Totti dovrebbe ritirarsi, ma deve sceglierlo da solo

Totti dovrebbe ritirarsi, ma deve sceglierlo da solo

Un annetto fa scrivevamo la nostra sul ritiro del Pupone. Ma ad oggi Totti non ha ancora detto cosa vuole fare del suo futuro.

“Ci sono vite che capitano e vite da capitano”, recita un murales poco lontano da San Siro. Quella di Francesco Totti dovrebbe appartenere alla seconda categoria. Come altre bandiere del calcio italiano, tra cui Maldini, Zanetti, Del Piero e pochi altri, il numero 10 giallorosso merita il titolo di leggenda del pallone. Eppure il suo addio(?) al calcio sta diventando un tormentone più lungo di Beautiful. Dopo la sua recente doppietta contro il Torino moltissimi tifosi romanisti, ma anche di altre squadre italiane, ne hanno approfittato per prendere la difesa del loro beniamino. E per insultare il povero Spalletti, colpevole di lesa maestà contro quello che resta l’unico re di Roma. Chi ha ragione: er pupone o er pelato?

A sentire gli umori della piazza, la maggior parte del tifo romano sta, come era facile intuire, dalla parte del suo capitano. C’è persino qualcuno disposto a sacrificare il corso, finora positivo, dello Spalletti bis pur di non aprire gli occhi davanti all’amara verità. Cioè che Totti, per quanto bene gli si voglia, fa ormai più parte della storia della Roma che del suo presente. Ancora meno del suo futuro.

A settembre Totti avrà ormai quaranta primavere sulle spalle. Va elogiato per la sua professionalità e il suo amore per la maglia, qualità imprescindibili per chi vuole riuscire a giocare ancora a quell’età (e continuare a incidere). Ma dall’altro lato va criticato per la sua incapacità di capire che il tram è arrivato al capolinea. Ora basta scendere, con la classe di chi sa di essere amato dalla sua gente, stimato anche dagli avversari. Tirare la cinghia, mi si perdoni l’espressione, contribuendo a infiammare una piazza già bollente e mettendo in difficoltà l’allenatore di turno invece non è consigliabile.

Totti ha già sbagliato quando ha rilasciato quell’intervista polemica alla Rai. Più che sassolini dalle scarpe, una frana addosso a Spalletti, che però, da buon toscano, non ha chinato la testa. Due caratterini, quei due, che non conviene far imbizzarrire. Oggi però è Totti a dover fare un passo indietro, per il bene della squadra e della società, messa più volte in imbarazzo sulla questione del rinnovo del capitano. Pallotta si trova inevitabilmente in difficoltà: decidere la fine della carriera di Totti è un onere che semplicemente non dovrebbe prendersi. Al contrario dovrebbe essere proprio lui, il numero 10, a capire che la corsa è finita e appendere le scarpine, senza rimpianti. Da quella scelta si vedrebbe la grandezza di un uomo che capisce che il suo momento, calcisticamente parlando, è arrivato. Così è la vita, si dice.

E’ inutile pensare che siano i tifosi a chiedere a Totti di smettere. Sarebbe, metaforicamente, come chiedere ad un padre di uccidere il proprio figlio, o il contrario. Se si leggono i commenti dei romanisti sulla questione si capisce che non sto esagerando. Tra Totti e Roma c’è un legame affettivo che solo chi è romanista può capire (e ammetto di non far parte di quella cerchia di eletti). Per questo è inevitabile che in una querelle del genere, se spinti a scegliere tra Spalletti, Sabatini, Pallotta o la Ferilli, i romanisti non abbiano dubbi: scelgono Totti, per tutta la vita.

Nell’addio di Totti c’è tutta l’irrazionalità del calcio. E’ qualcosa che non si può spiegare. Semplicemente un sentimento troppo grande per essere sacrificato volontariamente. Per tutti questi motivi sta a Totti, se sarà abbastanza saggio per farlo, decidere di lasciare. Per buona pace di tutti, soprattutto di chi lo ama più di chiunque altro. I suoi tifosi.