Londra, 1° Maggio 1851

Londra, 1° Maggio 1851

Pioveva questa mattina quando siamo usciti, ma quando siamo arrivati al Palazzo di Cristallo c’era il sole. La luce del sole illuminava tutto l’edificio dell’esposizione e tutte le bandiere dei paesi che vi partecipano. All’ingresso ci sono delle palme in fiore. Nel corridoio, gli osti sono seduti e agitano i loro fischietti in segno di saluto […] sono delle impressioni indimenticabili.

Queste le parole che la Regina Vittoria scriveva la sera del 1° maggio 1851 sul suo diario. Era stata lei la prima a varcare la soglia di quello straordinario palazzo di vetro protagonista indiscusso della Londra di metà Ottocento. Karl Marx, Lewis Carrol, Charlotte Bronte, Charles Darwin, George Elliot e altri sei milioni di persone arrivarono a Londra tra maggio e ottobre per il primo EXPO del mondo. La “Great Exhibition”: la prima esposizione universale del mondo aveva sede a Londra. E, come di consuetudine per questa città, -e per il periodo vittoriano- non avrebbe potuto deludere le aspettative e avere sede in un qualunque ammasso di stand e capannoni. No. Per Londra “meraviglia” è la parola d’ordine e così il principe Alberto si preoccupò di premiare, tra 240 progetti che furono presentati, il più originale, e affidare all’architetto Joseph Paxton l’incarico di progettare il Palazzo di Cristallo.

Oggi, magari, tra lo Shard, il Gherkin, il One Canada Square e tra la maestosità di Canary wharf, probabilmente un palazzo di Cristallo non susciterebbe così tanto scalpore… ma stiamo parlando della Londra di metà Ottocento, quella Londra che sognava un palazzo di acciaio e vetro quando la Tour Eiffel non era stata neanche disegnata. Quella Londra che convinse sei milioni di persone a fidarsi del progresso dell’ingegneria e a varcare la soglia di un così delicato incastro di cristalli. Sospesi, in bilico, tra terrore e fiducia, tra paura e curiosità, tra pregiudizi e splendore. Sarebbe bastato un graffio per diffondere il panico. Una sfida all’avanguardia che solo una città come Londra, e una regina come Vittoria, avrebbero potuto accettare. Da qualunque punto, da qualunque metro quadrato di quegli 84 mila metri quadrati avresti potuto godere della vista di Hyde Park. “è la magia del vetro…proteggere senza imprigionare…stare in un posto e poter vedere ovunque, aver un tetto e poter vedere il cielo…sentirsi dentro e sentirsi fuori, contemporaneamente….”. Nove mesi tra utopia e realtà. Nove mesi per incastrare tra loro forza e delicatezza, eleganza e resistenza, nel più grande puzzle di veli di cristallo. E poi eccolo, lì, in piedi, fiero, meraviglioso. Imponente e fragile allo stesso tempo. La combinazione perfetta tra due ossimori della natura: l’acciaio e il cristallo erano lì fusi in un’unica, magnifica reazione che sorrideva orgogliosa al sole di Londra di quel 1° Maggio 1851.

Era il 30 novembre 1936, il mondo era distratto a contare le vittime della Grande Guerra e stava già preparando la Seconda quando le fiamme soffocarono quella troppa meraviglia e Winston Churchill dichiarò: «This is the end of an age» . Oggi l’eco della sua fama è ancora forte, la zona sud di Londra dove il palazzo era stato trasportato al termine della Great Exhibition può vantare ancora il suo nome, ma il Crystal Palace è rimasto solo un racconto, il racconto del trionfo del cristallo, con la sua eleganza, che ce l’ha fatta a reggere, orgogliosamente, la prima esposizione universale di tutto il mondo. Magari facci un pensierino domani, quando tranquillamente camminerai a Hyde Park, fermati. Lì, proprio lì dove d’inverno montano ruote panoramiche e vendono caramelle gommose, tu ricorderai quanta meraviglia Londra riuscì a contenere all’interno del cristallo e quanto avanti aveva guardato la tua città.