Una coppia diversa dalle altre

Una coppia diversa dalle altre

“Wow”. Ci siamo arrivati: sono mesi che facciamo sesso e finalmente, questa volta, è stato davvero un rapporto fantastico. Forse uno dei migliori della mia vita. Difficilmente si scopre subito l’intesa sessuale quando si inizia a fare sesso con qualcuno. Ma in questo siamo una coppia diversa dalle altre.

Coppia forse è una parola sbagliata. Tralasciando le definizioni di ciò che noi due possiamo essere l’uno per l’altro all’inizio abbiamo cominciato col “fare cose” come dico io: prima di arrivare al sesso “completo” ci siamo dedicati alle altre basi insomma.

-“Ho fame”
-“Davvero?”
-“Non mi permetti di fumare dopo, almeno fammi mangiare!”
-“Effettivamente anche io ho un certo appetito… ho avuto un turno lunghissimo al lavoro”
-“Dobbiamo ordinare una pizza però perché non ho nulla in casa”
-“Che ora è? Le otto e mezza… e se andassimo a mangiare fuori?”

In questo siamo una coppia diversa dalle altre. Non andiamo mai a cena fuori. O a prenderci un caffè insieme. Lui viene da me e al limite mangiamo qualcosa in casa. Tutte le coppie quando iniziano una relazione basata sul sesso difficilmente escono di casa. Però dopo più di quattro mesi il sesso, all’inizio il motore principale, ora non è tutto. Non lo diciamo. Non diciamo che è qualcosa di più di questo. Ma lo è. Sono quelle cose non dette ma che senti. Non è presunzione, è percezione: lo vedo dal modo in cui sorride quando apro la porta di casa e ci vediamo magari dopo più di una settimana. Avverto “qualcosa” quando dopo il sesso rimaniamo fermi per due minuti e ci stringiamo. Sento che le cose sono cambiate anche durante il sesso: il voler dare piacere all’altro, prima era più un pensare a se stessi, e certi sguardi che mi lanci e che fanno più rumore di tutte le urla del mondo. Lo percepisco quando ci vediamo per fare sesso e finiamo poi due ore a parlare sul divano delle nostre giornate senza nemmeno poi spogliarci. E ora andiamo a cena fuori?

 

Quando entriamo nella pizzeria noto un certo imbarazzo da parte sua: forse non sei mai andato a cena con un uomo. Ma questa è una pizzeria di quartiere ed è più piccola di casa mia! L’imbarazzo dopo un po’ scema: non perché ci scoliamo una bella birra. Non bevi, nemmeno io lo faccio. Il che è strano, non sono un alcolista ma esistono persone al mondo che non mi hanno mai visto sobrio. Con te non fumo (perché dici che ti dà fastidio, ma non lo faccio perché non voglio perdere i baci, non per la mia salute o il tuo eventuale malessere) e non bevo. Non mi hai mai visto ubriaco: è un peccato perché ammetto di essere forte da sbronzo ma allo stesso tempo ho bisogno che tu mi veda come un bravo ragazzo. Cazzo di astemio giudicante! Prendo una pizza leggera (non la solita con le patatine, l’uovo e la salsiccia) perché tu sei fissato con la palestra e la salute e io una volta ho vinto una partita a cirulla e considero quell’evento un avvenimento sportivo. Parliamo dei libri che abbiamo letto ultimamente (leggiamo tantissimo noi, che strano dire “noi”) poi parlando di un libro arriviamo a parlare di matrimonio. Ti dico che settimana prossima ho un matrimonio e che alcune cose io le avrei fatte diversamente.
“Perché, come vorresti il tuo matrimonio?” mi chiedi ridendo. Ma poi ci irrigidiamo entrambi. Si sa, parlare di passi così grandi è sempre strano con qualcuno con cui hai una relazione tutt’altro che definita. Ma in questo siamo una coppia diversa dalle altre.

 

“Ora che anche gli uomini possono sposarsi ci hai mai pensato? Avresti sposato uno dei tuoi ex?” mi chiedi, rompendo il silenzio con uno sguardo serio, che non ti ho mai visto. Parlare di ex è strano e inopportuno con qualcuno con cui hai una relazione, di qualunque tipo. Ma in questo siamo una coppia diversa dalle altre.

Ti dico che non ci ho mai davvero pensato di passare il resto della vita con uno degli uomini (ragazzi) con cui sono stato. “È un passo importante, lo avverto come talmente definitivo che sarebbe stato impossibile: nessuno di loro era perfetto per me. Tra di loro non c’era la persona giusta per me” e piombiamo in un altro silenzio carico di pensieri. Io percepisco i tuoi, tu i miei. Tu senti le mie tacite accuse e al contempo la mia domanda: e se fossi tu quello giusto? Io sento le tue scuse: non posso essere quella persona. Mi piace pensare che tu mi stia dicendo: vorrei essere quella persona.

Torniamo all’argomento libri, niente dolce (anoressico e astemio, che fortuna essere a cena con te!) e niente caffè (“Fa male!”, sciocco salutista). Paghiamo, anzi paghi tu perché insisti. Ammetto che sono abituato a non pagare io: sono legato alle tradizione e se poco più di un’ora fa me lo hai messo dietro il minimo che puoi fare è pagare. Non mi aspettavo però di essere fortunato stasera e di riuscire a non sborsare nemmeno un centesimo: e se qualcuno dovesse chiederti perché hai speso 20 euro stasera? Anche in questo siamo una coppia diversa dalle altre.

 

Usciamo dalla pizzeria e mi aspetto di doverci salutare, in maniera fredda, mica manifestiamo affetto o vicinanza in pubblico attraverso il contatto fisico: mai stati così all’aperto insieme quindi so del tuo imbarazzo. Io abito vicino a questa pizzeria e anche se siamo venuti insieme tu abiti dall’altra parte della città e non ti conviene tardare. Mi fermo e sollevo la mano per stringertela e salutarci.

“Vieni dalla moto, dai”. Mi accompagni a casa e durante il tragitto sento l’impulso di stringerti: di solito non lo faccio, mi reggo al bauletto dietro e tengo le braccia addirittura incrociate per evitare il freddo. Ma sta volta sento che è diverso. Anche tu lo senti e nonostante l’essere in pubblico (siamo su una moto che va ai 2 km all’ora) te ne fotti e sposti una mano dal manubrio e la posi su una delle mie mani che è aggrappata al tuo addome. È il gesto più tenero che abbiamo condiviso. In questo siamo una coppia totalmente diversa dalle altre.

 

Scendo dalla moto, mi tolgo il casco e mi aggiusto i capelli con la mano: avrai anche un fisico da urlo ma io ho tanti capelli, alla faccia tua, astemio salutista con pochi capelli. Ti guardo  e penso di farti una battuta sulla tua mancanza di capelli ma vedo che hai una faccia seria. No, non è seria. Hai gli occhi lucidi e sei triste. Non ti avevo mai visto triste. Imbarazzato, preoccupato, in colpa si. Ma triste mai. So cosa sta accadendo. È per questo che mi ha portato a cena? Questo spiega la tenerezza in moto? No. Non sei così machiavellico. Lo hai capito dopo il discorso sui matrimoni. È l’ultima volta che ti vedo. Non perché senti che sia sbagliato quello che facciamo ma perché ci stiamo ferendo inconsapevolmente in realtà. Silenzio. Ti levi il casco. Silenzio. Tu sai che io so cosa sta per accadere. Siamo molto in sintonia coi pensieri. In questo NON siamo una coppia diversa dalle altre.

 

“Grazie di tutto” mi dici.
“Prego” la mia risposta è fredda e secca, sono arrabbiato perché mi cogli alla sprovvista ma so che è la cosa giusta da fare e quindi aggiungo “Ma grazie, di tutto” e queste parole sono cariche davvero di tutto ciò che è successo negli ultimi mesi “Davvero”.
“Voglio che tu abbia questo” e mi dai un anello. Quello che mi piaceva sfiorare quando ti tenevo la mano dopo aver fatto sesso.
“Si dà un anello a qualcuno quando quella persona significa qualcosa, non quando la stai per piantare” dico io sorridendo, in modo amaro, perché non capisco.
“Noi non abbiamo mai avuto speranza o futuro”
Ed è vero, e l’ho sempre saputo. Ma penso anche di non aver significato abbastanza.
“Qualcosa significhi” mi dice, di nuovo, i miei pensieri ti arrivano.

Ho significato qualcosa ma non abbastanza forse. Ma sento che senza dirlo aggiungi: qualcosa significhi, ma non so cosa e scoprirlo sarebbe troppo distruttivo.

Non ha senso restare ancora. La cosa più stupida che potrei fare è dirti di ripensarci. Ma non ha senso. Come potresti fare? A cosa mi condannerei io? Che vita faremmo noi?

Ciao. Ciao. C’è amarezza nei saluti che ci scambiamo, c’è una carrellata di immagini, il come ci siamo conosciuti, il tuo segreto che io vedevo e la mia finta sorpresa la prima volta che hai accettato di vedermi, la prima volta che ci siamo baciati, la tua iniziale rigidità, il mio essere stato il tuo primo ragazzo, la prima volta che abbiamo dormito assieme (per due ore e sei scappato a casa), la volta che nonostante ci fossimo visti per fare sesso abbiamo guardato un film, questa prima e ultima pizza insieme, questo anello. Mi regali un anello e accidenti se siamo una coppia diversa dalle altre.

 

A letto, ricevo il tuo messaggio: “Arrivato a casa, grazie ma anche scusa”. È freddo, lo so. Ma non c’era nulla da dire in più. Per un attimo penso: e se ti avessi conosciuto 5 anni fa? Prima che ti sposassi a 25 anni e mettessi su famiglia sopprimendo la tua attrazione per gli uomini? Saremmo qui, felici? Guardami: sono diventato un bravo ragazzo con te, niente fumo, caffè o cibo spazzatura. Ma poi so che questi pensieri non mi fanno bene. Io non sono un eroe, non è mai stato mio compito salvarti.

 

La gente deve salvarsi da sola, deve capire chi è, analizzarsi continuamente. Ma io incredibilmente ti ho conosciuto meglio di altri. In questo però siamo una coppia diversa dalle altre: non abbiamo mai avuto futuro, non potevamo essere davvero una coppia come le altre.