Dov'è finita la sinistra europea? L'appoggio al piano di Tsipras è rimasto solo retorica

Dov’è finita la sinistra europea? L’appoggio al piano di Tsipras è rimasto solo retorica

Dov’è finita la sinistra europea? Viene spontaneo domandarselo oggi che la Grecia di Tsipras e del ministro delle finanze Varoufakis è stata letteralmente abbandonata al suo destino dagli altri paesi europei guidati da un governo di sinistra, Francia e Italia su tutti. Cosa è rimasto di quel “vento di speranza” che sembrava sferzare l’Europa dopo la vittoria di Syriza? Ma soprattutto dov’è finita la solidarietà europea per superare insieme le dure politiche di austerità? Proviamo a capirlo con questa riflessione.

Speranze e promesse

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From Palazzo Chigi’s Flickr http://goo.gl/E1NgbF

“Cosa vedremmo se l’Europa oggi si facesse un selfie? Vedremmo l’immagine della rassegnazione”. Parole di Matteo Renzi, luglio 2014, nel discorso di apertura del Semestre italiano di Presidenza del Consiglio UE davanti al Parlamento europeo. In quell’occasione il nostro premier non aveva deluso i media, dando sfoggio ancora una volta delle sue notevoli abilità affabulatorie. Renzi aveva citato Telemaco, il Colosseo, Enea, Cicerone, Pericle. Tutto per dire, in sintesi, che l’identità europea non può basarsi soltanto sulle fredde regole del fiscal compact e compagnia. Oltre la retorica, il suo intervento poteva essere apprezzato perché ribadiva la necessità di ripensare la dottrina economica dominante nell’eurogruppo, ossia quella dell’austerity e del risparmio, poiché “senza crescita non ci può essere futuro”.

I paesi mediterranei sembravano raccogliere un segnale di speranza per i successivi sei mesi. Gli Stati che condividevano, ognuno con la propria misura, gli stessi problemi di bilancio e preoccupazioni simili a quelle dell’Italia, vedi soprattutto Francia e Grecia, ma anche Spagna e Portogallo, potevano aspettarsi quantomeno uno strumento in più attraverso cui tentare di riaprire un dibattito sulla gestione della crisi economica europea: la presidenza italiana al Consiglio dell’Unione.

Aspettative ancora più grandi, di vero ribaltamento del discorso-austerità con la Germania, ci sono state qualche mese fa, dopo la tanto attesa (e annunciata) vittoria del partito di Alexis Tsipras, Syriza, alle elezioni nazionali in Grecia. Sembrava che le sinistre europee al governo, il PD di Renzi in Italia e i socialisti di Hollande in Francia, non aspettassero altro per organizzare un summit dell’eurogruppo e ridiscutere i piani di austerità con nuova linfa politica. La vittoria di Syriza in Grecia, lasciavano intendere i media (italiani e non), potrebbe dare una forte spinta alla sinistra europea per formulare una nuova politica economica europea che non si basi solo su tagli e riforme ma anche sul rilancio della crescita.

“Le proposte che andranno al negoziato troveranno l’Italia sempre desiderosa di ascoltare, confrontare e condividere. La vittoria di Tsipras porta speranza contro la crisi”, disse Renzi durante la visita del nuovo leader greco a Palazzo Chigi. Come a dire che finalmente l’Italia aveva trovato un alleato prezioso in sede dei negoziati dell’eurogruppo a Bruxelles.

Più tiepido fu il discorso del Presidente francese François Hollande mentre accoglieva il collega Tsipras all’Eliseo. Il leader socialista aveva parlato di “solidarietà tra Stati europei” e di “rispetto della volontà del popolo greco”, sottolineando però anche “il principio di responsabilità e il rispetto delle regole comuni”.

Paura del contagio

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From World Economic Forum’s Flickr http://goo.gl/ktVFzk

Quando Atene si è presentata a Bruxelles per ridiscutere il suo piano di aiuti economici, però, è rimasta completamente sola. Si potrebbe dire, usando le fantasiose metafore con cui alcuni economisti descrivono la situazione dell’eurozona, che di fronte alla richiesta di aiuto del malato i suoi vicini di casa hanno preferito chiudere la porta a doppia mandata, per paura del contagio. Così la Germania ha potuto imporre le sue condizioni alla Grecia e Tsipras ha dovuto piegarsi, in parte, a quella stessa Troika con la quale aveva promesso ai greci che non avrebbe più trattato.

Quella che sembrerebbe una sconfitta di Atene, mostra in realtà la debolezza della sinistre europee, su tutte quelle di Francia e Italia. La loro tenacia nel ridiscutere un piano economico europeo per la crescita, abbandonando la dannosa (o dannata) strada dell’austerità, si è fermata finora solo alla retorica. Renzi è uno specialista di questo sport, ma anche Hollande, leader del partito socialista francese, ha molte responsabilità.

Sembra che ormai la partita dell’eurozona abbia un solo vincitore: la Germania, la cui dottrina economica di sacrifici e tagli alla spesa pubblica per i paesi debitori “irresponsabili” è ormai passata come unica percorribile. Peccato che esista una altra ricetta altrettanto, per non dire assai più valida: quella riproposta recentemente proprio dal ministro delle finanze greco.

L’alternativa possibile (e non estremista)

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From x-andra photopraphy’s Flickr http://goo.gl/okn2Hj

Varoufakis, che è tutto tranne che un estremista con poco sale in zucca, propone dal 2010 un piano europeo di investimenti totalmente finanziato dalla BEI (Banca europea degli investimenti), con bond che verrebbero poi acquistati dalla BCE e garantiti dunque con la tripla A. Questo piano, che il ministro greco ha ripresentato al Forum di Cernobbio, col nome di “piano Merkel”, permetterebbe agli stati più colpiti dalla recessione di rilanciare le loro economie, lasciando perdere i piani di austerità che hanno già rovinato milioni di cittadini e famiglie europei.

A sostegno dell’idea di Varoufakis ci sono tanti economisti, visto che non si tratta di una idea “da comunisti” come la Bild vorrebbe far credere. Tra di loro la professoressa e economista dell’innovazione Mariana Mazzucato, la quale in un articolo apparso lunedì (16/3/2015) su La Repubblica, sottolineava l’importanza del piano di investimenti proposto dal ministro delle finanze greco. In sostanza Mazzucato spiega che se l’Europa nel lungo periodo vuole lasciarsi alle spalle la crisi deve eliminare le disparità tra gli Stati all’interno dell’eurozona; ciò può essere fatto solo con investimenti europei destinati ai paesi meno competitivi, concentrati su settori dell’economia, come l’energia rinnovabile, l’istruzione e la ricerca, in grado di garantire un incremento della produttività.

Evidentemente alla sinistra europea, che oggi possiede la consistenza di un ectoplasma, manca il coraggio di proporre un simile piano davanti all’UE e alla Germania soprattutto. Se lo status operandi dei governi di Francia e Italia, i pochi ad essere interessati a un cambio di prospettiva in Europa (aspettando una possibile vittoria di Podemos in Spagna), non muterà e la Grecia rimarrà abbandonata al suo destino, l’idea di una vera unione economica europea sarà sempre più a rischio. E lo scenario della “Grexit” non sarà il più inquietante di tutti.

 

Studia e vive a Bruxelles. Scrive di politica internazionale, Europa e Italia. Non crede nelle soluzioni facili ai grandi problemi. Segni particolari: europeista convinto. Twitter: @WattGuidi