La Grecia è in ginocchio, ma la soluzione alla crisi resta lontana

La Grecia è in ginocchio, ma la soluzione alla crisi resta lontana

Dopo una lunga assenza, in questi giorni la Grecia è ricomparsa sui titoli dei media internazionali, tra cui quelli italiani. Perché proprio ora? Come successo dallo scoppio della crisi ellenica, si parla di Grecia ogni volta che una scadenza dei suoi debiti si avvicina. A giugno lo Stato greco dovrà pagare una grossa somma alla Banca centrale europea (Bce): tutto si spiega. Lo scorso lunedì si è tenuta a Bruxelles una riunione straordinaria dell’Eurogruppo (che riunisce i ministri delle finanze degli Stati che hanno l’euro, nda) dedicata alla Grecia, in cui si è discusso per la prima volta alla possibilità di “ristrutturare” il debito greco. Che vuol dire? E soprattutto: questa idea potrebbe finalmente risolvere le cose?

Ristrutturare: che significa?
Detto in termini semplici, ristrutturare il debito greco significherebbe rivederne le modalità di pagamento, fino, nel caso estremo, a ridurre la somma totale dovuta dal governo di Atene ai suoi creditori. La ristrutturazione può avvenire in vari modi, il più drastico è il cosiddetto “taglio nominale“, ossia una riduzione immediata del valore totale del debito. Questa ipotesi, per ora non considerata dai ministri delle finanze riuniti a Bruxelles, costringerebbe i creditori della Grecia a rinunciare ad una parte – più o meno cospicua – dei rimborsi previsti. Le opzioni analizzate nel corso dell’ultimo Eurogruppo sono ben più soft: vanno da allungare le scadenze dei pagamenti a bloccare le percentuali di interesse, fino a far acquistare le parti più onerose del debito all’Esm (European stabilty mechanism) il famoso “Fondo salva-Stati”.

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La strada dell’austerità
Al di là dei tecnicismi e dei dati economici, la ristrutturazione del debito greco è di fondamentale importanza. Di fatto si tratta dell’unica opzione disponibile per risolvere definitivamente – almeno nel breve periodo – la crisi greca. Si capisce subito il perché: l’economia greca, travolta dalla crisi nell’ormai lontano 2009, non è più stata in grado di rialzarsi e riprendere a crescere. Nonostante quanto dicano i loro sostenitori, le ricette di austerità non hanno fatto che peggiorare la situazione. Seguendo i dettami imposti dalla troika (Bce, Fmi e Commissione europea, nda) la Grecia, largamente indebitata ed in recessione, è stata costretta ad operare pesantissimi tagli alla propria spesa pubblica, in cambio di prestiti per ripagare i propri debiti. A nulla sono servite le elezioni e i cambi di governo nella penisola ellenica. Tutti ricordiamo i fatti dello scorso anno, quando Tsipras, eletto con la promessa di abbandonare la strada dell’austerità, dovette arrendersi davanti alla fermezza della Germania e del suo ministro delle finanze Schauble. “Nein”, niente da fare caro Alexis. Eppure di questo passo la crisi greca non farà altro che peggiorare. Senza una riduzione del debito l’economia della Grecia non ce la può fare a riprendersi. Ormai tutti l’anno capito, tranne i ministri dell’eurozona.

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Qualcosa è cambiato?
Se finora nessuno è riuscito – o ha voluto – far cambiare rotta all’Eurogruppo, allora dov’è la speranza? Di fatto è ridotta a un lumicino, ma forse qualcosa a Bruxelles si sta muovendo. Come detto poco sopra, nella riunione straordinaria del 9 maggio si è parlato per la prima volta di ristrutturazione del debito greco, un’idea rimasta un tabù fin dall’inizio della crisi. Ovviamente i più restii a toccare l’argomento sono i conterranei della Merkel, e non solo per la loro attenzione al rispetto delle regole e dei parametri finanziari. Gran parte del debito greco è infatti detenuto da banche estere, tra cui diversi istituti di credito tedeschi. Banche che non hanno esitato a prestare soldi ai greci prima della crisi, pur conoscendo bene i problemi di solvibilità del paese, salvo poi battere in ritirata nel momento più difficile, pretendendo di riavere indietro tutto quanto prestato, fino all’ultimo euro. Le misure di austerità condannano la Grecia a pagare tutto, a discapito della ripresa economica. Al contrario la ristrutturazione darebbe un po’ di respiro alle casse greche, permettendo al governo di ricominciare ad investire nella propria economia e non soltanto a tagliare servizi.

I falchi e le proteste
La strada della ristrutturazione è sostenuta da Christine Lagarde, direttrice del Fondo monetario internazionale, la quale, come scrive Andrea Pipino su Internazionale, “ha una posizione chiarissima ormai da qualche tempo: la questione dell’alleggerimento del debito di Atene va discussa insieme ai dettagli del nuovo piano di salvataggio, non in un secondo momento”. Di recente anche il vice-cancelliere della Germania, il socialista Sigmar Gabriel, si è espresso positivamente sulla questione della ristrutturazione. Tuttavia, prima che la situazione cambi ci sarà bisogno di ben altre mobilitazioni a livello europeo. Altrimenti i falchi, come ha spiegato Gianni Pittella, capogruppo dei Socialisti e democratici al Parlamento europeo, “porteranno la Grecia alla morte”. C’è da credergli: basti pensare che alla vigilia della riunione dell’Eurogruppo, il governo Tsipras ha approvato una serie di ulteriori tagli alla spesa (che toccano soprattutto le pensioni) per rassicurare i creditori e facilitare un accordo a Bruxelles.

Anche se i maggiori media non ne parlano la Grecia è sull’orlo del baratro, la sua popolazione è stremata dalle misure di austerità. Mentre in parlamento venivano approvati i nuovi tagli proposti dal governo, nelle strade di Atene e altre città greche migliaia di cittadini davano vita a manifestazioni di protesta. L’ultimo sciopero generale nazionale di tre giorni consecutivi – dal 6 all’8 maggio – ha paralizzato il paese, mostrando al mondo tutta la rabbia e la disperazione di un popolo in ginocchio. Tuttavia queste proteste resteranno inutili se l’Unione europea non deciderà una volta per tutte di cambiare rotta e aiutare la Grecia a rialzarsi, partendo da un gesto di solidarietà mai necessario quanto oggi. Ristrutturare il debito è l’unica soluzione rimasta. Altrimenti la Grecia sarà perduta, e a quel punto non resterà molto da rimborsare.

Studia e vive a Bruxelles. Scrive di politica internazionale, Europa e Italia. Non crede nelle soluzioni facili ai grandi problemi. Segni particolari: europeista convinto. Twitter: @WattGuidi