Serie-Addicted Anonimi: Miniserie, mega-addiction

Serie-Addicted Anonimi: Miniserie, mega-addiction

Welcome welcome, Addicted del mio cuore! Siamo ormai alla nostra quarta tappa, per cui a questo punto, la domanda è d’obbligo: sono riuscita a convertire qualcuno di voi? Avete effettivamente scoperto (o anche solo riconosciuto) di nascondere un animo addicted? O ditemi, ancora resistete?

Oggi vi propongo un genere un po’ diverso dal solito, un genere che potrebbe essere particolarmente interessante per i neo-addicted, o per gli addicted riottosi: le MINISERIE. Perchè particolarmente interessanti? Perchè hanno tutta una serie (ah-ah) di vantaggi:

#1. Come avrete sicuramente intuito dal nome, le “mini” serie sono più piccole, ovvero più CORTE. In genere sono di massimo 10 episodi. Quindi, almeno secondo me, costituiscono un ibrido molto allettante… un compromesso per chi ancora non è addicted ma ha un po’ di curiosità. Insomma, se vi piace il primo episodio, dopo vi tocca vederne solo 7-9 e non ALTRI VENTIDUE.

#2. Se siete in vena, potete anche decidere di vedere due miniserie al posto di una “regular”, un po’ come il 2×1 del supermercato, che conviene sempre.

#3. Non solo: probabilmente proprio perchè gli episodi su cui concentrarsi sono pochi, in genere sono molto curati. Dal punto di vista della fotografia, le ambientazioni, la ricostruzione e persino i dialoghi, spesso somigliano molto più a un minifilm che a un episodio. Per cui se magari amate il cinema, ma non tanto le serie tv, le miniserie potrebbero farvi cambiare idea!

#4. A confermare la loro dimensione un po’ “cinematografica”, spesso è anche il cast. Sono sempre di più gli attori del grande schermo che scelgono di recitare in una miniserie. Forse avete presente il vincitore dell’Oscar al Miglior Attore di quest’anno, Eddie Redmayne? Bene, lui per esempio era in una miniserie (I pilastri della terra). Mentre il vincitore dell’anno prima, Mattew McConaughey? In una miniserie anche lui! Chissà, magari portano fortuna. (D’altronde il povero Di Caprio non ha mai fatto una miniserie, e tutto si spiega).

Quindi, da cosa potreste cominciare? Una delle miniserie del momento è True Detective con protagonisti l’appena citato Matthew McConaughey e Woody Arrelson. I nostri due detective dovranno vedersela con un unico, tormentato caso, ufficialmente chiusosi quasi 20 anni prima… Ma l’hanno davvero risolto? Se siete abituati all’America di CSI, quella delle grandi metropoli e degli omicidi risolti in 5 minuti grazie a cose tipo “il riflesso dell’impronta parziale trovata sotto all’unghia dello zio del morto”, vi conviene dimenticarla.
L’America profonda con cui hanno a che fare Marty e Rust non è niente di tutto ciò: selvatica, primitiva e soprattutto crudele, non potrà non farvi venire la pelle d’oca, anche dal divano di casa. Ora, potrei mettermi a parlarvi di QUANTO SONO BRAVI gli attori o delle super ambientazioni, o anche dei dialoghi filosofici tra i nostri protagonisti, ma qui va a finire che faccio un articolo solo su True Detective e invece non devo perdere di vista l’obiettivo: fare di voi dei True Addicted.

Quindi, vediamo qualche altro consiglio. Vi piace Sherlock Holmes? Allora dovete assolutamente vedere Sherlock, la serie della BBC. Più mini non ce n’è, visto che è di soli 3 episodi a stagione (per gli appassionati è una vera agonia, non so perché ma ci mettono circa due anni a girarli) ed è fatta molto bene. Suspance, racconti che vi ricorderanno da vicino quelli dei libri di Conan Doyle, battute indimenticabili (sul genere “Elementare, Watson”) e due protagonisti, Benedict Cumberbatch (The Imitation Game) e Martin Freeman (Lo Hobbit), che sembrano nati per fare Sherlock e Watson.

Altrettanto ben fatta, c’è Peaky Blinders, ambientata a Birmingham nel 1919, subito dopo la Prima Guerra Mondiale. Il protagonista Thomas Shelby (Cillian Murphy, lo Spaventapasseri di Batman, per dirvene una) è il più giovane di 5 fratelli, leader della temibile gang dei Peaky Blinders (realmente esistiti), così chiamati per le “blides”, le lamette che portano cucite nel risvolto dei cappelli. Magari adesso vi verrà da ridere: “lamette nei cappelli?!”, ma aspettate di vederle in una rissa. Ogni gangster che si rispetti ha un nemico alla sua altezza: quello di Shelby sarà il maggiore Campbell (Sam Neill, Jurassik Park, Lezioni di Piano), il capo della polizia inviato da Belfast, che dire “sadico” è dire poco. Anche qui, autori mostruosamente bravi e, tra le altre cose, una fotografia mozzafiato e una colonna sonora azzeccatissima.

Se preferite però, possiamo anche lasciare la malfamata Birmingham e immergerci invece nell’atmosfera nobile e dorata di Downton Abbey: 1912, la bellissima tenuta dello Yorkshire è rimasta finora intatta e estranea a qualsiasi turbamento. Ma si sa, le cose cambiano: quando l’erede della tenuta muore nel naufragio del Titanic, il nuovo beneficiario diventa un semisconosciuto cugino di terzo grado, per niente abituato alla vita aristocratica della famiglia Crawley. Intanto, il mondo comincia a non essere più quello di una volta e la modernità arriverà anche a Downton, così come la Grande Guerra. Riusciranno i nostri eroi a conservare le loro rendite esorbitanti? Da non sottovalutare anche le trame dei domestici di casa, spesso molto più astuti dei loro padroni.

Di recente ne ho scoperta una nuova, Fleming, sulla vita di Ian Fleming, l’ideatore di James Bond. In realtà dire “ho scoperto” è un po’ improprio, visto che, confesso, me l’ha nominata un amico. E udite udite, non un amico qualunque, ma una persona per bene, seria, per nulla addicted… FINO AD ORA. E per convincervi che anche Fleming vale la pena di essere visto, vi dirò semplicemente quello che mi ha detto lui: “Adesso mi sto rimangiando tutti i pregiudizi che avevo fino a ieri sui serie addicted, sono fatte troppo bene!” Ebbene si, la frase che ogni Addicted incompreso sogna di sentirsi dire.

Ultima ma non meno importante, anche la tv italiana ogni tanto sforna qualcosa di fatto a regola d’arte. Secondo me è questo il caso di Gomorra. Basata sull’omonimo film (e libro) e tratta dal soggetto di Saviano, è molto ben realizzata. Dateci un’occhiata, è una bella sorpresa.

Bene, ce ne sarebbero altre, ma mi fermo qui..credo di avervi messo abbastanza carne al fuoco per oggi!

P.S. Ok, non sono stata completamente sincera e ho omesso un mini (ah-ah, di nuovo…) particolare. Lo scrivo in fondo perché spero non lo leggiate, tipo le clausole in piccolo dei contratti: alcune miniserie hanno episodi più lunghi, da un’ora invece dei classici 40 minuti. Ma dai, che importa? Alla fine sono così mini..!

Studentessa innamorata del cinema e ormai dipendente da serie tv. Scrivo perché anche altri se ne innamorino e perché così ho una scusa in più per parlarne. Se mi leggete e trovate una bella frase, è molto probabile che io l'abbia rubata ad un film.. Ma francamente cari, me ne infischio..Nessuno è perfetto! (Ecco, l'ho rifatto lo sapevo).