Maggie in Londonland: Le 8 cose che mancano di casa

Maggie in Londonland: Le 8 cose che mancano di casa

Aneddoti in ordine sparso di un’italiana a Londra.

Maggie in LondonlandCome migliaia di miei connazionali espatriati, a Natale sono tornata a casa. Ok, dopo tre anni anche Londra ormai è un po’ home, ma non è casa nello stesso modo in cui lo è la bella Monza, gioiello brianzolo di benessere e spocchiosità in cui sono nata e cresciuta. Come sempre, dopo aver trascorso dieci giorni nella bambagia famigliare, ci si mette un po’ a riabituarsi alla vita più “adulta” d’oltremanica. Certo, checché ne dicano alcuni miei amici increduli (“Ma come fai a vivere a Londra? Col tempo che c’è, il casino, i prezzi…”), Londra è una figata. Però stanca, e ci sono otto cose in particolare di cui si sente la mancanza rispetto a casa…

1. Il bidè
No, non è un cliché. Il senso di piacevole frescura che ti lascia un bel risciacquo intimo al momento giusto non ha paragoni. E ok che a Londra si possono usare le salviettine umide della Andrex, o se proprio c’è necessità si può persino usare la cornetta della doccia, ma non prendiamoci in giro. Non è la stessa cosa. Se mi dicessero: “Ti installiamo un bidè in casa a Londra, ma non puoi più mangiare fish and chips per il resto della vita, non avrei dubbi”. Lunga vita al bidè…

2. Il dottore /farmacista /dentista /ginecologo /astrologo che ti conosce da quando sei nato/a
C’è un che di estremamente rassicurante nel farsi visitare da qualcuno che ti conosce da quando eri praticamente in fasce. Qualcuno che non ha bisogno di farti un’anamnesi completa ogni volta che vai a farti dare la ricetta per l’antibiotico (magari si confonde un attimo tra le malattie passate tue e di tua sorella, ma poco importa…). Qualcuno che ti dice di “Salutare tanto mamma e papà” prima che te ne vada. Qualcuno a cui non ti sogneresti mai di confessare malattie imbarazzanti…

3. I pranzi dalla nonna
A casa di mia nonna, i pranzi del sabato sono un evento importante. Banchetti di sette portate che comprendono varietà culinarie disparate. Antipasti mari e monti, tris di primi, cotolette impanate che chiamarle orecchie di elefante non è un’iperbole ma una planimetria più che accurata. E poi i contorni di verdure, il gorgonzola sui crostini a fine pasto (come io e i miei cugini non ci smettiamo mai di ripetere, “la boca non l’è straca se non la sa minga de vaca…”), la frutta (questa sconosciuta a Londra…), i cioccolatini, il caffè del nonno preparato con la macchinetta a pressione degli anni ’60 che non sfigurerebbe in un qualunque Museo del ‘900, ma che fa ancora il caffè più buono della storia, il Braulio per finire in bellezza. Una gioia per i sensi e per lo spirito, se non per i livelli di colesterolo.

4. Il letto con le lenzuola pulite e profumate
Uno dei piaceri della vita, a mio modestissimo parere, è infilarsi in un bel letto fresco di bucato, rifatto alla perfezione, con le lenzuola tirate che manco al militare. E questo lusso è uno dei più piacevoli del tornare a casa. Ciò che mi lascia senza parole sono soprattutto le lenzuola le quali, magicamente, non fanno mai in tempo a diventare un po’ croccanti: appena il rischio si avvicina, vengono immediatamente sostituite. Altro che le mie tirate londinesi di 3-6 settimane (giusto per federe e coprimaterasso, che per il copripiumone si può andare avanti anche per otto settimane facili).

5. Le trashate alla TV
Vero, vero, il trash britannico è rinomato in tutto il mondo. Dal The Only Way Is Essex al più sottile Goggle Box, la quantità di cagate trasmesse in tv non dovrebbe far sentire la mancanza della televisione spazzatura nostrana. Eppure, eppure non è così. C’è un’unicità culturale, un senso di appartenenza e repulsione che solo i programmi della Maria de Filippi o l’ormai quindicennale Grande Fratello sanno regalare. Per i nostalgici, i programmi tradizionali sono il non plus ultra (magari qualche bella replica di una puntata di “Ciao Darwin” dei primi anni 2000 su qualche canale nascosto del digitale terrestre), ma io so apprezzare anche le trashate innovative, seppur d’importazione. Tipo il fantastico “Temptation Island”, perla di minchionaggine scoperta quasi per caso la scorsa estate.

6. L’espresso al bar a 1€
Non sono una maniaca del caffè. Se è un po’ amaro e mi dà una svegliata, per me va bene così. Però, nonostante la mia rilassatezza in materia, mi girano le scatole in modo assurdo quando devo sborsare £2 facili per un espresso un po’ bruciacchiato nella catena di coffee shops di turno (che poi se lo vuoi macchiato te lo fan pagare pure di più… come chiamarla, se non mancanza totale di classe?). Quindi, quando sono a casa, faccio il pieno di espressi al bancone del bar, rigorosamente con la macchia, e magari anche col cioccolatino sul piattino. Tutta energia che serve per sopportare l’estenuante tour de force che caratterizza i giorni che precedono il Natale.

7. La birretta con gli amici senza bisogno di sfasciarsi a schifio
A Londra si sta bene, ma si beve troppo. A causa della regola non scritta del “this is my round” e dell’atavico senso di equità britannico, già se si è al pub in due si finisce a scolarsi minimo minimo un litro di birra a serata. A casa, questo non succede. O meglio, non è stabilito a priori che debba succedere. Puoi uscire a far due chiacchiere con Pinuccia e Rinella che non vedi dall’estate di maturità quando siete andate – lo sa Dio perché – a Lloret de Mar, ma non c’è bisogno di tornare a casa sui gomiti con l’hangover che manco il pranzo ipercalorico dalla nonna può aiutare a placare. Un bicchiere di vino – magari anche piccolo – è accettabilissimo.

8. Il profumo inconfondibile della propria casa
Si dice che l’olfatto sia il senso più primordiale che abbiamo, quello che conserva i ricordi più a lungo. La sensazione che provo ogni volta che rimetto piede a casa mia dopo qualche mese di assenza ne è la prova provata. Che poi, non si deve trattare di un profumo necessariamente BUONO in senso assoluto: conosco gente che ha la casa che sa perennemente di verze perché il padre è ghiotto di cassoeula, eppure a loro sembra l’odore migliore del mondo. È l’odore di casa, degli infiniti pomeriggi passati in casa a fare i compiti, delle prime mattine di vacanza a giugno, delle feste comandate, delle giornate a casa da scuola con l’influenza, delle serate sul divano davanti alla tv (magari a guardare una trashata di cui sopra) e di mille altri ricordi.

Italian 20-something living and dreaming in London. Literature geek, film fanatic, social media enthusiast and incurable feminist.