Palma d'Oscar: da Cannes agli Oscar il passo è breve

Palma d’Oscar: da Cannes agli Oscar il passo è breve

Dei tre principali festival cinematografici europei, quello di Cannes è spesso considerato il più prestigioso. Con questo articolo non ho intenzione di stilare una gerarchia tra Venezia, Cannes e Berlino – operazione a cui si sono dedicati altri e che ritengo alquanto sterile – ma tirare i bilanci di settanta anni di Croisette con la lente degli Oscar.

I gusti dell’Academy (composta da professionisti del settore a maggioranza statunitense) e quelli delle giurie festivaliere (una decina di attori, registi ma anche personalità della cultura internazionale) non sempre si sono trovati in accordo nell’assegnare i premi. Con questo articolo vedremo i casi in cui attori o film hanno ricevuto il riconoscimento sia al festival francese, sia durante le cerimonie degli Academy Awards

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Shirley Booth in Torna, piccola Sheba (1952)
Due anni dopo il Tony vinto per lo stesso ruolo, Shirley Booth riceverà una menzione speciale come interprete a Cannes nonostante quell’anno i premi attoriali non fossero previsti.

Simone Signoret in La strada dei quartieri alti (1959)
Il film di Jack Clayton dà la possibilità a Simone Signoret di brillare nei panni di una donna sposata che intreccia una relazione con un uomo più giovane e sbaragliare a Hollywood avversarie del calibro di Katharine Hepburn e Liz Taylor.

Sophia Loren in La ciociara (1961)
La Loren ha portato a casa un incredibile numero di premi grazie al film di De Sica, mettendo d’accordo circuiti festivalieri, Hollywood e critici in una delle performance più toccanti della storia del cinema.

Sally Field in Norma Rae (1979)
Una delle più amate attrici statunitensi in una storia di lotta per i diritti dei lavoratori. Lontana dalle complicate vicende di tradimenti e da personaggi eccessivamente avversati dal destino, Sally Field convince tutti i circuiti del settore.

Holly Hunter in Lezioni di piano (1993)
Un altro azzeccatissimo riconoscimento francese confermato duellante tutta la stagione dei premi successiva quello alla muta Holly Hunter per una pellicola praticamente perfetta. La regista Jane Campion è stata premiata con la Palma d’Oro e continua ad essere l’unica donna ad aver ricevuto il riconoscimento.

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Ray Milland in Giorni perduti (1945)
Sul versante maschile, Milland è stato il primo attore a ricevere il premio come miglior interprete durante la cerimonia della prima edizione del festival per il fortunatissimo film di Billy Wilder.

Jon Voight in Tornando a casa (1978)
Hal Ashby dirige un dramma su un inedito punto dei vista della guerra in Vietnam in cui Voight interpreta un amaro e disincantato reduce paraplegico che inizierà una relazione con la moglie di un altro militare interpretata da Jane Fonda.

William Hurt in Il bacio della donna ragno (1985)
Nel primo film indipendente a raggiungere le più alte vette agli Oscar, Babenco dirige uno dei più fini interpreti statunitensi nel ruolo estremamente delicato e drammatico di un omosessuale incarcerato durante la dittatura militare brasiliana.

Christoph Waltz in Bastardi senza gloria (2009)
In una delle più riuscite interpretazioni dagli anni 2000 ad oggi, Waltz ricopre quello che è forse il ruolo meglio scritto da Tarantino. E nell’ampio sorriso del colonnello Landa sta tutto quello che dovrebbe essere la recitazione cinematografica.

Jean Dujardin in The Artist (2011)
Il film di Hazanavicius è stato un trionfo sotto ogni punto di vista e Dujardin è stato il primo attore francese a ricevere la statuetta. Quello che ci auguriamo è che torni in un ruolo all’altezza, considerando che dal 2011 i progetti a cui ha preso parte non si sono rivelati degni di nota.

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Giorni perduti (Billy Wilder, 1945) e Marty, vita di un timido (Delbert Mann, 1955)
Si tratta degli unici due film ad aver vinto l’Oscar al miglior film dopo la Palma d’Oro. Nel caso del primo, però il premio aveva ancora il nome di Grand Prix e quello stesso anno il riconoscimento è andato ad altre dieci pellicole tra cui Breve incontro e Roma città aperta.

La porta dell’inferno (Teinosuke Kinugasa, 1953)
Un altro Grand Prix Cannes che si trasforma in Oscar, questa volta quello al miglior film in lingua straniera (così come i titoli che seguiranno). In realtà, il riconoscimento al regista giapponese è stato assegnato come premio onorario quando la categoria ancora non era stata creata dall’Academy.

Orfeo negro (Marcel Camus, 1959)
La trasposizione del mito di Orfeo nel Brasile contemporaneo ha portato al grande successo internazionale non soltanto il regista Marcel Camus ma anche le sonorità che costituiscono il tema principale del film, in cui Orfeo non suona la cetra ma la chitarra.

Un uomo, una donna (Claude Lelouch, 1966)
Il film di Lelouch ebbe un successo notevole negli Stati Uniti e lo confermano le nomination alla regia e all’interpretazione di Anouk Aimée. Inoltre, Lelouch ha portato a casa anche la statuetta per la migliore sceneggiatura originale.

Il tamburo di latta (Volker Schlöndorff, 1979)
La drammatica storia del piccolo Oskar e del tamburo che porta sempre con sé ha commosso e convinto sia la giuria di Cannes, che lo premia ex aequo con Apocalipse Now, sia l’Academy che assegna l’Oscar alla Germania Ovest.

Pelle alla conquista del mondo (Bille August, 1987)
Coproduzione danese-svedese, il film riscuote all’estero la fortuna che ha avuto in patria e fa guadagnare una candidatura come miglior attore a quel colosso che è Max von Sydow.

Amour (Michael Haneke, 2012)
Amour è uno dei film francesi più apprezzati a livello internazionale degli ultimi anni. Haneke dirige un’opera sconcertante, perfetta sotto ogni punto di vista, in grado di emozionare qualunque tipo di pubblico. Nella serata che lo ha visto vincitore dell’oscar, il film aveva altre quattro candidature (miglior film, miglior attrice, miglior regia e miglior sceneggiatura).

Per quanto riguarda i vincitori di quest’anno, la palma d’oro The Square sarà probabilmente la proposta svedese come miglior film straniero (difficili sono ulteriori candidature); Diane Kruger potrebbe ricevere una prima nomination in un film che alcuni critici hanno ritenuto eccessivamente debole rispetto all’interpretazione principale; e infine per Joaquin Phoenix ci si spera sempre, ma l’Academy sembra voler ignorare la maggior parte dei validissimi progetti portati avanti da questo incredibile attore.

La vita è breve, l'arte è lunga, la letteratura necessaria, il cinema indispensabile, il teatro vitale e anche oggi sono indietro con le mie serie TV.