Anno nuovo, vita nuova

Anno nuovo, vita nuova

Il 2017 è da poco iniziato, ma la scena politica Italiana ci regala già le prime sorprese. Dopo aver adottato un nuovo codice etico e scatenato le polemiche con la proposta di una “giuria popolare” contro le bufale della stampa, il MoVimento 5 Stelle è di nuovo sotto i riflettori, questa volta per la sua affiliazione a livello Europeo. L’altro giorno infatti è stata indetta una votazione – rigorosamente online, come da tradizione nel movimento – per lasciare il gruppo dell’EFDD al Parlamento Europeo, vista la divergenza di opinioni politiche con Farage e il partito euroscettico UKIP, soprattutto a seguito del voto per la Brexit. La “bomba” è stata sganciata da Beppe Grillo in persona con un post sul suo blog, lasciando tra lo sconcerto e lo stupore generale iscritti, parlamentari eletti e alleati stranieri, tra cui lo stesso Nigel Farage, che dice di non aver saputo nulla prima che la notizia diventasse di dominio pubblico.

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Il voto

La votazione, riservata ai soli iscritti, è stata aperta domenica dalle 10 alle 19, e lunedì dalle 10 alle 12, e ha coinvolto 40.654 persone, rappresentando così circa un terzo dei tesserati del MoVimento chiamato a esprimersi sul futuro dei 17 europarlamentari grillini. Grillo ha spinto per un passaggio al gruppo eurofilo e liberale dell’ALDE, guidato dal politico belga Guy Verhofstadt, in alternativa i 5 Stelle si sarebbero potuti affiliare al Gruppo Misto o restare membri dell’EFDD, ma i risultati delle votazioni dei giorni scorsi hanno visto la stragrande maggioranza dei votanti – il 78,5% – scegliere i liberali. La scelta del leader del Movimento ha sollevato non poche polemiche, tanto per il suo contenuto quanto per le modalità con cui è stata comunicata. Più di un parlamentare 5s ha infatti espresso la sua contrarietà al gesto, e da Domenica sono fioccati i messaggi di protesta, come ad esempio i tweet dell’europarlamentare Marco Zanni e del senatore Nicola Morra circolati molto in rete.

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Scenari dal Parlamento europeo

Per capire meglio l’ennesima svolta nel programma grillino può aiutare un ripasso della politica europea. Dopo le elezioni del 25 maggio 2014 i Grillini sono entrati al Parlamento europeo con 17 deputati, e in alleanza col partito britannico euroscettico e di estrema destra UKIP – UK independent party – hanno fondato il gruppo “Europa della Libertà e della Democrazia Diretta” (EFDD). Nel post sul suo blog in cui chiama gli iscritti al voto, Grillo ha espresso le sue ragioni per la separazione dall’EFDD, affermando che lo UKIP ha raggiunto il suo obiettivo con la Brexit, e aggiungendo “Farage ha già abbandonato la leadership del suo partito e gli eurodeputati inglesi abbandoneranno il Parlamento nella prossima legislatura”: quindi restare nel gruppo non ha più molto senso per il Movimento.

Le trattative per un’alleanza sono state aperte coi Verdi, gruppo di sinistra in seno al Parlamento, che ha però rifiutato l’idea accusando i Grillini di essere più interessati ad ottenere qualche carica che non a portare avanti un programma comune. Dopo questo rifiuto l’altro protagonista in gioco è diventato il gruppo ALDE, liberale e fortemente eurofilo (molto diverso dal Movimento quindi), ma unico ad aver aperto un dialogo coi 5 Stelle. ALDE è un gruppo composto dall’omonimo partito liberale e altre formazioni minori come il Partito Democratico Europeo (guidato da Francesco Rutelli), la formazione spagnola Ciudadamos e quella francese del Movimento Democratico. Con l’arrivo dei 5 Stelle, il nuovo gruppo prenderebbe il nome di DMM “Direct Democracy Movement” e diventerebbe la terza forza al Parlamento dopo i popolari del PPE e i socialisti di S&D.

Le critiche

La mossa di Grillo è stata duramente criticata sia all’interno che all’esterno del Movimento. Una delle motivazioni per cui Grillo ha proposto di lasciare l’EFDD è stata per le divergenze politiche con l’UKIP e con la consapevolezza di avere una percentuale di voto condiviso inferiore al 20%. Ma anche se guardiamo alla nuova alleanza con l’ALDE emergono divergenze nette tra i programmi dei due schieramenti, quali il sostegno all’Euro e all’Europa, o le idee su privatizzazioni e liberalizzazioni, una contraddizione che suscita non pochi dubbi. Già nel 2014 Verhofstadt scriveva su Facebook che accettare Grillo nel propri ranghi sarebbe stato contrario al programma pro-Europa dell’ALDE e in un post del 2015 Grillo definiva Verhofstadt “impresentabile”, l’incarnazione del male assoluto del “euroStatocentrismo”.

Inoltre ALDE è un gruppo europeista e sostenitore del TTIP a cui i 5 Stelle si sono fortemente opposti, quindi i valori condivisi di “democrazia diretta, trasparenza, libertà e onestà” e battaglie politiche comuni – come la risoluzione della questione immigrazione – non sembrano motivazioni solide alla base di questa nuova alleanza. I critici di questa nuova svolta hanno visto la scelta più come una questioni di soldi e incarichi, fatto che lascia un po’ a desiderare l’onestà e trasparenza tanto declamate dal Movimento. Essere il terzo partito per importanza al Parlamento significa ricevere più fondi europei (allocati in base al peso percentuale del partito) e incarichi più importanti, andando ad influire di più nelle decisioni prese a livello europeo. Inoltre Verhofstadt è candidato alla presidenza del Parlamento europeo, in corsa contro gli italiani Gianni Pittella (S&D) e Antonio Tajani (PPE). Le elezioni si terranno la prossima settimana, il 17 gennaio, e forse un matrimonio di convenienza sarebbe stato utile sia a lui che a Grillo, ma col rifiuto finale dei liberali, la faccenda si è risolta per entrambi solo con una gran figuraccia.