Net Neutrality: croce e delizia del XXI secolo

Net Neutrality: croce e delizia del XXI secolo

“Nel futuro, ognuno sarà famoso per 15 minuti”. Andy Warhol vedeva così gli anni che stiamo vivendo, e forse in quel dopoguerra ricco di speranze e di ottimismo, ci aveva anche azzeccato. O forse no. Diciamo che più che altro oggi bastano 15 minuti (o anche meno) di video cosiddetto “virale” per diventare famosi. “Saluta Andonio” piuttosto che “Pen-Pineapple-Apple-Pen” sono la dimostrazione del fatto che bastano un pizzico di simpatia e i digi-testimonial giusti per essere riconosciuti nelle piazze, alle feste, o per avere qualche migliaio di fan; a volte addirittura da qualche video simpatico può nascere una carriera, come quella di Frank Matano, una volta studente universitario con la passione per i cortometraggi scherzosi ed oggi in pianta stabile sul red carpet e negli studi di Cinecittà, quando non è impegnato a fare il giudice di X-factor.

Tutto questo è stato reso possibile grazie ad internet e ad un principio che regola il World Wide Web: la “net neutrality”. In base a questa, il web è nato e deve continuare ad essere un elegante intreccio di cavi che permetta lo scambio di dati in tempo quasi reale tra tutti i dispositivi del mondo in grado di connettervisi, ovunque essi siano e a chiunque appartengano.

Potrei riempire un intero articolo con tutte le definizioni comparse negli anni di “net neutrality”, per chi non l’avesse mai sentita nominare mi limito solo a definirla, in maniera semplicistica (mi scusino i nerd di tutto il mondo), “il principio per cui tutti i pacchetti di dati che vengono immessi sulla rete hanno lo stesso diritto di essere trasmessi senza possibilità di essere riconosciuti in base a mittente o destinatario o a qualunque altra caratteristica”.

Straordinariamente democratica come tutta la filosofia alla base di internet, la net neutrality sembra un principio fin troppo giusto per sopravvivere nel mondo delle lobby, dei poteri forti, delle scie chimiche, dei vaccini killer e del complotto sempre e comunque dietro ogni angolo. Com’è possibile che Rothshild, al secolo il burattinaio del mondo, non possa inviare sulla rete pacchetti prioritari con maggiori diritti rispetto a quelli che io, modesto blogger italiano che scrive a tempo perso dopo una giornata di lavoro, posso inviare dal mio laptop? Sicuramente i potenti del mondo hanno più soldi da investire sulla rete rispetto a me, ma se potessi investire in posizionamento quanto investono la Casa Bianca o il Pentagono, i miei contenuti e i loro avrebbero la stessa visibilità.

Senza questo principio, PiewDiePie venderebbe ancora hamburger, Aranzulla sarebbe un programmatore chiuso in un garage con t-shirt nera di un gruppo musicale macchiata di ketchup e qualche avanzo nei cartoni vecchi di settimane, che si diverte a scrivere righe in “C” o a costruire in CSS il sito web dell’amico che ha un’attività o di quello che vuole il blog con newsletter e live chat (sempre che i blog che non passano da pagine Facebook esistano ancora e non siano solo un retaggio di quel periodo in cui Yahoo Answers aveva preso il posto di Wikipedia come leader del sapere a basso costo).

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La net neutrality, nella stessa misura in cui la democrazia sembra la perfetta forma di governo che non permette iniquità e distinzione tra i cittadini, appare come l’elemento magico che conclude la favola della creazione di internet con le parole “… e vissero tutti felici e connessi”.

In un principio simile sembra difficile trovare il lato negativo, benché ormai il punto debole della democrazia all’ennesima potenza sia sotto gli occhi di tutti e, che sia in rete o al governo, crea situazioni difficili da gestire.

Sto parlando della grande battaglia alle cosiddette “bufale”, le notizie false montate ad hoc da quei siti di informazione fasulla che si rimpinguano i conti correnti a son di click e di grida allo scandalo. Durante la campagna elettorale per l’elezione del 45esimo presidente degli Stati Uniti d’America, un sito nato nell’est Europa ha guadagnato cifre a sei zeri sfornando decine di notizie false su Trump, ovviamente corredate da titoli accattivanti che attirano l’attenzione di chi, tra una dieta miracolosa che i dietologi di tutto il mondo non vogliono svelare e un banner che premia il milionesimo visitatore con un iPhone 8 che deve ancora uscire, scorge la possibilità di scandalizzarsi e tirarsela da superiore con un semplice click sulla frecciolina ricurva disegnata accanto alla scritta “condividi”.

Fake News Net Neutrality

Senza la net neutrality tutto questo non sarebbe possibile, centinaia di gigabyte di notizie false e tendenziose potrebbero essere bloccati sul nascere, identificati come pacchetti di serie B e nascosti al grande pubblico; senza la net neutrality un media digitale potrebbe dover dimostrare con centinaia di caratteristiche la sua affidabilità e il suo diritto a trasmettere pacchetti di serie A; ma senza la net neutrality, chi sarebbe incaricato di scegliere chi ha diritto ai pacchetti di serie A? Siamo sicuri che questa scelta non verrebbe corrotta in nessun caso? Ovviamente no, e questo sarebbe un ulteriore rischio per il quale, forse, vale ancora la pena lasciare che chiunque abbia lo stesso diritto di pubblicare contenuti in rete.

Non sembra di questo avviso il già citato Presidente degli Stati Uniti Donald Trump: tra le nomine che hanno suscitato più di qualche perplessità, spicca agli occhi degli addetti ai lavori quella di Ajit Pai, nuovo numero 1 della Federal Communications Commission, o FCC,, colui che più di tutti si era scagliato contro il principio di net neutrality stilando addirittura una diffida di quest’ultimo in un documento di 67 pagine. Con questo cambio di testa tante cose rischiano di mutare, per lo meno laddove anche il trattato sul clima di Parigi ormai fa parte dei giorni che furono, in quell’America che se per i nostri nonni rappresentava il sogno, per noi e per i nostri figli potrebbe diventare simbolo di chiusura, controllo e protezionismo portati all’estremo.

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Net neutrality sì? Net neutrality no? Il dibattito è più che mai acceso. La libertà di internet è uno dei principi fondamentali dei suoi fondatori, non la si dovrebbe nemmeno discutere; il problema sorge quando internet diventa la principale fonte di informazione mondiale e deve cercare il più possibile di essere vero oltre che libero. L’eccesso di democrazia porta alla confusione, all’ingovernabilità, alla difficoltà di scegliere una notizia di valore da una bufala; c’è bisogno di una norma, equa ma giusta, che senza rompere la net neutrality regolamenti le notizie in rete, aumentandone la qualità senza lederne la libertà. Difficile, come difficile è il mondo di internet; difficile, come è difficile vivere in democrazia; difficile, come è difficile prendere una posizione scomoda nell’epoca in cui chiunque, grazie alla net neutrality, può dire la sua, senza competenze adeguate, e aizzare intere folle per far cadere un governo.