Bernie Sanders e la lezione a Renzi

Bernie Sanders e la lezione a Renzi

Se Bernie Sanders venisse eletto presidente degli Stati Uniti d’America c’è da scommettere che assisteremmo a una vera e propria “rottamazione”. Il sistema del paese dello Zio Sam dovrebbe affrontare un vero colpo di scopa, ammesso – ovviamente – che il congresso americano segua fino in fondo le idee del candidato alle primarie democratiche. Ma questa (per ora) non è altro che fantapolitica. Certo è che, a guardarla dall’altra sponda dell’oceano, la campagna di Sanders stimola la fantasia. Il motivo è semplice: per la prima volta dopo molti anni si vede un politico di livello nazionale che parla di disuguaglianza, di povertà, diritti sociali e pari opportunità. E non lo fa, su questo c’è da credergli, solo per vincere le prossime elezioni. Negli Stati Uniti lo definiscono un socialista, per il suo programma radicale che rompe gli schemi del bipolarismo puro a cui sono abituati i media americani.

Sanders va nelle scuole a parlare con i liceali che non possono permettersi di andare all’università se non pagando cifre folli, che quasi sempre significano debiti sulle spalle. Parla di un sistema che ha messo in crisi le famiglie meno abbienti mentre continua ad arricchire chi fa parte dei ceti sociali più elevati. In poche parole, Sanders restituisce alla sinistra il significato che in Europa i partiti social democratici sembrano aver definitivamente smarrito. Non a caso Sanders è amatissimo tra i giovani statunitensi per le sue proposte di cambiamento e di uguaglianza. Il paradosso sta nel fatto che Sanders, a 74 anni, è un veterano di quel sistema che ora annuncia di voler cambiare. È un rottamatore, nel senso renziano, ma il cui obiettivo non è semplicemente lo svecchiamento della classe politica. Anzi, il suo programma prevede un rovesciamento di ruoli: i più ricchi devono diventare attori marginali del sistema, mentre la maggior parte della popolazione deve tornare ad essere protagonista della scena e poter prendere in mano il proprio destino.

Probabilmente Sanders non riuscirà a battere Hillary Clinton nella sfida per le primarie democratiche. Tuttavia il suo messaggio rivoluzionario ha già attecchito nelle menti di molti americani, e gli effetti della sua campagna si sentiranno ben oltre la stagione elettorale. Qualcuno (Bernard Guetta su Internazionale) ha scritto che Sanders indica la necessità a livello globale di una nuova sinistra. Può darsi, ma non è questo che mi preme dire in queste righe. Affrontando il tema dal punto di vista italiano, quello che sorprende è la recente trasformazione di Renzi da rottamatore incallito a strenuo difensore dei poteri forti. Il caso Guidi ha svelato solo l’ultima goccia di una cascata di provvedimenti a favore dei meno bisognosi. Da quando Renzi è diventato presidente del Consiglio, senza essere eletto (nessuno è perfetto, no?), non ha fatto altro che smentire puntualmente i valori del suo partito. Dal segretario del Partito Democratico ci si aspetterebbero discorsi simili a quelli del suo “collega” statunitense. Invece accade tutto il contrario: Renzi affossa i sindacati e favorisce le imprese, taglia la spesa destinata a sanità e scuola mentre il suo governo aiuta le banche e qualche petroliere di troppo.

La parola magica del discorso renziano è da tempo la “crescita” economica, Non potrebbe essere altrimenti dopo anni di recessione. Tuttavia, al presidente del consiglio sembra mancare la visione globale dei problemi del nostro tempo. Per esempio Renzi potrebbe smetterla di parlare a vanvera e mettere in atto un serio progetto di ridistribuzione, orientato soprattutto ai giovani, come l’ultima idea del presidente dell’Inps Tito Boeri (non esattamente il comunista di turno…) ha suggerito. Su questo il giovane Renzi dovrebbe prendere lezione dal più attempato Sanders: lui sì che, nonostante l’età, ha capito cosa serve ai giovani di oggi per tornare a sperare in un futuro migliore e soprattutto meno precario.

Studia e vive a Bruxelles. Scrive di politica internazionale, Europa e Italia. Non crede nelle soluzioni facili ai grandi problemi. Segni particolari: europeista convinto. Twitter: @WattGuidi