Racconti autobiografici: gli Sconosciuti, fonti di Verità

Racconti autobiografici: gli Sconosciuti, fonti di Verità

Io non piaccio alla mia famiglia. Mi amano, certo, ma non mi apprezzano, e la colpa è mia: loro parlano di Irpef, ASL,  7 e 30, Enel e io ho capito solo recentemente che queste sigle non hanno nulla a che fare con le gang criminali dei portoricani. Io vivo molto nel mio mondo. Loro vivono tra gente normale. E poi io sono ultimo in classifica: sono il fratello maggiore e ad ogni nuovo arrivo sono stato retrocesso. Da primo, dopo l’arrivo degli altri fratelli sono finito come “terzo figlio preferito”. Poi è arrivato Ruben, il beagle Rubacuori, e sono clamorosamente sceso dal podio. Ma la mia famiglia ha acquistato fiducia in me: sono andati tutti via una settimana e mi hanno lasciato a casa da solo: solo con un’enorme mole di studio e Ruben (Rubacuori). Ah! Studio come un matto e in pausa studio andiamo con Ruben (sapete cosa ruba) a passeggiare! Che bello! Andiamo Ruben! Tutti amano Ruben. Come si può non amarlo? È bello, ha due occhi dolci e una volta è stato avvelenato ed è finito in coma: sta bene ma ritengo abbia subito danni celebrali. Infatti non tende a mordere come fanno a volte gli altri cani: lui graffia, forse è convinto di essere un gatto. Ma non sempre: Ruben è un cagnolino con varie personalità. A volte è un Beagle e a volte un soriano di nome Matilde (sì, penso abbia anche disturbi di quel tipo, ma lo accetto comunque, ovvio).

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Questo è Ruben col suo calzino: come Dobby è un elfo libero

Tutti, dicevamo, amano Ruben. O così credevamo! Siamo a passeggio, io vestito come una ex ballerina bulgara che ha appena avuto sei gemelli dopo l’amputazione della gambe per cui, passando da ex sportiva a paralitica è ingrassata ed è depressa (ossia: sono orrendo ed esprimo sofferenza) e Ruben con la solita aria da scemotto (sa di essere un cane in questo momento). Incontriamo due belli: un enorme cane bianco e il suo padrone (anche lui bianco, che sia enorme però non so). Ruben corre incontro al cagnone (a Natale forse gli regaliamo un cane anche a lui, vediamo che voti prende a scuola). I cani di solito fanno un po’ i bulli con Ruben ma alla fine lo assecondano e ci giocano. Questo cane bianco lo ignora completamente. Ruben è sotto shock.

Devo rincuorarlo: “Suvvia, Ruben! Ti avevo detto che non si può piacere a tutti! Hai 4 mesi, ascolta me che ne so più di te!”

Il padrone del cane bianco, anche lui bianco: “Non piaci a nessuno eh?” dice guardandomi.

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Amatelo. Lui lo merita. Ah, si ha paura a rimanere solo, ama raccogliere fiori e odia le parole con troppe vocali (come aia o aiuola)

Non ho detto questo! Come osa? Ok, alla mia famiglia non piaccio ma mi amano! Ma ho degli amici! E a loro piaccio… anche se… ultimamente sono rimasto molto solo, chiuso in casa a studiare, l’unica compagnia erano Sky e Ruben. E io quando sono solo viaggio con la mente. E mi sono chiesto se i miei amici mi piacciano. Nel prossimo ragionamento faccio di tutta l’erba un fascio: ma a volte i miei amici mi annoiano. Ma non noia del tipo: “Andiamo a sbronzarci!” e poi loro bevono spritz e io ingoio peyote come fossero pop corn. No. Intendo dire che a volte mi annoiano i loro racconti. La gente a volte è egocentrica e non si accorge di essere noiosa. Ma non i miei amici! Sanno che detesto ogni messaggio vocale più lungo di 35 secondi! Sanno bene che la maggioranza dei loro “problemi” a me non sembrano veri problemi e quindi sanno che “me ne batto il C***o!” (puoi anche battertene qualunque parte del copro con la C: me ne batto il coccige, il cranio, il clito etc etc)! Ogni tanto quando mi raccontano qualcosa tiro su il siparietto: “Aspetta ho una chiamata! Pronto? Ah si è qui con me!” e dico alla persona che sta narrando la sua vita “Ti vogliono, sono il cazzo che me ne frega e la mia voglia di ascoltarti”. Forte eh? Eh? Ok, forse sono io a non piacere ai miei amici. Ma loro hanno iniziato. Davvero.

Comunque stupido sconosciuto… “Simpatico, ma non intendevo dire questo! Cioè ovvio che non si può piacere a tutti, però…”

“Però tu non piaci a molti eh?” Insiste questa testa di cazzo? Ti ho detto no, non fare il maestro orientale con la barba bianca e che con una frase rivela la verità al protagonista: Non piaci a nessuno, la forza è in te, usa il colpo dei cinque pugni del dragone blu. Fanculo.

“Eppure” continua questo demente, Ruben la smetti di farti odorare il sedere dal suo cane così posso andare? “Non sei orrendo…”

“Grazie” c’è sarcasmo nella mia voce feat. odio feat. smettila di parlarmi idiota col cane “Non me lo aveva  mai detto nessuno…”

“Davvero? Allora vedi, se nessuno ti ha mai detto una cosa del genere vuol dire che hai problemi! Insomma, i complimenti…”

“Questo per te è un complimento? Allora aspetta ora che ci penso quando mi hanno operato di appendicite mi hanno mandato un mazzo di fiori con scritto ‘Guarisci, tu che sei così non orrendo!’, ora ricordo.”

“Non sei simpatico, lo sai? Ecco perché non piaci alla gente” e se ne va tutto impettito col suo cane bianco.

Ruben ci è rimasto male. Io no. Stupido. Torniamo a casa. Non piaccio alla gente perché faccio battute? Che assurdità. Il sarcasmo, l’ironia, la lingua tagliente, sono divertenti e mi rendono di compagnia. O forse, apro la porta e Ruben-ti amo ma che palle-fa la pipì appena entrato sul pavimento, sono modi per tenere il mondo a debita distanza? Forse il mondo non mi ama perché lo respingo? Forse lo respingo perché so che non mi amerà mai? Forse ho un esame tra pochi giorni, un cane a cui badare e questi dubbi esistenziali non dovevi mettermeli in testa stupido ragazzo bianco col cane caucasico? (L’inversione cane caucasico e uomo bianco è voluta: l’idea di un cane caucasico mi fa ridere perché lo immagino con la faccia da uomo, caucasico ovvio). Studio, cacca di Ruben, riflessioni su una vita distrutta.