Un impero al tramonto

Un impero al tramonto

Quando persino un fedelissimo come Bondi, uno dei protagonisti della celeberrima barzelletta sul “Bunga Bunga” (l’altro era Cicchitto, pure lui già datosi alla f…uga), dà contro al grande capo, significa che la fine è prossima. In un’intervista a La Repubblica l’ex ministro della cultura si toglie un bel po’ di sassolini dalla scarpa, attaccando il padre padrone del centrodestra. O sarebbe meglio dire ex-padre padrone?

La situazione in casa PDL è critica, anzi tragica. I sondaggi più ottimisti lo danno all’11%, i più pessimisti (realisti?) sotto al 10%, indicata come soglia di sopravvivenza. Ed in situazioni così disperate, si sa, ognuno pensa a sé. L’intervista di Bondi è sicuramente influenzata dalla (triste) fine dei rapporti con Berlusconi, e sa di rivincita. Come chi ha a lungo subito, ma poi non ne ha potuto più. E così Berlusconi viene dipinto come un conte Ugolino sadico, Alfano (ex-traditore) come una persona coraggiosa che ha avuto il coraggio di dire basta, Verdini come chi è riuscito a dare a Silvio l’ultima chance (miserrimamente sprecata) di contare qualcosa. Ma c’è di più. Brunetta ha per anni dipinto l’insediamento del governo Monti come un colpo di Stato, mentre invece l’ex-PCI svela che Berlusconi ha avallato ed appoggiato il tutto, dietro consiglio dei vertici di Mediobanca e Mediolanum. Ultimo passaggio, quasi commovente nella sua ingenuità, l’ammissione di quanto “il Presidente” fosse in politica per tutelare i propri interessi, che ovviamente non andavano toccati. Il “poeta” Bondi si scopre cinico e distaccato, ma anche autocritico, definendosi “servo pentito”; impensabile solo un paio di anni fa.

Ma bisogna pur andare avanti, ed il prossimo appuntamento elettorale sono le amministrative di primavera. Ci sono grandi città da contendersi, e quindi ci vuole un piano d’azione preciso. Già, o ci vorrebbe. Perché il PDL, o Forza Italia, è diviso e Berlusconi sembra aver perso il carisma di un tempo. Sono lontani i tempi del “discorso del predellino” in cui quasi improvvisando furono sciolti due partiti e fusi in un altro, senza che nessuno avesse da ridire. Oggi il capo non viene più ascoltato. Parlando della crisi del Milan, Gattuso qualche tempo fa ha dichiarato che il problema è che ci sono troppe “teste”, mentre ai suoi tempi comandava uno solo. Una situazione simile a quella del partito di casa Berlusconi. Stretto da una parte da Renzi e Verdini che erodono l’elettorato più moderato, e dall’altra da Salvini che conquista punti su punti nell’area populista, l’ex premier apparentemente non sa che fare per tentare di arginare la crisi ed il calo dell’appeal personale.

Salvini

Spaventato dall’idea di diventare vassallo della lega, che nel 2018 ha buone chance di presentarsi come partito principale della coalizione (se coalizione ci sarà), Silvio a Bologna ha tentato di dipingere il centrodestra come un corpo unito, come ai bei tempi. Ma evidentemente non è così. Nemmeno il suo partito è più coeso. Toti propone liste civiche con l’appoggio di Rotondi (che per chi non lo sapesse ha fondato “Rivoluzione Cristiana”, movimento di cui francamente sentivo il bisogno). Dall’altra parte Brunetta, terrorizzato dalla prospettiva di essere trombato, dice che non è pensabile, e minaccia di fondare un proprio movimento (orrore!, sarebbe in TV più di prima!).

I vantaggi delle liste civiche in effetti potrebbero esserci. Innanzitutto è palese che il brand FI non tiri più, e quindi ci sarebbe il rischio di un crollo verticale che costringerebbe alla sottomissione politica a Salvini. Inoltre, presentarsi “con una faccia nuova” ha già aiutato Berlusconi in più occasioni, dando l’illusione all’elettorato che si ripartisse da zero. Ma basterà? Personalmente mi pare improbabile. Secondo gli ultimi sondaggi il candidato più autorevole per FI a Milano sarebbe Sallusti (uomo coraggioso: al carcere ha preferito i domiciliari a casa con la Santanché, mica poco), che comunque appare staccato di una ventina di punti. Anche a Roma ci sono difficoltà con la Meloni pronta a candidarsi (ha iniziato la campagna elettorale twittando la foto dei Marò nel presepe: che dire?!), che però non sarebbe graditissima ad Arcore. Insomma, poche idee ma ben confuse.

Altro problema è la modalità con cui presentarsi alle elezioni 2018 con l’italicum. La sempre auterevole Carfagna ha proposto un listone unico del centrodestra, ma anche qui i malumori interni ci sono. Questo è un problema non solo lontano, ma forse anche destinato a scomparire visto che al 2018 FI deve prima arrivarci intera. Se Berlusconi è davvero così centrato su sé stesso come dipinto da Bondi (questa cosa mi ha sconvolto, non ci sarei mai arrivato), la sentenza attesa da Strasburgo sulla Severino potrebbe porre fine a tutta l’avventura politica dell’ex premier. Eppure Silvio da Arcore sotto sotto spera in un grande ritorno, come in quei film d’azione in cui il protagonista in difficoltà scompare brevemente per poi tornare alla carica. Me lo vedo montare in sella al suo destriero urlando una frase ad effetto tipo: “Lasciala andare e nessuno si farà male”, e portarsi a casa la bella (e minorenne?!). Salvando il mondo ovviamente.

berlusconi-dudu

Insomma, il partito del Berlusca è lacerato dalla mancanza di un programma, dal proliferare di correnti, da abbandoni sempre nuovi e da avversari che, stranamente, ne stanno approfittando. L’ex cavaliere ha più volte detto che il suo sogno sarebbe andare in giro per il mondo a costruire ospedali per i bambini: che sia la volta buona? O forse resterà a casa con Apicella a cantare ‘Pigalle’? In tutto ciò però, l’interrogativo più pressante è un altro: che fine ha fatto Dudù?