Già quello per me è un deterrente mica da poco… 

Insomma, ladies & gentlemen, io credo in voi. Non fatecela ‘sta carognata, per favore. E se il 23 giugno mi troverete sorridente davanti a qualche stazione elettorale che vi imploro di votare ‘in’, non prendetevela a male. Non è solo perché mi fa comodo, ma anche perché vi voglio bene e voglio il meglio per voi.

Yours sincerely,
Maggie in Londonland

Italian 20-something living and dreaming in London. Literature geek, film fanatic, social media enthusiast and incurable feminist.