Innocenti evasioni: l'Italia sta diventando un paradiso fiscale?

Innocenti evasioni: l’Italia sta diventando un paradiso fiscale?

Da circa poco più di due settimane, l’attenzione mondiale è stata catturata da un piccolo stato situato nell’America centrale. E’ Panama il paese protagonista della più grande fuga di notizie finanziarie della storia, nonostante nella classifica dei maggiori paradisi fiscali, stilata da Global Citizen, il piccolo stato centro-americano occupi solo l’undicesima posizione.
L’inchiesta, rinominata Panama papers, ha suscitato un vero e proprio terremoto mediatico, mettendo in imbarazzo molti volti noti in tutto il mondo. Eppure, nonostante la grandezza e l’importanza dell’indagine, si tratta soltanto dell’ennesima scoperta dell’acqua calda.

“Offshore” nel linguaggio finanziario significa “all’estero”, viene utilizzato per indicare i paesi esteri che garantiscono un prelievo basso o addirittura nullo sui depositi bancari in termini fiscali. Il motivo di tale scelta è più che altro strategico: paesi come Panama attirano così notevoli quantità di capitali provenienti dai paesi esteri, fornendo in cambio una tassazione considerevolmente ridotta. Questi paradisi fiscali permettono al milionario di turno di rendere non rintracciabile parte, o tutta la propria ricchezza. I giorni passano e il numero di nomi dei personaggi illustri implicati nella vicenda non smette di crescere: personaggi famosi residenti in oltre 200 paesi, dalla politica allo sport, al cinema, fino agli istituti bancari.

E’ necessario sottolineare il fatto che avere una società offshore non è illegale. Per quanto riguarda i cittadini italiani tale pratica diventa illecita se non viene comunicata alle autorità fiscali, ovvero se non viene inserita nella propria dichiarazione dei redditi. Dubito però che un milionario italiano apra un conto corrente offshore per poi avvertire il fisco.
Qual è stato il comportamento tenuto del governo Renzi nei confronti dei propri cittadini evasori?
Dal primo gennaio 2015, in Italia è entrata in vigore la cosiddetta “voluntary disclosure”, la procedura che consente agli italiani che hanno interessi, attività finanziarie e patrimoni all’estero, non dichiarati, di risanare la propria posizione illegale, sia dal punto di vista delle imposte che dal punto di vista penale, tramite il pagamento scontato di tutte le tasse non pagate. Un’enorme possibilità concessa dall’esecutivo ai propri cittadini furbacchioni.

Non contento di questo invito a nozze, il ministro Padoan, in un’intervista a Il Sole 24 Ore, ha dichiarato che il governo è pronto a dare ai propri cittadini un’ulteriore chance per mettersi in regola. Perseverare non era diabolico? Eppure Renzi nel 2015 aveva affermato che la “voluntary disclosure”, che prevedeva come termine per mettersi in regola senza incorrere in sanzioni penali il 30 settembre scorso, non sarebbe stata replicata. Non bastava aver fatto entrare in vigore uno strumento che ha praticamente cullato i cittadini imbroglioni, ora arriverà anche la ciliegina sulla torta per gli evasori. Il Fatto Quotidiano riporta i seguenti dati: sono 129.565 gli italiani che si sono autodenunciati, mentre l’agenzia delle entrate ha incassato solo 3,8 miliardi sui 60 regolarizzati; questo implica che gli evasori hanno versato allo Stato solo il 6% del totale dell’evasione.

08/03/2014 Roma, il governo presenta il Documento di Economia e Finanza. Nella foto il premier Matteo Renzi, e il ministro dell'economia Pier Carlo Padoan

Con l’approvazione del D.Lgs n.158/2015 nell’estate dell’anno passato, sono stati introdotti nuovi reati, ma si sono anche alzate le soglie di punibilità. Quali sono le condotte che comportano un reato in Italia?

  • La dichiarazione fraudolenta, ovvero la falsificazione delle dichiarazioni dei redditi o IVA inserendo elementi fittizi o alterando le scritture contabili, il reato sussiste se l’imposta evasa è superiore a 30mila euro, se i redditi non dichiarati superano il 5% del totale o 1,5 milioni di euro. La sanzione prevista è la reclusione da 1 anno e 6 mesi a 6 anni.
  • La dichiarazione infedele, quando si dichiara meno di ciò che si guadagna, per esempio non rilasciando scontrini; il reato si verifica se l’imposta evasa è superiore a 150mila euro e i redditi non dichiarati superano il 10% del totale o i 3 milioni di euro. E’ prevista la reclusione da 1 a 3 anni.
  • La dichiarazione omessa consiste nella mancata dichiarazione, per esempio aprire una partita IVA e non fare la dichiarazione dei redditi, un reato gravissimo, che in Italia viene punito solamente con la reclusione da 1 a 3 anni. La soglia di punibilità è stata elevata a 50mila euro, rispetto ai 30mila precedenti.
  • L’occultamento o la distruzione di documenti contabili, reclusione da 1 anno e 6 mesi a 6 anni.
  • E’ stato poi introdotto il nuovo reato per omesso 770. La mancata presentazione del 770 sarà punita con la reclusione da 1 anno e 6 mesi a 4 anni. Sarà considerato reato solo se l’importo supererà i 50mila euro.
  • Le compensazioni effettuate utilizzando crediti inesistenti, se superiori ai 50mila euro, saranno punite con la reclusione da 18 mesi a 6 anni.
  • L’emissione di fatture per operazioni inesistenti che permettono ai terzi di evadere le imposte sui redditi e sull’IVA, il reato è punito con la reclusione da un minimo di 1 anno e 6 mesi ad un massimo di 6 anni.

Per tutti questi reati non viene applicata la sospensione condizionale della pena se l’imposta evasa supera i 30% del volume degli affari o i 3 milioni di euro.

Sono state aggiunte inoltre delle nuove possibilità di non punibilità, nel caso in cui il contenzioso è in corso e il debito viene pagato prima del dibattimento:

  • il reato non è punibile se il debito pagato riguarda versamenti omessi e prestazioni irregolari.
  • non si viene puniti neanche nel caso di dichiarazione infedele o omessa, se la regolarizzazione è avvenuta prima della scadenza della dichiarazione dell’anno successivo  ed il ravvedimento è stato effettuato prima dell’avvio di accessi o verifiche.

Escludendo tali ipotesi, la pena viene ridotta sino alla metà se il debito è pagato prima del dibattimento; un importante sconto della condanna per andare incontro a coloro che decidono di mettersi in regola.

Ora le pene sono più aspre, però gli evasori possono evadere di più. Oltre alle condanne, sono state aumentate anche tutte le soglie di punibilità, tranne quella relativa alla dichiarazione fraudolenta, rispetto a quelle in vigore precedentemente. Un ulteriore aiuto agli evasori.

Oltre a questi ritocchi un po’ incoerenti gli uni con gli altri, l’esecutivo sta inserendo nel quotidiano nuovi strumenti che dovrebbero far uscire allo scoperto ladri ed evasori. Come lo scontrino telematico, al momento obbligatorio per la grande distribuzione, dal 2017 sarà facoltativo per tutte le società che effettuano cessioni di beni e servizi. Naturalmente sono previsti vantaggi per coloro che se ne avvarranno. Un’altra strategia adottata del governo è il nuovo redditometro, il cui scopo è quello di combattere l’evasione fiscale tramite controlli incrociati tra il reddito e le spese effettuate.

Secondo i dati registrati nel settembre del 2014 dall’indagine Space, effettuata dall’Istituto di criminologia e di diritto penale dell’Università di Losanna, i detenuti per reati finanziari in Italia sarebbero 228, solo lo 0,6% della popolazione carceraria. Un numero irrisorio.

L’Italia non è di certo il posto ideale dove nascondere i propri soldi, ma analizzando i dati sopraelencati possiamo affermare che fino a poco tempo fa, essere un evasore in Italia, non comportava avere chissà quali grattacapi con la giustizia. Quanto incideranno le modifiche attuate dal governo Renzi sarà solo il tempo a dircelo.
Le premesse non sono delle più rosee.

Gezim all'anagrafe, ma chiamatemi pure Jimmy. Nato a Prishtina, cresciuto in Italia, attualmente residente in Germania. Due grandi amori, il calcio e la scrittura.