Le 5 abitudini del tifoso all'estero

Le 5 abitudini del tifoso all’estero

Le relazioni a distanza non sono mai facili. Mantenere la relazione senza potersi incontrare per lunghi periodi, è un’impresa che richiede ad entrambi i partner uno sforzo maggiore per tenere la coppia unita. Lo stesso accade quando un tifoso va a vivere all’estero e si allontana – non importa per quanto – dalla propria squadra del cuore.

C’è di più. Qualcuno ha detto che nella vita si può cambiare moglie, lavoro, nazionalità e anche religione, ma non si può cambiare la squadra per cui si tifa. Il tifoso all’estero ne è la prova: per quanto si sforzi di non pensare alla sua amata, non riesce a togliersela dalla mente. Così non ha scelta, non gli resta che continuare la sua “relazione”, sebbene sappia già che questo lo farà soffrire.

Ecco le cinque abitudini di ogni tifoso all’estero che si rispetti.

1. Il campionato sbagliato 
Per quanto a lungo possa aver vissuto fuori dall’Italia, alla domenica il tifoso all’estero è assalito da un senso di profondo smarrimento. Ogni settimana, infatti, vede scendere in campo le squadre del “campionato sbagliato”. Accende la tv, sfoglia i quotidiani, guarda su internet: niente, di Juve, Napoli, Roma ecc. nemmeno l’ombra. “Chelsea? Anderlecht? Psg? Ma chissenefrega!“, è il pensiero di chi è costretto a seguire la seduzione delle spasimanti locali, alle quali però non riesce proprio ad essere interessato. Negli anni ci ha provato a “tenere”, diciamo simpatizzare, anche per una squadra che non sia la sua, ma non c’è stato nulla da fare. Un Arsenal-Tottenham non gli regalerà mai le stesse emozioni di un Roma-Lazio, purtroppo per lui. Può lavorare in Svizzera o studiare a Nizza, per il tifoso all’estero poco cambia: l’Italia gli sembrerà all’improvviso lontanissima, così come la possibilità di andare allo stadio con gli amici di sempre a vedere la partita. Quella del campionato giusto.

2. Fidato streaming
Se al tifoso all’estero venisse chiesto quale sia l’unica cosa a cui non possa rinunciare, non avrebbe alcun dubbio: lo streaming. Cordone ombelicale con la propria terra natia, lo streaming è una costante nella sua relazione a distanza: senza di esso tutto crollerebbe a terra come un castello di carte. La linea tra legalità e reato è molto più sottile per il tifoso all’estero, d’altronde ognuno ha il suo programma preferito per godersi le partite della propria squadra in diretta. Ma tutti i Tae vivono gli stessi drammi: la connessione che salta al momento del tiro decisivo al 90′, il commento in arabo/russo/inglese-se-va-bene, la ricerca disperata del link valido prima che cominci la partita. Se riesce a pescare un sito con telecronaca italiana e qualità HD il tifoso all’estero esulta come se avesse segnato un gol. Insomma lo streaming è la sua croce e delizia, una dipendenza alla quale non può, ne vuole rinunciare.

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3. Legami di sangue
I tifosi all’estero si riconoscono facilmente. Per esempio li potete trovare in uno dei vari “Sports bar” la domenica sera, stretti nella solidarietà di fatto che solo chi condivide la stessa (insana) passione può comprendere. Anche i tifosi di squadre avversarie lontano dall’Italia si vorranno più bene (o almeno si odieranno un po’ meno). Di colpo si trovano nella stessa condizione, vittime di un male più grande davanti al quale non resta che aiutarsi l’un l’altro. Quando poi al tifoso all’estero capita per caso di incontrare qualcuno che ama la sua stessa squadra, la vita gli sembra sorridere di colpo: le sensazioni sono le stesse di quando si festeggia un compleanno a sorpresa, specie se si tifa per una squadra poco blasonata. Così scatta subito l’amicizia, anzi si tratta di molto di più: un legame di sangue, come tra fratelli, uniti dall’amore per gli stessi colori.

4. Una distanza incolmabile
Ci sono giorni in cui il tifoso all’estero non ce la fa proprio: la malinconia lo colpisce di nascosto, infida come soltanto lei sa essere. La distanza che lo separa dalla propria amata lo mette a disagio, per ore non fa altro che pensare a lei. A volte il tifoso all’estero può spingersi persino a pianificare una fuga d’amore: un volo il sabato mattina, per passare il week end insieme e poi tornare a casa con l’animo rinfrancato. Succede soprattutto per i grandi appuntamenti dell’anno: un derby, una partita storica, una sfida europea. In quei momenti essere lontani fa ancora più male: al tifoso all’estero sembra di trascurare la propria compagna di sempre, vorrebbe essere tra le sue braccia per quelle due maledette ore, sostenerla con tutto il fiato che ha in gola. Ma non può. Al massimo può cercare speranzoso il club della sua squadra nella sua nuova città. Un’esperienza che in parte lo rincuorerà, anche se molto dipenderà dal risultato della partita.

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5. Meno stress
Infine c’è un aspetto “positivo”, se così lo si può chiamare, per chi tifa la propria squadra lontano dall’Italia. Lo stress e le polemiche con amici e colleghi sono sicuramente minori rispetto a quando si viveva in patria. Questo non vuol dire che durante la partita la tensione sia minore, anzi: quella rimane sempre altissima, forse anche di più. E’ come se per uno strano fenomeno il tifoso all’estero si sentisse in dovere di tifare per più persone, di farsi in quattro per sopperire al tifo in solitario. Dopo i 90 minuti però, anche se la partita è andata male, ci sono poche conseguenze. Magari il messaggio ironico dell’amico che tifa per il club rivale, lo sfottò post derby, l’insulto in diretta con tanto di nota vocale (ormai si può tutto). Eppure l’indomani al lavoro non ci sarà l’occhiatina bastarda del collega, né la battuta velenosa dell’amico. Chi si trasferisce lontano da casa vive in una sorta di bolla, al sicuro dallo stress calcistico che si respira in Italia. Ma non c’è dubbio che ogni tifoso all’estero scambierebbe questo vantaggio pur di riavere la propria amata e cancellare la distanza che li separa.