Aria di musical: dieci classici che hanno fatto la storia

Aria di musical: dieci classici che hanno fatto la storia

Il musical è un genere non amato da tutti e con una buona dose di detrattori. Chi li giudica noiosi o difficili da seguire, lo fa in genere a causa dei numeri musicali in una lingua diversa dall’italiano; chi invece li apprezza è in grado di godere di una delle forme cinematografiche che sintetizza la totalità delle arti e trova il perfetto equilibrio tra i due obiettivi del cinema: raccontare una storia e intrattenere.

Scegliere quali musical inserire in una lista di dieci titoli non è stata impresa facile e per questo ho deciso di limitare il campo ai film prodotti a Hollywood di maggiore influenza sul cinema (non solo di genere) degli anni successivi.

Cappello a cilindro (Mark Sandrich, 1935)

Anche chi si dichiara non amante del musical non può rimanere indifferente alla grazia e all’immortale talento di Fred Astaire e Ginger Rogers. Cappello a cilindro è la quarta collaborazione sullo schermo tra i due e costituisce la vetta più alta degli anni Trenta: il film sintetizza tutti gli archetipi narrativi ed estetici del genere, alternando ed equilibrando l’ironia da commedia degli equivoci e la componente romantica. Canzoni e coreografie non costituiscono una parte di pura attrazione, ma si integrano perfettamente all’interno della narrazione. La colonna sonora è firmata da Irving Berlin, uno dei pilastri portanti della musica americana. Tra i duetti più riusciti mi limito a ricordare Cheek to Cheek, riproposta e citata ancora oggi, e Isn’t This a Lovely Day.


Il mago di Oz (Victor Fleming, 1939)

Che si sia tristi o allegri, soli o in compagnia, Il mago di Oz incanta per il potere di far vedere ciò che ci circonda con occhi diversi e per la poesia dell’inserire nella cornice in bianco e nero, uno dei più riusciti esiti del Technicolor. A dare risalto ancora maggiore al film è una diciassettenne Judy Garland che ci accompagna alla ricerca del mago. Durante la cerimonia degli Oscar del 1940, sono stati premiate con la statuetta sia le musiche di Herbert Stothart che l’immortale Over the Rainbow, scritta da Harold Arlen e E. Y. Harburg. Non privo di controversie in fase di produzione (14 sono gli sceneggiatori che si sono succeduti alla stesura del copione e 4 i registi non accreditati accanto a Fleming), il film ha riscosso un successo che oggi rimane un’inalterata fonte di ispirazione.


Cantando sotto la pioggia (Stanley Donen e Gene Kelly, 1952)

Cantando sotto la pioggia è uno dei film meglio riusciti non soltanto del genere musical, ma della storia del cinema. La sceneggiatura alterna registri e generi dalla parodia alla commedia al film romantico e colloca la vicenda nel passaggio dal cinema muto al sonoro. Ci troviamo davanti ad un musical che parla della propria archeologia, prendendosi in giro e mostrando ciò che anima i teatri di posa durante la rivoluzione degli anni Venti. L’idea è del produttore Arthur Freed, tycoon del musical hollywoodiano per oltre due decenni e autore della canzone che dà il titolo al film. La regia e le coreografie sono firmate a quattro mani da Stanley Donen e Gene Kelly, che veste anche i panni del protagonista. All’epoca, il successo del film fu buono ma non paragonabile alla fortuna di cui continua a godere.

My Fair Lady (George Cukor, 1964)

A partire dagli anni Cinquanta, alla produzione di musical originali si affianca la trasposizione filmica di spettacoli che hanno riscosso successo sui palcoscenici di Broadway. Questa tendenza, non sempre vista di buon occhio dai critici più “puristi”, continua ancora oggi a dare esiti particolarmente felici. Tra le produzioni di maggiore successo troviamo My Fair Lady, trasposizione di Pigmalione di George Bernard Shaw con canzoni di Frederick Loewe e Alan Jay Lerner (autori anche di Camelot e Gigi). Agli Oscar del 1965, il film viene premiato con 8 statuette tra cui quelle al film e alla regia. Non è andata altrettanto bene a Audrey Hepburn, doppiata nel canto, che ha visto premiare come attrice protagonista Julie Andrews, l’Eliza Doolittle originale, per la sua Mary Poppins.

Funny Girl (William Wyler, 1968)

Non è difficile dire quale sia la parte più sorprendente di Funny Girl: il musical scritto da Isobel Lennart e musicato dal Jule Styne e Bob Merrill aveva riscosso un enorme successo fin dal debutto nel 1964; Wyler era uno dei cineasti più apprezzati di Hollywood con i suoi tre Oscar e dodici nomination per la regia. L’unica incognita era se la giovane attrice che aveva stupito gli spettatori a teatro e che non aveva mai lavorato al cinema, avrebbe saputo reggere sulle proprie spalle una grande produzione hollywoodiana. Senza sforzo apparente, Barbra Streisand incarna lo spirito ribelle e la comicità di Fanny Brice, la celebre attrice delle riviste di Ziegfield. Anche in questo caso, la carriera della protagonista fornisce il pretesto per l’inserimento dei numeri musicali integrati all’interno della narrazione. La Streisand riesce a farsi notare (e a vincere un Oscar) per l’interpretazione e a lasciare un segno indelebile con la sua voce.

Si certo, il titolo diceva “10 classici”… ma per scoprire gli altri cinque titoli della lista, vi toccherà aspettare qualche giorno: appuntamento la settimana prossima su Angry Italian!

La vita è breve, l'arte è lunga, la letteratura necessaria, il cinema indispensabile, il teatro vitale e anche oggi sono indietro con le mie serie TV.