Serie-Addicted Anonimi: Avvocati alla riscossa

Serie-Addicted Anonimi: Avvocati alla riscossa

Facciamo un po’ il punto della situazione: finora abbiamo parlato di medici miracolati, politici con e senza scrupoli, supereroi in tutine aderenti e con le miniserie abbiamo incontrato i protagonisti più disparati, dai detective ai gangsters… Quindi, chi manca? Beh, per dirne una, gli AVVOCATI. Ebbene si, anche gli avvocati hanno un posto d’onore tra i nostri protagonisti, per cui vediamo un po’ dove potete trovarli.

Saltando la parte in cui sgobbano dietro a insuperabili esami di diritto commerciale, centinaia di pagine di diritto civile e mattoni di diritto privato, nel mondo dei telefilm gli avvocati hanno finalmente la loro rivincita. Avvocati alla riscossa, in tribunale sfoderano clausole alle clausole, precedenti risalenti a 100 anni prima, paroloni che ci sarebbe da fare un contest con quelli delle serie mediche. I nostri protagonisti possono essere giovani rampanti alle prime armi, come nel caso di Suits o How to Get away with Murder; oppure esperti del mestiere solo un po’ arrugginiti, come l’Alicia di The Good Wife. In ogni caso, chiunque siano hanno una cosa in comune: loro trovano SEMPRE quello che gli altri non trovano, hanno l’illuminazione all’ultimo, scovano la via d’uscita che sembrava impossibile. Loro vincono. Le loro spettacolari arringhe finali (quando poi le improvvisano, è il top), faranno vacillare la vostra convinzione di saper parlare in pubblico. Sinceramente, le serie con protagonisti gli avvocati mi gasano una sacco. In un primo momento, uno potrebbe dire “ma scusa che noia, questi sono sempre in tribunale?”, ma le cose non sono mai così semplici. Ogni serie ovviamente ha il suo format, ma tutte, nessuna esclusa, riescono a tenervi sulle spine.

Prendiamo ad esempio How to Get away with Murder: personalmente, a me intriga già il titolo. Abbiamo un bel gruppo di giovani studenti, freschi e aspiranti avvocati. Abbiamo Annalise, un’insegnante che è leggenda nell’ambiente, la donna in carriera, tanto severa e glaciale quanto brava e temuta. Conduce un corso alquanto particolare, “Come cavarsela con l’omicidio”. Si sa però, che non bisogna mai fermarsi alla superficie. Anche Annalise infatti ha i suoi segreti. E molto presto ne avranno uno, terribile, anche i quattro studenti che sceglie come aiutanti nei suoi casi. Che dire, speriamo siano stati attenti a lezione. Tra un caso e l’altro (ce n’è uno per ogni puntata), anche noi spettatori possiamo dare qualche sguardo fugace a quel grande segreto, grazie ai flashback inseriti a regola d’arte, dal punto di vista dei vari personaggi. Quello che personalmente mi piace di questa serie è che ogni volta che finisce una puntata (sorvolando sull’impulso di vedere SUBITO quella dopo), mi perdo in mille congetture. I flashback non dicono mai troppo, nè troppo poco. Quel che basta per spingerci a interrogarci, ma non abbastanza da farci trovare una risposta soddisfacente. E così, vogliamo vedere cosa succede dopo e dopo ancora, fino a un finale di stagione che vi assicuro, vale l’attesa. D’altronde, la creatrice della serie è Shonda Rhimes, la stessa di Grey’s Anatomy e di Scandal, una delle serie del “mega intrigo”.

Avete sentito parlare invece di The Good Wife? È davvero una serie fatta a regola d’arte, con una sceneggiatura secondo me brillante. Di recente è andato in onda il (gran)finale della sesta stagione e lo show è giá stato rinnovato per una settima. Ora, da addicted incallita, penso sia raro che una serie arrivi alla sesta stagione entusiasmandoti ancora come nella prima. Insomma, all’inizio c’è il potere della novità, una storia nuova da raccontare, personaggi da introdurre, è più facile destare l’interesse dello spettatore… ma arrivati alla sesta insomma, sai già con chi hai a che fare e tutto e non è semplice tenersi stretti i fan (tipo, scusate se mi permetto, Game of Thrones stagione 5 che, INSOMMA). Beh, ovviamente tutto questo panegirico ve l’ho fatto per dire che invece sì, The Good Wife ci riesce. La Good Wife in questione è Alicia Florrick, moglie di un procuratore aspirante governatore e fresco di scandalo. Alicia, ora in prima pagina sui giornali per le scappatelle del marito, una volta era un brillante avvocato. Aveva abbandonato la professione per fare appunto la “good wife” e badare a prole e marito, ma dopo gli ultimi sviluppi decide di ricominciare a esercitare. Ma si sa, tra il dire e il fare c’è di mezzo il mare e in questo caso, il “mare” sono decine e decine di giovani neo laureati, pronti a farle concorrenza per qualunque cosa. Tra una donna che è a casa da 15 anni e un giovanotto ambizioso che ha appena preso la sua laurea cum laude, voi chi assumereste? (Tranquilli, trova un lavoro, non diventa una Desperate Housewife).

Anche Suits prende un sacco: il protagonista è Mike, un ragazzo geniale che dopo una serie di vicissitudini (che non sto a raccontarvi altrimenti… SPOILER!), finisce a fare l’avvocato. Peccato che, il suo diploma di Harvard sia dannatamente FINTO. Eh già, eppure Mike è un genio e dà filo da torcere a tutti i colleghi onestamente laureatisi. Grazie a una memoria fotografica per cui ogni studente farebbe carte false e all’aiuto, suo malgrado, di un (vero) avvocato, Harvey, anche Mike salirà sul ring per fare il badass in tribunale. Vedete per caso qualche punto in comune tra queste serie all’apparenza diverse? Per me, sono i segreti. Si potrebbe fare uno spin-off in cui Mike, Alicia e gli allievi di Annalise si raccontano gli scheletri nell’armadio, io lo guarderei!

Bene, come forse avrete notato, oggi ve ne ho proposte solo tre… Pochi ma buoni! Però, mi sono persa qualcosa di clamoroso? Se si, ditemelo subito, non perdo mai occasione per arricchire il mio curriculum di Addicted!

Studentessa innamorata del cinema e ormai dipendente da serie tv. Scrivo perché anche altri se ne innamorino e perché così ho una scusa in più per parlarne. Se mi leggete e trovate una bella frase, è molto probabile che io l'abbia rubata ad un film.. Ma francamente cari, me ne infischio..Nessuno è perfetto! (Ecco, l'ho rifatto lo sapevo).