Maggie In Londonland: Buskers

Maggie In Londonland: Buskers

Aneddoti in ordine sparso di un’italiana a Londra.

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La tube di Londra non è certo nota per essere un luogo accogliente, specialmente durante l’ora di punta. La tanto detestata – almeno da me – Rush Hour conta una percentuale di processi di alienazione à la 1984. Tuttavia, c’è un’esperienza che non avrebbe lo stesso impatto emotivo in nessun altro luogo. Immaginate con me. Sono le sei di sera di un normale, uggioso, triste lunedì di metà novembre. Sto entrando nella stazione della metropolitana (una qualsiasi delle più trafficate… diciamo Piccadilly Circus? O Liverpool St?)… stanca, nervosa, con gli auricolari nelle orecchie anche se la batteria del telefono è morta già dalle 3 di pomeriggio, non vedo l’ora di arrivare a casa. Già sogno il divano su cui mi stenderò con un bel bicchiere di vino rosso a guardare l’ultima puntata di Made In Chelsea (guilty pleasure, anyone?) .  Ecco che, all’improvviso, vengo inondata da una musica dolce, celestiale. No, non è un sogno: si tratta proprio di una versione acustica di ‘We Found Love’ di Rihanna, suonata e cantata in modo struggente da un busker bello come il sole, un figo alto due metri che – potrei scommetterci – è un antipodiano appena sbarcato a Londra dopo sei mesi di backpacking hardcore in Laos e Cambogia. Una melodia così coinvolgente da far rinascere in me la speranza: yes, I, too, could  find ‘love in a hopeless place’! Alzo lo sguardo, lo sposto sull’altra scala mobile – quella che sale mentre io scendo verso l’abisso. Prima che la parte conscia di me stessa se ne renda conto, mi metto a lanciare sguardi ammiccanti a uomini d’affari con le guance arrossate e le scarpe sempre troppo a punta. Loro, purtroppo, non sembrano notarmi, concentrati come sono sullo schermo dell’iPhone 6. Niente da fare. Addio Rihanna. Addio sogni d’amore e di gloria. Ma grazie bel musicista di strada che mi hai regalato un inaspettato sogno ad occhi aperti. Hai trasformato un hopeless place in un mare di possibilità, spingendomi persino a violare la regola fondamentale della tube: mai incrociare lo sguardo di un altro essere vivente, per nessun motivo.

Così, d’istinto, si potrebbe pensare che i buskers nella tube di Londra siano anime generose che iniziano ad esibirsi quando ne sentono il bisogno, noncuranti del dove, del come, o del quando. Bell’idea romantica, ma un po’ ‘na cagata. La verità è molto più burocratica, ma non per questo meno avvincente.

Ormai saper strimpellare una chitarra non basta per avere il diritto di esibirsi nella tube. Oh no, c’è bisogno di una licenza specifica, che si può ottenere solo vincendo una specie di X Factor per hipsters, in vigore da ormai 11 anni. Le ‘audizioni’ per le licenze si tengono ciclicamente (mi dispiace ragazzi, mentre scrivo sono chiuse, ma nel 2015 potrebbero riaprire). Per prima cosa, dovreste presentare una domanda specifica, corredata da una proposta di scaletta. Se è tutto in regola, si passa alla fase successiva: un colloquio ‘informale’ per capire meglio – testualmente – ‘la  vostra personalità e le ragioni per cui avetei fatto domanda’. Finalmente, l’audizione, davanti a una commissione di tre giudici emeriti (professionisti dell’industria della musica, delegati delle organizzazioni che sponsorizzano il progetto e, alquanto vagamente, ‘individui chiave della scena londinese’… chi questi ultimi possano essere, nessuno sembra saperlo).

Nell’annata 2013-2014 sono state rilasciare solo 276 licenze, benché gli aspiranti buskers fossero migliaia. Purtroppo, anche esibirsi per strada non è semplicissimo. Se volete emulare Newton Faulkner, Eric Clapton o Simon & Garfunkel – tra i buskers londinesi più illustri – fatevi un giro a Camden. Il borough più variopinto di North London è infatti l’unico della città dove esibirsi senza licenza non è reato. In tutti gli altri, c’è bisogno di passare per la burocrazia, e nel caso della City of London, non c’è patentino che tenga. Multe e sanzioni per chi osi accelerare il battito al cuore della capitale.

Italian 20-something living and dreaming in London. Literature geek, film fanatic, social media enthusiast and incurable feminist.