Maggie in Londonland: Ubriachi del venerdì sera

Maggie in Londonland: Ubriachi del venerdì sera

Aneddoti in ordine sparso di un’italiana a Londra.

Maggie in Londonland

Avete mai sentito quel detto per cui gli svedesi sono come bottiglie di ketchup mezze vuote? Riservati e discreti, parlano poco della propria vita e dei propri sentimenti, nonostante l’insistenza di chi hanno di fronte. Un po’ come una bottiglia di ketchup che, per quanto uno batta e ribatta sul fondo, non fa uscire niente. Questo finché non arriva la botta giusta – ossia, fuor di metafora, una dose ingente di alcol – ed ecco uscire un fiume imponente e travolgente di ketchup, ehm, parole… A voler cercare una metafora simile per gli inglesi e l’assunzione di alcol verrebbe in mente un palloncino ad elio. L’involucro plasticoso è un po’ moscetto all’inizio, ma basta una pompatina di elio per farlo rinvigorire. Ovviamente, di solito non ci si ferma a metà con l’inserzione di gas… e il palloncino si gonfia, si gonfia, spingendo in modo sempre più potente verso l’alto, finché… finché una pompata di elio di troppo non fa oltrepassare il limite di sopportazione del povero palloncino. Quello in un secondo scoppia, senza neanche rendersene conto, e si ritrova lacerato e moscio, abbandonato per terra.

Girare per i pub della City un venerdì sera qualunque verso le sette è un’esperienza difficile da descrivere a chi non l’abbia mai vissuta in prima persona. Frotte di londinesi – nativi o d’adozione, poco importa, il comportamento in questi casi è tremendamente omologato – si riversano sui marciapiedi fuori dai pub. Pinta alla mano e pensieri momentaneamente lontani dal lavoro, emanano una volontà di evasione così assoluta da suscitare stupore ammirato in chi li osserva dall’esterno. La combinazione letale di liquidi alcolici ingeriti, adrenalina da inizio weekend (adrenalina alquanto irrazionale considerando che, per la maggior parte di noi, le 48 ore del weekend sono solitamente spese in posizione orizzontale, laptop in grembo e Netflix a ciclo continuo) e mancanza di cibo nello stomaco (se non si considerano quelle due o tre patatine rubate all’amico previdente che a un certo punto della serata sente il bisogno di frenare, anche se per poco, la tendenza ascendente di unità alcoliche in corpo) fanno sì che, nel giro di tre ore o poco più, la maggior parte dei londinesi si ritrovino sulla via di casa, ciondolanti, stanchi, sconsolati e, a voler portare avanti il paragone iniziale, ‘sgonfi’.

Una tassonomia esaustiva delle tipologie degli sbronzi del dopolavoro londinese meriterebbe molto più tempo e dedizione. A titolo di esempio, ho voluto concentrarmi su tre categorie, e analizzare sbrigativamente come il loro atteggiamento – verso la vita e verso gli altri esseri umani – cambi nel corso della serata.

1. Gli ubriachi responsabili

From passitonfromthemill’s Flickr http://bit.ly/1ECZagw

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E’ una specie meno rara di quanto si possa pensare. L’ubriaco (o la meno frequente ubriaca) responsabile parte in quarta, fa il brillante offrendo pinte a destra e a manca, e talvolta intona anche il celebre urlo di guerra: ‘Shot! Shot! Shot!’. Flirta a caso, ma senza intenzioni serie, e preferisce gli sconosciuti, conservando un barlume di buon senso ed evitando di interagire troppo con colleghi e  superiori.  Chi lo vedo da fuori pensa potrebbe andare avanti tutta la notte, e invece… invece, a un certo punto, l’ubriaco responsabile si ravvede. Saluta tutti in fretta e furia verso le 11, e si dirige a passo spedito verso casa. Non è infrequente scorgerlo abbracciato ad un box straunto – e ormai vuoto – di Chicken Cottage, che dormicchia sulla tube, sconsolato ma chiaramente fiero di non aver dato eccessivo spettacolo di sé.

2. I calorosi

From banoootah_qtr’s Flickr http://bit.ly/1EJSr5W

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Gli esseri femminili di questa specie sono quelli che destano maggior stupore tra i turisti, soprattutto mediterranei. Sapete bene di chi sto parlando… quelle tipelle che, nonostante gli zero gradi e le folate di vento artico, escono in pantaloncini, sandaletto e magliettina, o quei nerboruti omaccioni – per lo più antipodiani – che sfidano gli elementi a colpi di infradito e tank tops anche a gennaio. Come se portarsi dietro un cappotto per tutta la sera o dover pagare le 3 sterline del guardaroba fosse il peggior affronto che si possa immaginare, i/le calorosi/e devono necessariamente ingerire una dose estrema di alcol per poter sopportare la condizione inadeguata di protezione dalle intemperie. Questo stato di cose determina che finiscano la serata sull’orlo del coma etilico, saltando sul primo black cab che passa pur di schermarsi dai geloni che avanzano.

3. I senza fondo

From J Mark Dodds’s Flickr http://bit.ly/1EJSzCh

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Beh, i senza fondo sono i miei preferiti, e hanno bisogno di poche spiegazioni. A loro non importa degli hangover, dei colpi di accetta al conto in banca o del pranzo dalla zia Margery che ci tiene tanto che il suo nipote preferito la vada a trovare la mattina presto ogni sabato. I Senza Fondo vivono per il carpe diem, professano la filosofia YOLO e hanno bisogno solo di qualche sorsata di birra per tornare ad amare la vita, e il prossimo. La parola ‘fine’ non esiste nel loro vocabolario. Solitamente si possono scorgere il sabato mattina all’alba, addormentati ad una fermata dell’autobus con la camicia fuori dai pantaloni o la scarpa col tacco ormai abbandonata a mezzo metro di distanza, una bottiglia di vodka ancora tra le braccia, e un sorriso soddisfatto – per quanto ebete – stampato sul volto.

 

Italian 20-something living and dreaming in London. Literature geek, film fanatic, social media enthusiast and incurable feminist.