Dopo la Brexit: il piano di Renzi per "svegliare" l'Europa

Dopo la Brexit: il piano di Renzi per “svegliare” l’Europa

Sono tempi di grandi cambiamenti per l’Unione europea. Parlare di crisi al momento è prematuro. Certo la transizione verso un’altra UE, senza i cugini d’oltremanica, non sarà facile: gli ottimisti la immaginano più snella e funzionale, i pessimisti più delegittimata e dunque più incline a ulteriori divorzi improvvisi. Al di là delle previsioni, l’Europa che sarà dipenderà dalle prossime mosse dei leader europei, tra cui il nostro premier. Renzi, che non ama le attese, sembra già pronto a mettere le sue carte sul tavolo europeo. Ecco come.

Nuovi equilibri
Da politico consumato, nonostante sia uno dei più giovani tra gli attuali leader europei, Matteo Renzi intende cogliere al volo l’opportunità offerta dalla Brexit. Per lui e soprattutto per l’Italia. L’uscita di scena di David Cameron e del Regno Unito genererà nuovi equilibri nelle stanze del potere di Bruxelles (ossia nel Consiglio europeo). Renzi ha fiutato l’occasione e non si farà attendere per prendersi il prima possibile la sua parte della fetta di torta avanzata dai britannici.

Nel mentre, il premier italiano tenterà di solidificare ancor di più le sue relazioni con Merkel e Hollande. L’obiettivo è chiaro: instaurare una sorta di triumvirato composto da Germania-Francia-Italia (in ordine di potenza). Le decisioni prese tra capi di Stato a Bruxelles, secondo la strategia di Renzi, d’ora in avanti dovranno essere dettate da questi “tre grandi”. Così l’Italia lascerà una volta per tutto il ruolo – che irrita non poco il nostro premier – di pedina marginale, per mettersi in prima linea.

Lotta all’austerità
In virtù del maggiore peso specifico che l’Italia acquisirà a Bruxelles, Renzi intende cominciare a far sentire la propria voce su una serie di dossier fondamentali. Su tutti quello che riguarda le regole dell’eurozona. Finora l’austerity è stato il dogma che nessuno è stato in grado di scalfire in seno alle istituzioni europee. Chi ci ha provato, vedi Tsipras e la Grecia, è rimasto con un pugno di mosche in mano, schiacciato dalla volontà ferrea – e a tratti dispotica – della Germania e degli altri Stati creditori.

Renzi però non ci sta. Non ci è mai stato, ma finora ha dovuto chinare il capo davanti alla maggioranza pro-austerità che si è trovato costantemente davanti a Bruxelles. “Le politiche di austerity hanno cancellato l’orizzonte”, ha dichiarato Renzi in una lettera inviata al Sole 24 ore subito dopo il referendum britannico. La Brexit, il premier ne sembra convinto, gli servirà come grimardello durante le prossime discussioni tra membri dell’eurozona. “Avete visto cosa succede se continuiamo su questa strada?” potrà dire ora maliziosamente il premier a chi si oppone alle riforme. Una freccia in più al suo arco.

Vento a favore
In un certo senso la Brexit ha già cambiato l’Europa. Anche se di fatto il Regno Unito resta per il momento un membro dell’UE – difficilmente prima di settembre a Bruxelles riceveranno l’attesa notifica di separazione – d’improvviso nelle capitali europee si respira un’aria nuova. Si sente la necessità di uno scatto, di un colpo di reni da parte dell’Unione europea, per togliersi dall’orlo del precipizio in cui rischia di cadere se non si agisce in fretta. Questo spirito porterà al desiderio di una nuova velocità decisionale a livello comunitario.

Renzi, che non ha mai nascosto la sua irritazione per la lentezza degli ingranaggi europei, spera di poter finalmente giocare come più gli piace: a ritmo forsennato, sempre all’attacco. Come ha fatto in Italia, aprendo il gran ballo delle riforme costituzionali, così Renzi vorrebbe fare in Europa. Il cammino da seguire è presto detto: nella stessa lettera prima citata, intitolata “Europa svegliati”, il premier ha indicato i punti principali del suo progetto. “Crescita, innovazione, migranti”: sono queste le prime tappe del percorso che secondo Renzi ridarà smalto ed energia all’UE. Un’Unione che oggi risulta appannata dall’eccessiva burocrazia, e col motore ingolfato dalle indecisioni degli Stati membri.

Quello che ci vuole?
Chiarito il piano di Renzi per “svegliare” l’Europa, bisognerebbe capire se sia questo quello che serve per rilanciare l’Unione europea dopo la batosta della Brexit. Si sa, al nostro premier gli slogan piacciono, e a volte tende ad abusarne. La sua lettera al Sole 24 ore ad esempio è piena di buoni propositi, ma allo stesso tempo è alquanto fumosa e manca di concretezza. Renzi fa riferimento ad alcuni punti a suo parere cruciali, come l’Europa sociale, la promozione di investimenti per le imprese e i giovani. Tuttavia si esime dal dare esempi di alcune misure concrete per agire nella direzione da lui auspicata.

C’è poi il punto dolente della velocità, tanto cara al premier italiano. Siamo tutti d’accordo: un’Unione meno burocratica e più efficace è quello che servirebbe per ridare linfa all’integrazione europea e far capire ai cittadini l’importanza delle istituzioni di Bruxelles. C’è un però: Renzi non dice che spesso la lentezza dell’UE è frutto dell’incapacità della schiera di leader europei – di cui fa parte anche lui – di prendere decisioni condivise a livello sovranazionale, e soprattutto di rispettarle una volta tornati in patria. Abbandonare l’antipatico refrain “ce lo chiede l’Europa” dovrebbe essere uno dei primi punti sull’agenda dei capi di Stato europei per aiutare l’UE a recuperare un’immagine positiva agli occhi dei cittadini.

In conclusione: la ventata di freschezza che Renzi vorrebbe portare in seno alle istituzioni è la ricetta giusta per risollevare l’Europa? Può darsi che in tempi normali non lo sarebbe. Ma, in questo momento di grave incertezza, la velocità di Renzi potrebbe essere utile per ridare slancio al progetto europeo. A patto che la rapidità non pregiudichi l’accuratezza delle decisioni. E che gli Stati rispettino gli impegni presi a Bruxelles, nello spirito di una vera comunità.

Studia e vive a Bruxelles. Scrive di politica internazionale, Europa e Italia. Non crede nelle soluzioni facili ai grandi problemi. Segni particolari: europeista convinto. Twitter: @WattGuidi