C'era una volta il Leicester City...

C’era una volta il Leicester City…

Cari appassionati di calcio (ma anche chi lo odia questa volta non può restare indifferente), da lunedì avete una favola in più da raccontare ai vostri figli. E se di figli non ne avete… beh poco importa cullatevi da soli ed emozionatevi ancora rivivendo la cavalcata trionfale del Leicester City e del suo cavaliere buono, Sir Claudio Ranieri. La stagione 2015-16 della Premier League ha visto scrivere una delle pagine più belle ed indimenticabili della storia del calcio. La squadra che praticamente tutti i bookmakers davano già per retrocessa ha vinto il campionato più ricco e – forse – più difficile del mondo. Un’impresa, quotata 1:5000 l’agosto scorso, che entra di prepotenza nella Bibbia dello Sport (se ce ne fosse una), alla sezione “Il Vangelo secondo Claudio”.

Da quando esiste la Premier League (1992-93) è la seconda volta che una squadra diversa da Manchester United, Machester City, Arsenal e Chelsea si aggiudica il titolo. Prima del Leicester ci era riuscito il Blackburn Rovers nella stagione 1994-95. Ed è anche la prima volta dal 1980-81 (quando la Premier si chiamava First Division) che una squadra che arriva davanti a tutte le big (le quattro già menzionate più il Liverpool) non vince il titolo. Accadde quando l’Aston Villa diventò campione d’Inghilterra davanti all’Ipswich Town. Quest’anno è accaduto al Totthenam, che si lascia dietro tutte le big ma si vede superare dalle Foxes di Leicester.

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Il primo squillo
Il Leicester era il classico underdog (“sfavorito”, nel linguaggio sportivo di oltremanica). La squadra che i bookmakers quotano per la vittoria giusto perché una quota la devono dare a tutte. Ma questo gruppo di ragazzi dai nomi sconosciuti in realtà aveva già cominciato a mostrare qualcosa di inaspettato alla fine della scorsa stagione. A 9 giornate dal termine, infatti, il Leicester era saldamente e meritatamente ultimo con 19 punti (4 vittorie, 7 pareggi e 18 sconfitte), a 7 punti dal Sunderland quartultimo, in quel momento ultimo della zona salvezza. Da quel momento qualcosa cambiò. Mi viene da ripensare a Space Jam quando Bugs Bunny trasforma in fenomeni la sua squadra di lunatici dandogli da bere una fantomatica bevanda che li avrebbe resi forti come Michael Jordan. Probabilmente un coniglio stralunato deve essere passato anche nello spogliatoio del Leicester (calmi, non sto parando di doping). Perché il Leicester si salvò, andando ad inanellare una serie incredibile di risultati, 7 vittorie, un pareggio e una sola sconfitta nelle ultime 9 gare, terminando il campionato con 41 punti totali e a 6 punti dalla zona retrocessione. Il primo segno che gli astri si stavano allineando a favore delle Foxes?

Ranieri

Il segreto di Ranieri
Il 13 giugno scorso il Leicester si liberò del coach Nigel Pearson (in panchina dal 2011), troppo squilibrato anche per una squadra pazza come il Leicester. Episodi chiave che sono: il “F*** off and die” ad un tifoso, le mani messe al collo di James McArthur, e l’imbarazzante “Ostrichgate”, siparietto in cui il tecnico definì il giornalista Ian Baker uno struzzo neppure abbastanza flessibile da poter nascondere la testa sotto la sabbia.

Al suo posto venne ingaggiato Claudio Ranieri, personalità opposta a quella di Pearson: un allenatore vecchio (calcisticamente parlando e non) ma anche molto esperto, uno della vecchia scuola (italiana), in una parola: un normalizzatore. Proprio quello che serviva – ora si può dirlo con certezza – al Leicester. Dopo una striscia di ottimi risultati , infatti, una squadra giovane e inesperta avrebbe potuto essere catapultata in un mondo di attenzioni sconosciuto, montarsi la testa e alle prime difficoltà disunirsi, finendo col riprendere il posto assegnatole dai bookmakers. Da questo punto di vista, Ranieri era il manager perfetto: uno che durante tutta la sua carriera ha preso bordate di critiche, vinto poco, perso titoli all’ultima giornata, e di conseguenza sa bene che la riga dei conti si tira alla fine.

Sir Claudio si è presto trasformato in un nonno iperprotettivo dei suoi giocatori, alleggerendo le pressioni su di loro e attirando l’attenzione dei media su di sé, anche grazie al suo stile pacato e autoironico. Dopo aver mantenuto per tutta la stagione un profilo basso, solo quando, a Champions raggiunta, il titolo rimaneva l’ultimo obiettivo raggiungibile Ranieri si è finalmente sbilanciato, lasciandosi scappare un sicuro e convinto: “And now we go straight away to try to win the title… Only this remains”. E l’hanno fatto!

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C’è chi festeggia…e chi rosica

Fattore C
Non mi riferisco più a Claudio e non sto parlando nemmeno di Classe. Parlo proprio di fortuna. Lasciamo perdere per un momento l’idea della favola e del miracolo, dove il fattore C non può e non deve essere contemplato. Ritorniamo per poche righe al cinismo e alla dura realtà. Il Leicester City ha avuto fortuna. Sembra una bestemmia dirlo nel momento della festa, quando gli animi sono ancora troppo caldi per ragionare razionalmente. Ma serve dire che ogni impresa o vittoria in genere è condita da un po’ di fortuna. Parlo di quella fortuna meritata, quella che, come si dice, aiuta gli audaci. Il Leicester è la squadra di premier che ha utilizzato meno giocatori. Come può una squadra così corta primeggiare in un torneo di 38 giornate? La fortuna ha aiutato sicuramente.

Non voglio togliere meriti e svalutare quello che hanno fatto questi ragazzi, ma c’è da dire che per una volta la dea bendata ci ha visto benissimo, e la sfiga era girata da un’altra parte. Immaginate anche solo la sfortuna di doversi privare per gran parte della stagione, causa infortunio di una o più pedine fondamentali come Vardy, Mahrez, Kanté, &Co. Il Leicester avrebbe veramente continuato la sua cavalcata? Come disse José Mourinho, uno che con Ranieri non centra niente, e che anzi in una favola potrebbe essere etichettato come l’arcinemico del nostro Claudio: “La differenza tra 0 e 3 tituli la fanno i dettagli”. Lui lo chiama Fattore D (Dettagli), io continuo a chiamarlo Fattore C.

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Effetto Leicester
L’impresa compiuta da questi ragazzi rimane comunque qualcosa di incredibile e forse irripetibile, con un significato da non sottovalutare affatto. Come ha detto Ranieri ai suoi il 22 Aprile: “Nell’era del denaro abbiamo dato una speranza a tutti”. Sono convinto che dalle prossime stagioni le squadre dei paperoni torneranno a lottare per le prime piazze, ma questo è stato un segnale forte che renderà la vita ancora più difficile per le grandi squadre. D’ora in avanti ogni squadra che parte da sfavorita potrà scendere in campo pensando al Leicester, pensando che una volta Davide ha già sconfitto Golia, pensando che i miliardi ed il solo talento non garantiscono la vittoria. Allora “se le Foxes ce l’hanno fatta, perché non dovremmo farcela anche noi?”. Il primo test sarà la finale di FA Cup, Manchester United- Chrystal Palace: la quarta forza del campionato contro la sedicesima. Chissà se l’Effetto Leicester si farà sentire?

Ma ora torniamo a ripensare alla favola. Perché la favola è stata scritta e il lieto fine marchiato indelebile. Lasciamoci cullare da queste emozioni lunghe una stagione e facciamoci risvegliare solo dal “Dilly ding dilly dong” di Ranieri. Ma prima iniziamo con un classico:

“C’era una volta il Leicester City. C’era una volta Sir Claudio…”