Molenbeek e il terrorismo degli emarginati

Molenbeek e il terrorismo degli emarginati

Molenbeek. Probabilmente pochissimi fuori dal Belgio avevano già sentito questo nome prima che si diffondesse a gran velocità negli scorsi giorni. E’ il quartiere di Bruxelles da dove provengono alcuni dei terroristi di Parigi. I due fratelli Abdeslam, di cui uno, Salah, è ancora ricercato dalla polizia, vivevano proprio in questa parte della capitale belga. Non è la prima volta che il quartiere ospita dei terroristi, anzi il numero di attentati ricollegabili in qualche modo a Molenbeek è ormai talmente elevato da non poter più essere una coincidenza. Qualcuno ha definito il quartiere “rifugio della jihad“. Al di là delle varie dicerie, tra le case di Molenbeek si cela una amara verità sulla natura del nuovo terrorismo che sta colpendo l’Europa.

Poliziotti-Molenbeek

Agenti speciali in azione a Molenbeek | cc: Internet

Una città divisa
Bruxelles non è una città come le altre, e in questo caso non è un complimento. Rispetto alle sue dimensioni risulta estremamente divisa e frammentata. Chi ci ha abitato per qualche tempo sa di cosa parlo. Al suo interno è suddivisa in ben 19 municipalità (le “communes”), ognuna col suo sindaco, tra cui le principali sono Bruxelles-Ville (il centro-città), Etterbeek, Saint-Gilles, Anderlecht, Ixelles e Molenbeek-Saint-Jean. Sono vere e proprie unità amministrative, anche se di fatto si tratta di quartieri, più o meno grandi ma pur sempre quartieri. Questo per dire che la città non gode di una amministrazione generale e ogni comune fa storia a sè in termini di organizzazione.

All’inizio potrà sembrarvi strano, ma passando da una zona all’altra di Bruxelles noterete delle grandi differenze, soprattutto in termini di percentuale di immigrati (di prima o altre generazioni) residenti nei vari quartieri e di ricchezza media di chi vi abita. Ad esempio, il centro storico è ricchissimo e pieno di negozi di lusso, mentre solo spontandosi di qualche chilometro (si parla di 15/20 minuti a piedi) ci si può imbattere in una zona degradata, dominata da casermoni grigi e case popolari. Come molte capitali europee Bruxelles vive di contrasti, ma qui le differenze tra i quartieri sono particolarmente evidenti.

Lo stesso ministro degli interni belga, Jan Jambon, ha spiegato come le divisioni interne a Bruxelles giochino a sfavore delle forze dell’ordine. “Lo scambio di informazioni è difficile dato che in città ci sono sei diversi dipartimenti di polizia. E’ un paradosso se sappiamo che a New York, che è grande più del doppio di Bruxelles, c’è un solo dipartimento“, ha detto il ministro in una intervista a POLITICO.

Molenbeek_Etangs-Noirs

I contrasti di Molenbeek | cc: Internet

Il quartiere peggiore
Tra tutti i quartieri di Bruxelles, Molenbeek è spesso considerato il peggiore da chi vive in città. E’ sconsigliato andare in certe sue zone da soli o senza conoscere nessuno degli abitanti. In alcune parti la popolazione è quasi totalmente araba, molti sono figli di immigrati arrivati in Belgio anni fa e rimasti a vivere nella capitale. Il quartiere, soprannominato ‘piccola Manchester’ per il suo passato industriale, è separato dal centro della città da un canale su cui si affacciano gli edifici delle vecchie fabbriche. Un tempo da qui passava la maggior parte dell’economia di Bruxelles, ma ormai il quartiere è povero e alcune sue parti mostrano i segni del degrado.

A Molenbeek i giovani hanno poche speranze nel futuro. E’ la zona di Bruxelles col più alto tasso di disoccupazione, al 30% (quella giovanile è al 40%). Un terzo dei 96mila abitanti della comune è in situazione di difficoltà, molti usufruiscono dello «chômage», il sussidio di disoccupazione fornito dallo stato. Qui le persone vivono con attività poco redditizie, molti sono piccoli commercianti, mentre l’illegalità riempie le falle dell’economia, rivelandosi uno dei pochi mezzi “sicuri” per riuscire a guadagnarsi da vivere. Il traffico d’armi e di droga sono particolarmente diffusi nella zona.

Molenbeek è un quartiere dalla spiccata multiculturalità e dai forti contrasti. Vi convivono soprattutto la comunità tunisina, marocchina e pachistana, ma anche armeni, portoghesi e spagnoli. Da anni è una zona di insediamento per i migranti che arrivano nella capitale belga.

Disoccupazione-Bruxelles

Tassi di disoccupazione per ogni Comune a Bruxelles

Terroristi si nasce?
A parte tutto questo, come si legge in questi giorni Molenbeek sembra diventato il quartiere culla dell’estremismo islamico. La sua storia è ormai legata a doppio filo col terrorismo: c’è chi ha passato del tempo nelle sue case (l’attentatore del treno Thalys Amsterdam-Parigi), chi ha acquistato qui le armi necessarie (l’assaltatore del supermercato Kosher a Parigi dello scorso gennaio) e chi ha abitato stabilmente nel quartiere, come nel caso attuale dei fratelli Abdeslam.

I giovani mussulmani che vivono a Molenbeek pagano le gravi difficoltà economiche della zona e subiscono ancor più degli altri abitanti le conseguenze della stigmatizzazione del quartiere. Negli ultimi anni a Molenbeek si sono insediati alcuni volti del radicalismo islamico più violento, predicatori capaci di fare il lavaggio del cervello ai giovani emarginati dalla società e senza speranza nel futuro. E’ molto probabilmente il caso dei due fratelli partiti per Parigi con l’obiettivo di seminare il terrore nella città.

Salah-terrorista

Salah Abdeslam, 26 anni, ricercato dalla polizia

Una riflessione in merito è doverosa. Il fatto che Molenbeek sia stata e continui a essere la fonte principale di combattenti unitisi alle file dell’Isis in Siria (oltre 400 cittadini belgi) rappresenta il fallimento della politica sociale cittadina. Come ha ammesso lo stesso ministro degli interni, ormai lo Stato ha perso il controllo su questa zona della capitale. Il momento di intervenire è arrivato, anzi è già troppo tardi. Non basteranno le operazioni dei servizi speciali per risolvere le cose.

A Molenbeek il terrorismo nasce dall’emarginazione, e dal fallimento delle politiche d’integrazione della città capitale d’Europa. Per Bruxelles è venuto il momento di guardare in faccia la realtà, senza nascondersi dietro improbabili giustificazioni. Il quartiere non si riconquisterà a colpi di pistola, come in una guerra tra bande, ma ridando speranza a chi a ventanni è disposto a morire per dare un senso alla propria vita.

Studia e vive a Bruxelles. Scrive di politica internazionale, Europa e Italia. Non crede nelle soluzioni facili ai grandi problemi. Segni particolari: europeista convinto. Twitter: @WattGuidi