Ghostbusters, il film dell'estate 2016

Ghostbusters, il film dell’estate 2016

Il 28 luglio 2016 esce nelle sale italiane il nuovo Ghostbusters. A ben 32 anni dall’originale di Ivan Reitman, la banda di acchiappafantasmi più amata della storia torna sugli schermi a far esaltare milioni di bambini (di oggi e di ieri…), con una piccola grande differenza. Questa volta, il cast è tutto al femminile.

Siamo a New York, ai giorni nostri. Erin (interpretata dalla magnifica Kristen Wiig), è a un passo dal diventare professoressa ordinaria alla prestigiosissima Columbia University. Peccato che, anni prima, fosse stata la co-autrice di un libro sui fantasmi insieme all’amica Abby (Melissa McCartney, come sempre esilarante), che ora torna a rovinarle la reputazione. Le due amiche si ritrovano e, insieme a Holtzmann (Kate McKinnon, comica del Saturday Night Live) e Patty (Leslie Jones, anche lei nota negli States grazie a SNL), formano una squadra speciale di acchiappafantasmi per salvare la città dalla serie di minacciose apparizioni che la stanno sconvolgendo.

Se al mix si aggiunge il tanto tonto quanto figo receptionist Kevin (interpretato da Chris “Thor” Hemsworth), la chimica innegabile tra le quattro protagonista, una colonna sonora frizzante e nostalgica quanto serve e un’abbondanza di fantasmi con effetti speciali decisamente migliori di quelli a cui Bill Murray & co. ci avevano abituati, si ha un’idea del perché valga davvero la pena di dare una chance al film.

Come ci si poteva aspettare, i riferimenti all’originale non mancano, e i cameo – per quanto divertenti – a mio parere sono anche troppi (tipo, ce n’è uno di Ozzy Osbourne che… va beh). Giusto per citare le apparizioni più memorabili:

  • Bill Murray compare e scompare senza che si capisca bene perché, nel ruolo di un esperto di fantasmi deciso a screditare le protagoniste;
  • Dan Ayrkoyd, un altro dei Ghostbusters originali, interpreta un tassista scontroso che si rifiuta di andare fino a China Town proprio mentre la città sta crollando nel caos;
  • Ernie Hudson (Winston nell’originale) è lo zio becchino da cui Patty ha preso in prestito il carro funebre divenuto il principale mezzo di trasporto delle protagoniste;
  • Sigourney Weaver, aka Dana nell’originale, viene presentata alla fine del film come la mentore di Holtzmann;
  • Harold Ramis, che interpretava l’occhialuto Egon e a cui il film è dedicato, è mancato nel 2014, ma un busto con le sue sembianza compare all’inizio del film fuori dall’ufficio di Erin alla Columbia;
  • Slimer, l’adorabile fantasma verde e sporcaccione, era stato creato nel film dell’84 come tributo all’umorismo di John Belushi, morto nel 1982. Nella versione 2016, Slime ritorna, questa volta alla guida della mitica Ecto 1 al fianco di un fantasma donna, con un’acconciatura bionda molto anni ’60 – chiaro riferimento ad una scena di Animal House con Belushi nella stessa posa.

Altro elemento degno di nota è il fatto che, a parte qualche commento ammiccante a Kevin da parte di Erin (che, diciamocelo, è più che giustificato…), non c’è neanche una storia d’amore nel corso del film. Ho provato a pensare quando fosse stata l’ultima volta in cui ho visto un film le cui protagoniste femminili non passassero tutto il loro tempo a smaniare dietro a un uomo alla ricerca del tanto agognato “happy ending”. Non ci sono riuscita.

Il che ci porta a qualche riflessione conclusiva. Poter parlare del film tralasciando il fatto che veda al centro un gruppo di donne sarebbe fantastico perché significherebbe che siamo giunti a un tale livello di parità tra i sessi che la cosa non dovrebbe sorprendere nessuno. Purtroppo le cose non stanno ancora così. Da quando, mesi fa, trapelò la notizia che il remake del film cult avrebbe avuto quattro donne come protagoniste, la polemica è stata incessante. Basti dire che il trailer del film divenne in brevissimo tempo il video con più “Non mi piace” della storia di YouTube. La rete può essere un luogo orribile, dove i sentimenti più biechi e retrogradi vengono espressi in modo incivile da leoni da tastiera che si nascondono dietro a username poco riconoscibili. E così è stato anche questa volta, in cui si è dovuto assistere a un teatrino nostalgic-sessista (e a tratti, anche orribilmente razzista) sui principali social media.

Il mio consiglio? Non prestate attenzione alla polemica, e prendete il film per quella gigantesca, divertentissima, assurdissima trashata che è. Non ve ne pentirete!

Italian 20-something living and dreaming in London. Literature geek, film fanatic, social media enthusiast and incurable feminist.