Appunti dal "clasico": cosa ci lascia il poker del Barça

Appunti dal “clasico”: cosa ci lascia il poker del Barça

Ieri sera allo stadio Santiago Bernabeu di Madrid è andato in scena il clasico numero 263. Una partita che si annunciava spettacolare sulla carta, come del resto accade prima di ogni derby di Spagna. Dopo aver assistito alla bruciante sconfitta dei blancos, mi piace divulgare qui alcuni appunti che hanno cominciato a frullarmi in testa già durante la partita.

Benitez, grassa delusione

Benitez-clasico

“Dai Rafa, resisti che tra poco è finita” | cc: internet

Impossibile non cominciare da Don Raffaé. Da estimatore di lungo corso dell’allenatore spagnolo, non mi è facile scrivere queste parole. Devo però essere obiettivo: ieri sera Benitez ha sbagliato tutto. L’abito tattico che Rafa ha cucito addosso al Real era eccessivamente sbarluccicante persino per un derby. Come poteva pensare di non pagare difensivamente la scelta di schierare la BBC (Bale, Benzema, Cristiano Ronaldo) insieme a James Rodriguez?! Abbandonato alla furia blaugrana, il duo (difensivo?) Kroos-Modric è risultato efficace quanto un muretto di scogli davanti a uno Tsunami. Non poteva andare altrimenti. Anzi, il risultato finale sarebbe potuto essere anche più largo; basta dire che Messi è entrato solo nel secondo tempo. Quando lasci Neymar puntare la tua difesa in 1 vs 1 su ogni ribaltamento di fronte, è normale che primo o poi prenderai un’imbarcata. Benitez, che (grassa) delusione!

Una coppia da urlo

Suarez-Neymar

Illegali | cc: internet

La strana coppia, i gemelli del gol, il Vampiro e il Belloccio…Chiamateli come vi pare, tanto loro alle parole preferiscono i fatti, ovvero i gol, pesantissimi, segnati ad ogni giornata. Suarez e Neymar, ieri sera hanno ridotto in briciole la difesa blanca. I due sudamericani col dna europeo rappresentano forse la coppia d’attacco più bella nel calcio di oggi. Sono perfettamente complenentari, laddove il dribbling di uno, il brasiliano, facilita l’inserimento letale dell’altro, il numero 9. Luis Enrique li ha calati in un’orchestra perfetta, che ne esalta le qualità, ma i due ci mettono del proprio in ogni partita per fare la differenza. Un ultima considerazione: in pochi si aspettavano che Neymar potesse dare così velocemente il suo contributo in un club storico come il Barcellona. Ora non ci sono più dubbi, e se qualcuno dice già che sarà lui il prossimo pallone d’oro non si tratta di una bestemmia.

I soldi non comprano la felicità. E neanche il bel gioco

Ronaldo-Bale-clasico

“Bella figura di merda, eh?” “Già…” | cc: internet

Anche se Florentino Perez forse penserà il contrario, la partita di ieri ha insegnato anche questo: i soldi non comprano la felicità di un club. Il “clasico” visto da Madrid ha detto che non basta accumulare campioni come figurine per ottenere una squadra vincente. Perché, anche se qualcuno spesso lo dimentica, il calcio è uno sport di squadra, dove i singoli contanto fino a un certo punto nell’economia di gioco dell’undici titolare. Così, è inutile avere Bale, Ronaldo, Benzema e chiunque altro, se dietro i grandi nomi non c’è lo spirito di sacrificio, l’umiltà e soprattutto l’unione di intenti di un gruppo vincente. Ieri sera il Real Madrid è apparso estremamente diviso, una squadra che si riassume nelle smorfie di tanti singoli campioni, ma che non è in grado di dare vita a un gioco collettivo e armonioso. Cosa che invece riesce al Barcellona come a pochissime squadre al mondo. Caro Florentino, a volte (per fortuna) i soldi non bastano.

L’importanza di chiamarsi Iniesta

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Eterno Iniesta | cc: internet

Non ci sono più aggettivi per descrivere le gesta del mago del centrocampo blaugrana. Ieri Iniesta giocava il suo clasico numero 32 con la maglia del Barcellona, abbastanza per spiegare l’importanza del suo ruolo in questa squadra, della quale, più che capitano, è ormai una vera istituzione. Bene, Iniesta non si è accontentato di scendere in campo e lasciare la scena ai terribili due là davanti. Al contrario, ha messo la sua firma nel roboante risultato finale. Prima l’assist a Neymar, poi un gol che riassume alla perfezione tutta la magia del gioco dell’ilusionista. L’azione è una poesia: Don Andrés si smarca, imbuca per Neymar, si inserisce senza palla con tempi perfetti e raccoglie al volo il servizio di tacco del compagno, trafiggendo un incolpevole Navas. Insomma, un’altra cartolina per i nipotini che riguarderanno ammirati le azioni del nonno. Mi tocca proprio ammetterlo: te amo Andrés!