Austria: il partito anti-migranti fa il botto alle Presidenziali

Austria: il partito anti-migranti fa il botto alle Presidenziali

Non so voi, ma io tendenzialmente mi allarmo ogni volta che vedo Salvini esultare. Oramai è praticamente un riflesso pavloviano. Per cui al momento non sono proprio sereno. Ovviamente mi sto riferendo all’esito delle elezioni presidenziali austriache.

Prima di andare avanti però, credo sia il caso di fare un breve ripasso: stiamo parlando di uno Stato con circa 8,5 milioni di abitanti, distribuiti in 9 regioni (i Laender), ordinato come Repubblica Semipresidenziale dal 1945. Il Capo dello Stato viene scelto tramite elezione diretta ogni sei anni, e banalizzando possiamo assimilare il suo ruolo a quello del nostro Presidente della Repubblica. Tra i suoi compiti vi è quello di nominare e sfiduciare il Cancelliere, ovvero il Primo Ministro. Curiosamente si ha diritto di voto a partire dai 16 anni, per questo domenica sono stati chiamati alle urne quasi 6,5 milioni di elettori. Come in molte altre nazioni europee, al momento il paese è guidato da una coalizione, ed il Cancelliere è Werner Faymann del partito socialdemocratico.

A metà febbraio la ministra Mikl-Leitner aveva annunciato la volontà di reintrodurre controlli ai confini.

L’Austria è al centro del dibattito politico (e non solo) già da un po’. A metà febbraio la ministra Mikl-Leitner aveva annunciato la volontà di reintrodurre controlli ai confini, e pochi giorni fa è stata addirittura avviata la costruzione di un muro presso il confine con l’Italia, al Brennero. Simili provvedimenti erano già stati presi ai confini con gli altri paesi, con il pretesto di “difendere i confini esterni dell’Unione Europea”. Naturalmente la cosa non è proprio passata sotto silenzio, visto che parrebbe essere una violazione di Schengen, e che oltre ad un forte impatto economico (ovviamente circolano un sacco di merci lungo il confine), ha anche un forte valore simbolico, tanto che c’è chi parla di fine dell’Unione europea. Le minacce di sanzioni da Bruxelles non si sono fatte attendere, staremo a vedere.

Lo scorso anno l’Austria ha accolto 90’000 domande di richiedenti asilo, mentre per il 2016 il ministero dell’interno ha già fissato un tetto massimo di 37’500 domande. Non sono numeri notevoli, ma in un paese piccolo e popolato in modo disomogeneo hanno sicuramente un impatto maggiore che altrove. Ciò ha generato un certo allarmismo nella popolazione, tanto da portare alla crescita nei sondaggi dei movimenti populisti e di destra (vi ricorda niente?) a scapito dei partiti tradizionali…

E così si arriva a domenica. Come diceva Andreotti a pensar male si fa peccato, ma spesso si indovina. Conseguentemente l’idea di chiudere le frontiere proprio sotto le elezioni presidenziali POTREBBE essere stata una mossa elettorale, nel tentativo di arginare l’emorragia di consensi verso l’estrema destra.

Come diceva Andreotti a pensar male si fa peccato, ma spesso si indovina.

Il tentativo però è naufragato miseramente: i partiti che hanno guidato il paese dal dopoguerra ad oggi sono rimasti clamorosamente esclusi dal ballottaggio! Il candidato del Partito delle Libertà (FPOE), Norbert Hofer, si è aggiudicato il 35% dei consensi, seguito da Alexander van der Bellen (indipendente ma fortemente legato ai Verdi) con il 21%. Il socialista Rudolf Hundstorfer ed il popolare Andreas Khol sono rimasti inchiodati all’11%. Il FPOE è stato guidato da Haider fino alla morte, avvenuta nel 2008, ed è un partito di estrema destra, xenofobo. Questo successo senza precedenti è espressione dello scetticismo nei confronti dei partiti tradizionali (tutto il mondo è paese sostanzialmente) ma anche il frutto di un abile manipolazione delle paure della popolazione nei confronti dei migranti cercano di raggiungere i paesi europei.

Il candidato dei Verdi dall’esterno parrebbe la persona più adatta a ricoprire un ruolo carico di formalismo e prestigio, anche se senza particolari poteri.

Diamo un rapido sguardo ai due candidati rimasti in gara. Norbert Hofer è il più giovane dei due, 45 anni, ingegnere, è in realtà il numero 2 del FPOE. Il leader Strache infatti ha preferito non rischiare di bruciarsi in questa elezione, dove inizialmente il partito sembrava avere scarse possibilità di successo, mirando invece al cancellierato nel 2018. Hofer si è detto contrario alle trattative con la Turchia per la gestione dei rifugiati, definite un “errore fatale”, ed ovviamente è contrario ai matrimoni ed alle adozioni per le coppie gay. Hofer incarna perfettamente i “valori” della destra xenofoba, gira con in tasca una pistola perché “sono tempi pericolosi” ed ha già minacciato di sfiduciare il governo in mancanza di azioni maggiormente restrittive nei confronti dei migranti. Naturalmente il nostro non poteva non essere alleato di Salvini e della Le Pen, che infatti sono immediatamente saliti sul carro del vincitore con tweet entusiasti. Nel suo passato mancano i toni antisemiti e nazionalsocialisti che hanno spesso frenato le formazioni di estrema destra, e ciò lo rende sicuramente più digeribile all’elettore medio.

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Alexander van der Bellen, 72 anni, andrà al ballottaggio contro Hofer

Alexander van der Bellen ha 72 anni, è un ex professore di economia ed ex direttore della suddetta facoltà all’università di Vienna. Ha guidato i Verdi fino al 2008 e si è ufficialmente candidato come indipendente, anche se il suo ex-partito lo sostiene sia finanziariamente che politicamente. Anche lui ha criticato fortemente il governo per le politiche sui migranti ma…perché le ritiene troppo rigide! Nonostante l’età è comunque un personaggio particolare e di rottura: ha dichiarato di non aver mai usato una bicicletta e si è sempre proclamato forte fumatore. Sotto la sua guida i Verdi raddoppiarono i propri consensi arrivando al 10%. Dall’esterno parrebbe la persona più adatta a ricoprire un ruolo carico di formalismo e prestigio, anche se senza particolari poteri.

Hofer incarna perfettamente i “valori” della destra xenofoba, gira con in tasca una pistola perché “sono tempi pericolosi”…

Insomma, queste elezioni presidenziali non mettono di fronte ad un bivio solo l’Austria ma tutta l’Europa unita, che ha fatto della libera circolazione al proprio interno una questione fondamentale. Anche se la carica di Presidente della Repubblica è più che altro di garanzia, il risultato del ballottaggio avrà sicuramente forti ripercussioni sulla politica austriaca ed europea.

I due candidati sono praticamente antitetici: uno è giovane, di estrema destra e xenofobo, l’altro è un politico navigato, pro-accoglienza e di sinistra. Personalmente tifo per il secondo, perché credo che l’immigrazione vada sicuramente regolamentata, ma secondo logiche di solidarietà ed accoglienza, per persone disperate al punto di rischiare tutto pur di fuggire dal proprio paese.

Ci risentiamo dopo il secondo turno del 22 maggio!