Maggie in Londonland: Una lettera d'amore, in 7 punti

Maggie in Londonland: Una lettera d’amore, in 7 punti

Aneddoti in ordine sparso di un’italiana a Londra

Maggie in Londonland

Ormai sono tre anni e otto mesi. Tre anni e otto mesi da quando ho deciso di lasciare la mia bella – per quanto noiosa – Brianza alla volta di Londra. Tre anni e otto mesi in cui ho avuto modo di innamorarmi, lentamente ed inesorabilmente, della città. E come tutti gli innamorati, non mi piace che si parli troppo male dell’oggetto del mio amore; ovvio, anche io ne vedo i difetti più lampanti, ma quando qualcuno – in visita, o emigrato come me – inizia a criticarla apertamente, un po’ mi dispiace. Le lamentele sono sempre le stesse: troppa gente, ovunque. Tutto troppo caro, dal caffè all’affitto (“Con quello che spendo per una catapecchia in zona 6 in Italia c’avrei il villone”). Poiché io, di Londra, non mi sono ancora stufata, ho deciso di scriverle una lettera d’amore, in 7 punti, elencando alcune delle cose che la rendono così unica ai miei occhi…

1. L’altro giorno ero in ufficio (quello che può essere descritto, in modo un po’ altisonante, un “incubatore per startup”), e mi guardavo intorno. Alla mia destra, il mio capo: iraniano cresciuto in Svezia, poi trasferitosi in UK, sposato ad una donna norvegese, i suoi bimbi parlano tre lingue come se fosse una cosa normalissima. Alla mia sinistra, un ragazzo che non ha neanche trent’anni, di famiglia greca e italiana, vive a Londra da anni e ha lanciato la sua startup con un socio inglese. Poi una marea di francesi, italiani, qualche spagnolo e americano. No, non è una barzelletta che gioca su stereotipi razzisti, ma semplicemente un caso esemplare del mix di culture, lingue, storie di vita a cui si è esposti vivendo a Londra. Una città in cui, nonostante l’islamofobia che imperversa in tutta Europa, viene eletto un sindaco musulmano perché la religione in cui è nato non è l’unica cosa che la gente prende in considerazione. Ditemi, come si fa a non amare un posto del genere?

2. Nel suo modo silenzioso e affrettato, Londra è accogliente. Certo, tutti sembrano eccessivamente di fretta (ma dove state andando?!) e nessuno ti guarda negli occhi, ma proprio perché quasi tutti quelli che ci vivono sono stati “estranei” alla città, in un momento o in un altro, nessuno si sente mai davvero fuori posto. Londra mi ha fatto sentire a casa dal primo giorno.

3. Per caso stasera vuoi andare a teatro? Nessun problema. Sabato un giretto in un museo famoso in tutto il mondo? Non c’è che da chiederlo. Cinema in cima al tetto di un grattacielo? Se non piove, con piacere. Discoteca silenziosa? Party raggae? Drum ’n base? Show di cabarettisti? Qualunque cosa uno voglia fare a Londra – non importa quanto strana o di nicchia  – quella cosa c’è. Poi che si decida di non fare NIENTE e passare la serata in modalità maratona Netflix e copertina, beh, quello è un altro discorso. Ma semplicemente avere la POSSIBILITÀ di fare qualunque cosa passi per la testa è elettrizzante!

4. Provate ad immaginare Londra senza la sua iconica metropolitana. Ecco, appunto. Ogni giorno, milioni di persone se ne servono per vivere ed esplorare la città, per andare e tornare dal lavoro, per uscire a fare quelle cose tanto eccitanti di cui sopra. Come un gigante ingranaggio sotterraneo, la tube è il cuore pulsante di Londra, in grado di collegare in poche manciate di minuti mondi che sembrano lontani anni luce. Avventurarmi nell’Underground durante l’ora di punta mi ispira sempre un duplice senso di libertà e insignificanza: così tanta vita intorno a me, e anche io sono parte del flusso inesauribile. Ad una condizione, però: sulle scale mobili, sempre stare sulla destra.

5. È giunta l’ora di sfatare quel mito assurdo per cui a Londra si mangia male. Forse era così vent’anni fa, ma adesso nella capitale inglese si mangia che è una favola. E come per le cose da fare, le possibilità sono infinite. Tutte le cucine del mondo, tutte le fasce di prezzo possibili ed immaginabili (ok, tutte tranne “supereconomico”). E se per caso non si è in vena di uscire a mangiare, si può trovare qualunque tipo di prodotto al supermercato. Pasto casereccio coi fiocchi, assicurato!

6. Ogni martedì mattina, arrivo alla mia stazione della metropolitana con il sorriso. Ogni martedì mattina, afferro la copia del giornale gratuito che un ometto dall’aria simpatica in pettorina rossa mi porge. Ogni martedì mattina, leggo TimeOut. Tra le tante cose che questa rivista mi ha insegnato, le mie preferite sono:

  •  Il corretto spelling di una serie di parole pseudoslang che avevo solo sentito pronunciare
  • Il modo migliore per esprimere il proprio amore denigratorio e spesso rabbioso (soprattutto contro i prezzi dell’affitto, del caffè, delle pinte di birra) per Londra
  • La tecnica sopraffina di scrivere “listicoli” memorabili dedicati a Londra, come quello che state leggendo in questo istante.

7. Arrivati all’ultimo punto della lista ci si può permettere un po’ di romanticismo da cartolina… e lodare una caratteristica ESTETICA del proprio innamorato. Nel caso di Londra, ho scelto Southbank al tramonto. Quella camminata – specialmente se fatta al crepuscolo – dal Tower Bridge fino a Westminster ha un che di magico e indimenticabile. Mi sorprende sempre, con il Tamigi che scorre di lì a due passi (a volte sonnacchioso, a volte impetuoso), i cantanti di strada che strimpellano, i turisti incantati che si mischiano ai bankers della City, tutti a sorseggiare pinte come se non ci fosse un domani. Amore a prima, seconda, ennesima vista…

Italian 20-something living and dreaming in London. Literature geek, film fanatic, social media enthusiast and incurable feminist.