Dare la vita per due colori. La storia di Martin Palermo

Dare la vita per due colori. La storia di Martin Palermo

“Palermo, Palermo, Palermo, Palermo, Palermo!!! El hombre de la película, el hombre de todos los libros: Martín Palermo! Palermo le da otra vez el oxígeno a la Argentina…Martín Palermo señores! Palermo, le da la victoria a la Argentina!” 

A gridare quasi in lacrime queste parole è Sebastian Vignolo, voce storica del calcio argentino. Siamo nel 2009, l’Argentina ha appena segnato al minuto ’93 dell’ultima partita valida per la qualificazione ai mondiali in Sud Africa, il gol del 2-1 contro il Perù, staccando così il pass per la rassegna mondiale. Maradona, allora C.T. della nazionale, si tuffa a pancia in giù nel fango del campo. Tutto lo stadio, il Monumental di Buenos Aires, dove gioca solitamente il River Plate, sta gridando a squarcia gola il nome di Martin Palermo, simbolo del Boca Juniors, gli acerrimi rivali del River Plate. Per qualche minuto, tutto il Monumental inneggia chi ha sempre odiato. E’ la magia del calcio, o meglio: è la magia d’El Loco, Martin Palermo.

La carriera di Palermo è indissolubilmente legata ai colori del Boca. In Europa l’attaccante ha recitato solo qualche ruoli minori, senza riuscire a lasciare il segno. Per questo a molti appassionati del calcio europeo risulterà difficile capire perché Martin Palermo venga ricordato come un grande di questo sport. Se però si cerca di comprendere il modo in cui viene vissuto il calcio in Argentina, e in particolare cosa significhi essere tifosi del Boca, d’un tratto l’impresa non diventa così difficile. Per aiutarvi vi racconterò la sua storia.

Per sconfiggere il tuo nemico, devi conoscerlo alla perfezione. Martin incomincia la sua carriera come portiere nella giovanili dell’Estudiantes. Ha un fisico ben strutturato, alto e muscoloso, una folta chioma bionda, possibile solo negli anni ’80, e un discreto talento. Una domenica però il suo mister si trova senza un centravanti, il portiere in seconda è affidabile e decide così di mettere là davanti Martin, per sfruttarne la forza fisica. Dalla partita successiva il secondo portiere diventa il primo e il mister decide che i centravanti assenti quel giorno possono restare dove sono: ha appena trovato un nuovo numero 9. Da lì in avanti Martin colleziona gol in tutte le categorie giovanili, fino al salto tra i professionisti, dove debutta nel ’91.

Schelotto-Palermo-Boca

Valzer di punte. O meglio tango | Immagine tratta da internet

E’ in pianta stabile in prima squadra dal 1995, nonostante l’allenatore Russo lo veda poco, ritenendolo più utile alla manutenzione del campo piuttosto che alla squadra. L’Estudiantes però crede in lui e decide di non venderlo. La stagione inizia male, i risultati non arrivano e Russo perde il posto. Lo sostituisce Cordoba che come prima cosa reintegra tra gli 11 titolari El Loco. I 6 gol nelle successive 8 partite lo mettono nel mirino delle “big” del calcio argentino, River e Boca. I primi a farsi avanti sono i Milionarios, ma ecco che quando la trattativa sembra quasi fatta arriva la chiamata del Diez in persona, Maradona, che lo vuole alla Bombonera. Non si può dire di no a Diego, e così nel 1997 Palermo si veste di azul y oro.

Al Boca, Martin trova come compagno d’attaccato Schelotto: tra di loro c’è una forte rivalità fin da quando sono bambini. I due inizialmente non vanno d’accordo, ma appena si rendono conto di parlare la stessa lingua sul campo, danno vita ad una coppia d’attacco che farà del Boca Juniors una squadra fantastica, portandola sul tetto del mondo.

Palermo inizia a segnare subito. Molto spesso i suoi gol sono vere e proprie pagine di storia. Come nel ’99, quando, calciando un rigore, scivola e colpisce goffamente il pallone con entrambi i piedi contemporaneamente. La traiettoria è talmente assurda che beffa il portiere. Inutile dire che è ancora l’unico caso di un rigore bipede. Nello stesso anno lui e il compagno Riquelme vengono squalificati per aver simulato un amplesso mentre festeggiavano un gol; Martin in quell’occasione si era anche tolto i pantaloncini.

Palermo è un giocatore con una cuore infinito, capace di pungere con una determinazione da centravanti purissimo e di regalare giocate di grande classe, trattando il pallone come un ballerino di tango fa con la sua compagna. I tifosi lo adorano.

BocaJuniors-Martin-Palermo

Il momento dell’addio al calcio (e al Boca) | Immagine tratta da internet

Nel novembre del ’99 segna il suo gol numero 100 con la maglia del Boca. Una bella soddisfazione, certo, ma c’è dell’altro. D’altronde Palermo non fa mai niente di banale. Quel gol l’ha segnato dopo essersi rotto il crociato anteriore sinistro e il collaterale mediale. L’allenatore non aveva più cambi e quindi gli aveva chiesto di tenere duro per gli ultimi minuti. Lui allora ne ha approfittato per calciare di sinistro un diagonale imparabile ed entrare nella leggenda.

L’Infortunio però è grave e lo stop previsto è di 8 mesi. Nel maggio del 2000 alla Bombonera di Buenos Aires si gioca la semifinale della coppa Libertadores tra Boca e River. Gli ospiti hanno vinto 2-1 l’andata, quindi i padroni di casa devono vincere per passare il turno. Nella conferenza stampa pre-partita, l’allenatore del Boca Bianchi spiazza tutti, dicendo che non è impossibile vedere Palermo in campo. Il mister del River risponde con ironia, dichiarando di voler allora schierare Enzo Francescoli, una altra leggenda, ma ritiratasi da oltre 30 anni.

Finite le chiacchiere la Bombonera è un inferno e Palermo è in panchina. I padroni di casa sono avanti 1-0 ma non basta. Chi era presenta allo stadio racconta che non sia stato Bianchi a mettere in campo Palermo, ma lo stadio, che continuava a chiamare il suo nome. Neanche a dirlo Martin entra e segna. E’ un tripudio. Il Boca passa il turno e vincerà anche la Coppa a cui farà seguito anche il titolo mondiale vinto contro il Real Madrid. Inutile dire chi ha segnato.

Con l’inizio del 2000 Palermo passa in Europa, ma non si trova a suo agio nel vecchio continente. Gioca poco e segna meno. Si ricordano di lui solo a Villareal, non tanto per i gol ma per il fatto che, durante una sua esultanza, un muretto protettivo dello stadio cede, rompedogli tibia e perone. Martin decide così di tornare in patria, ovviamente con la maglietta del suo Boca.

Lo amano ancora tutti ma i dubbi sulla sua condizione fisica ci sono e sono tanti. Gli anni d’oro sono forse passati. Tutto cambia nel 2006. Il giorno prima della partita contro il Banfield la moglie di Palermo perde il figlio, Stefano, subito dopo il parto. Il dolore è forte e la società gli propone di prendersi la giornata libera e di stare con la famiglia. Ma la vera famiglia di Martin sono i 50’000 tifosi della Bombonera e l’attaccante decide di presentarsi al match. Parte dalla panchina, entra e fa due gol. Dopo entrambi i gol scoppia in lacrime con le braccia rivolte al cielo, gridando ” Todo es para te, Stefano”. I dubbi spariscono, Palermo è tornato.

Argentinas-Martin-Palermo-001

Gol decisivo | Immagine tratta da internet

Da quel momento al giorno del suo ritiro è un continuo battere di record: Palermo diventa il miglior marcatore della storia del club, segnando gol pazzeschi come uno da 61 metri o con un colpo di testa da centrocampo. Nel 2008, dopo l’ennesimo gol contro il River, il ginocchio fa crac ancora e il sogno del mondiale 2010 sembra svanire. Non se ti chiami Palermo. Martin inizia la riabilitazione e torna ad alti livelli, tanto da spingere Maradona ad affidarsi a lui nell’ultimo disperato tentativo di portare a casa la qualificazione mondiale 2010 contro il Perù. Con quel gol lega il suo nome alla nazione, dove in precedenza era ricordato solo per i famosi 3 rigori sbagliati in una partita di Coppa America. Invece Palermo al mondiale sudafricano ci va e segna anche un gol, diventando il più vecchio marcatore dell’Argentina.

Nel 2011 decide che è il momento di smettere. La festa d’addio è mistica e commovente. Lo stadio non riesce a smettere di cantare il suo nome e il Boca Juniors, in segno di ringraziamento, fa rimuovere la porta sotto la curva e gliela dona. E’ stato il saluto di un giocatore che non ha incantato tutto il mondo, ha semplicemente scelto due colori e per quelli ha dato tutto se stesso.

Studente di Comunicazione alla Statale di Milano. Aspirante giornalista sportivo e speaker radiofonico. Oltre a scrivere di calcio, provo anche ad insegnarlo ai piccoli campioni del domani