Artisti del taglio e cucito: le più grandi collaborazioni tra registi e montatori

Artisti del taglio e cucito: le più grandi collaborazioni tra registi e montatori

Di tutte le professioni esercitate nel campo cinematografico, quella di montatore è la più silenziosa, quella che lo spettatore fa spesso più fatica a giudicare, e che tuttavia risulta una delle più interessanti e delle più fondamentali. Sembra una banalità, ma è proprio il montaggio a dare forma alla materia estremamente grezza che sono le riprese girate dal regista, e non solo: sta all’editor scegliere le inquadrature di maggiore effetto drammatico, legare le immagini creando continuità interne anche non previste dal copione e rimediare ad eventuali errori o dimenticanze occorsi in fase di ripresa. Per quanto sia un lavoro essenzialmente solitario, in sala di montaggio è necessario l’intervento dei responsabili del reparto di postproduzione sonora e ovviamente del regista affinché dia la propria approvazione a quanto gli viene proposto.

Tra regista e montatore è comune (e necessario) che si instauri un rapporto di fiducia e che entrambi abbiano l’elasticità nel cambiare idea, approccio e visione del progetto. La storia del cinema è ricchissima di collaborazioni strettissime tra queste due figure che hanno dato vita a opere di altissimo valore. Ne ho scelte cinque (in maniera del tutto arbitraria, come sempre) lasciando la possibilità a chi legge di dedicarsi ad una simile ed interessante ricerca per trovarne altre.

George Tomasini – Hitchcock
Pensare ad Alfred Hitchcock è pensare alla suspense, questo è un fatto. Ma pensare ai film di suspense di Hitchcock senza pensare al montaggio non sarebbe possibile. La costruzione del meccanismo-firma del maestro del brivido è affidata alla sala di montaggio e a uno dei suoi uomini più fidati: George Tomasini montò i nove film di Hitchcock del decennio più luminoso della filmografia del regista britannico, da La finestra sul cortile a La donna che visse due volte, da Psycho a Gli uccelli. La collaborazione tra i due si è interrotta a causa della morte di Tomasini al termine del lavoro su Marnie. Proprio come Hitchcock, anche il suo lavoro è stato rivalutato in un secondo momento e l’unica menzione ricevuta dagli Academy fu per Intrigo Internazionale. Quella che vi propongo è una sequenza da La finestra sul cortile, uno dei più alti esempi di suspense cinematografica.

Susan E. Morse – Allen
Woody Allen ama circondarsi dei migliori attori in circolazione e scrive per loro (e per sé) ruoli memorabili e sceneggiature prive di sbavature. Nella commedia, il ritmo è tutto e nel cinema i tempi comici sono affidati tanto agli interpreti quanto al montaggio che sospende, dilata e altera il tempo. Susan Morse ha collaborato con Allen per oltre vent’anni, cominciando come assistente montatrice per Io e Annie fino a Celebrity, per poi staccarsi dal regista a seguito degli scandali familiari che lo hanno visto protagonista alla fine degli anni Novanta. Suo è quindi il merito di aver montato alcuni tra i più grandi film del regista newyorchese tra cui Manhattan, Broadway Danny Rose e Harry a pezzi. Proprio quest’ultimo titolo è uno dei più interessanti lavori di editing a livello di micro e macrostruttura, in cui il il film e il suo protagonista vengono decostruiti un’inquadratura dopo l’altra.

Walter Murch – Coppola

Murch è una delle figure più interessanti del cinema statunitense: è montatore, sound designer, regista, sceneggiatore ma anche traduttore di poesie italiane. Editor e amico di registi del calibro di Fred Zinnemann, George Lucas e Anthony Minghella, è con Francis Ford Coppola che ha stretto il più importante sodalizio artistico. Per La conversazione, il primo film di cui abbia curato il montaggio, ha svolto anche il delicatissimo lavoro di registrazione e mixaggio dei suoni con risultati da Palma d’oro. La collaborazione con Coppola è continuata fino al 2009 ma senza pretesa di esclusività da parte di entrambi. Il talento di Murch è stato premiato con tre premi Oscar, ma il più grande privilegio gli è forse stato dato dalla Universal nel 1998 quando è stato scelto per rimontare L’infernale Quinlan seguendo i ritrovati appunti di Orson Welles. Il punto più alto del suo lavoro di montatore può essere considerato Apocalypse Now, il secondo film Palma d’oro di Coppola, che Murch ha curato in entrambe le edizioni (Apocalypse Now e Apocalypse Now Redux).

 

Michael Kahn – Steven Spielberg
Se c’è un regista in grado di passare con disinvoltura da un genere all’altro e di entusiasmare intere generazioni con i suoi film, questi è Steven Spielberg. Modificare gli stili di ripresa al soggetto della pellicola non è però sufficiente: è necessario che anche il montatore adatti e leghi le immagini creando il giusto ritmo e valorizzandole al massimo. Che si tratti della fantascienza di Incontri ravvicinati del terzo tipo o delle avventure di Indiana Jones, dei drammi della Shoah o delle animazioni del GGG, Spielberg si è sempre affidato a Michael Kahn con straordinari risultati. Su otto nomination agli Oscar (record imbattuto nella categoria del miglior montaggio), per ben sette volte Kahn è entrato in cinquina per un film di Spielberg e tre sono le statuette ottenute. Tra le immagini più memorabili passate tra le mani di Kahn c’è la lunga sequenza dello sbarco a Omaha Beach nel capolavoro bellico di Spielberg, Salvate il soldato Ryan.

Thelma Schoonmaker – Martin Scorsese

Chiudiamo con una delle più grandi donne di cinema dietro uno dei più grandi uomini di cinema. Thelma Schoonmaker ha montato la quasi totalità dei film di Scorsese e ha contribuito a renderne inequivocabile lo stile. Che si tratti di montaggio visibile o nascosto, di jump cut o flash cut, i tagli della Schoonmaker sono sempre chirurgicamente precisi e la rendono un’autorità nel campo del montaggio tanto rispettata quanto presa a modello dai più giovani. Anche Thelma ha tre Oscar sul caminetto (più dell’amico Martin), tutti e tre vinti per film diretti da Scorsese: The Aviator e The Departed sono senz’altro tra i più pregevoli esiti di questo sodalizio ma è Toro scatenato a rimanere la vetta di una collaborazione che dura da oltre 50 anni.

La vita è breve, l'arte è lunga, la letteratura necessaria, il cinema indispensabile, il teatro vitale e anche oggi sono indietro con le mie serie TV.