La pericolosa verità di Edward Snowden

La pericolosa verità di Edward Snowden

Traditore della patria o eroe del XXI secolo? La figura di Edward Snowden è stata in bilico tra queste due versioni fin da quando l’ex agente della Nsa ha raggiunto la notorietà, in seguito alle rivelazioni shock sulle attività di sorveglianza americane pubblicate sul quotidiano britannico The Guardian. A distanza di un paio di anni dall’uscita degli articoli che hanno scosso l’opinione pubblica mondiale, la vicenda del discusso whistleblower sembra ancora lontana da una conclusione.

Snowden al momento si trova a Mosca, dove vive grazie a un permesso di soggiorno temporaneo rilasciatogli nel 2014. Oggi è possibile ricostruire la sua storia, anche grazie alle informazioni contenute nell’opera di Luke Harding, il giornalista del Guardian che ha recentemente raccontato in modo dettagliato la vicenda della talpa più famosa del secolo.

Epilessia Tutto comincia all’inizio di giugno 2013, quando Edward Snowden incontra nella hall del Mira Hotel di Hong Kong la documentarista Laura Poitras e il corrispondente dagli Stati Uniti per il Guardian, Glenn Greenwald. L’obiettivo dell’incontro per Snowden è entrare direttamente in contatto con due persone fidate, alle quali affidare i documenti top secret di cui è in possesso. Pochi giorni prima, infatti Snowden aveva lasciato la sede del suo ufficio delle Hawaii, dove lavorava per un’ azienda di consulenza appaltatrice della Nsa (l’agenzia di sicurezza degli USA). La richiesta di un permesso per potersi sottomettere ad una terapia per l’epilessia, poi il biglietto aereo per Hong Kong: Snowden da quel giorno non ha più fatto ritorno negli Stati Uniti.

La bomba In una tranquilla domenica pomeriggio del giugno 2013, la storia di Snowden sconvolge gli Stati Uniti. Mentre si trovava a Hong Kong, Laura Poitras ha registrato un video di una decina di minuti in cui la talpa della Nsa viene intervistata da Greenwald. Sono le quattro del pomeriggio quando le principali tv americane trasmettono il filmato, che arriva direttamente dalla sede del Guardian di New York. La bomba scoppia: di colpo Snowden diventa l’uomo più ricercato del pianeta. Qualcuno, racconta Luke Harding nel suo libro, guardando il video riconosce l’hotel in cui i due si trovano dalla forma delle lampade. Ma Snowden da quel momento è già introvabile, anche per il governo americano.

Edward-Snowden-illustration

credit: The Guardian online

Comuni cittadini Quel giugno di due anni fa le rivelazioni di Snowden mettono in luce tante inquietanti verità sulle modalità di sorveglianza da parte della Nsa e delle agenzie a lei vicine. In un reportage del luglio 2014, il Washington Post dimostra, grazie ai documenti segreti forniti da Snowden, che il 90% dei soggetti posti sotto sorveglianza dalla Nsa sono comuni cittadini e non i bersagli ricercati. Uno dei primi articoli firmati da Glenn Greenwald sul Guardian in quel Giugno 2013, invece, rivela come la compagnia telefonica americana Verizon fornisse quotidianamente alla Nsa milioni di registrazioni dei telefoni degli statunitensi, ma anche di cittadini francesi e di personalità di spicco del mondo economico e politico.

Spiare gli amici In breve tempo, la bufera generata dalle rivelazioni di Snowden contagia con violenza anche gli alleati internazionali di Washington. Nell’autunno del 2013 diversi documenti pubblicati sui principali quotidiani europei mostrano come lo spionaggio statunitense si estenda fino a politici, manager, banchieri e persino capi di Stato stranieri. Importanti leader internazionali (tra cui quelli di Brasile, Francia e Germania), scioccati dalla notizia, non esitano a esprimere la propria collera e chiedono delucidazioni al governo degli Stati Uniti riguardo alle tecniche di sorveglianza impiegate dalle sue agenzie di sicurezza. La cancelliera tedesca Angela Merkel, infuriata alla luce delgli ultimi documenti svelati da Snowden, paragona la Nsa alla Stasi, dichiarando che “spiarsi tra amici è inaccettabile“.

Strumenti di sorveglianza Di recente il volto di Snowden torna in tv. Il 10 Ottobre scorso la BBC, durante il programma Panorama, trasmette una sua intervista all’ex agente della Nsa. Snowden, ancora una volta ripreso in una camera d’albergo, questa volta in Russia, illustra in modo semplice gli straordinari strumenti di sorveglianza di massa attualmente nelle mani delle agenzie di spionaggio americane. “Ad esempio, spiega Snowden, c’è il Nosey Smurf (smurf in inglese sta per “puffo”, ndr), lo strumento che attiva il microfono del vostro telefono come se si stesse ricevendo una chiamata ma senza che nessuno vi stia chiamando. Così, per esempio, se il telefono è nella vostra tasca, lo si può attivare e ascoltare tutto quello che sta succedendo intorno a voi“. Per non parlare di molte altre inquietanti tecniche in grado di carpire le informazioni dei cittadini, senza che questi siano minimamente consapevoli di essere spiati.

Motivazioni Snowden si trova attualmente in una condizione di esilio forzato a Mosca, l’unico paese in Europa ad averlo accettato sul proprio territorio. “Gli altri Stati avevano paura di inimicarsi la propria opinione pubblica e il governo degli USA“, spiega Snowden durante l’intervista alla BBC. Le sue motivazioni, in questo periodo di vita passata a fuggire da chi vorrebbe portarlo negli Stati Uniti per imprigionarlo con l’accusa di sottrazione di materiale riservato, non sono cambiate. Alla domanda se si senta un traditore, Snowden risponde così: “Certo che no. La domanda è: se fossi un traditore, chi avrei tradito? Ho dato tutte le mie informazioni ai giornalisti americani e alla società libera in generale. Per chi lavora lo Stato? Stanno lavorando per la gente o contro di noi?”.

Citizen-four

Quarto cittadino Lo scorso autunno negli Stati Uniti esce un documentario sulla storia di Ewdard Snowden e delle sue rivelazioni riguardo la Nsa. Il titolo è “Citizen Four” e la regista del filmato è Laura Poitras, la stessa documentarista che era stata contattata per prima da Snowden dopo la sua fuga dalla Nsa. Il documentario riceve numerosi riconoscimenti, tra cui l’Oscar e il British Academy Film Award per il miglior documentario del 2015.

Penso che il lavoro della Poitras e dei giornalisti che hanno pubblicato i documenti segreti forniti da Snowden riguardi un aspetto chiave della nostra vita, ovvero il diritto alla privacy. Dopo l’attentato dell’undici Settembre 2001 il confine tra pubblico e privato è stato eroso sempre di più. Gli sforzi delle agenzie di spionaggio per spiare ignoti cittadini per motivi di sicurezza ad alcuni sembrano plausibili, se non apprezzabili. Oggi che la maggior parte della nostra comunicazione avviene online, per mezzo di pc o smartphones, poi, essere spiati è diventato un gioco facile per giganti come la Nsa, che dispongono di budget pressoché illimitati per investire in nuove tecnologie di sorveglianza di massa.

Le rivelazioni diffuse da Snowden nella circostanza hanno costretto il governo americano a operare una riforma della Nsa e dei suoi sistemi di sorveglianza. Grazie al coraggio di Snowden, oggi molti più cittadini sono più consapevoli dello stato delle cose negli Stati Uniti. Tuttavia questo non basta: il dibattito sull’importanza della privacy non deve in futuro cadere vittima della paura. I cittadini degli Stati europei non dovrebbero rinunciare alla propria libertà, ad esempio per timore di possibili attentati. Si deve trovare un equilibrio a salvaguardia della privacy, per evitare la società del Grande fratello temuta da Orwell e altri intellettuali del ‘900. La libertà e la privacy sono diritti che non si possono barattare, perché, come dice Snowden, “non voglio vivere in un mondo dove tutto ciò che dico, tutto ciò che faccio, tutte le persone a cui parlo, ogni espressione di amore o di amicizia sono registrati“.

Studia e vive a Bruxelles. Scrive di politica internazionale, Europa e Italia. Non crede nelle soluzioni facili ai grandi problemi. Segni particolari: europeista convinto. Twitter: @WattGuidi