Alla scoperta dell'Isis

Alla scoperta dell’Isis

“Isis” è una parola che, da più di un anno, ci capita spesso di sentire, pronunciare o leggere. Essa è in grado di creare dentro di noi un ampio spettro di emozioni, spesso pericolose, che contribuiscono a mantenerci “ignoranti” sulla reale situzione. Sì perchè, complici soprattutto i mass media che vogliono scatenare l’odio nei nostri cuori, di ISIS sappiamo ben poco. Non solo, il poco che sappiamo è generalmente sbagliato.
Sono il primo ad ammettere che questo problema mi ha toccato personalmente. Ho quindi deciso di provare ad informarmi (provare, in quanto è difficile avere l’accesso a delle fonti affidabili) e condividere con voi il risultato di questa piccola ricerca.

Cos’è?
Occorre innanzitutto precisare che ISIS (Stato islamico dell’Iraq e della Siria) è diventato IS (Stato islamico) dall’estate del 2014, quando il leader “Califfo” Abu Bakr al-Baghdadi ha proclamato la nascita del Califfato, prodotto dei territori conquistati dalle sue milizie. L’Isis – utilizzerò più frequentemente questo termine in quanto ha maggiori richiami storici – opera dal 2004. Nasce in seguito della vittoriosa campagna alleata in Iraq del 2003; l’esercito iracheno venne sciolto ed i suoi soldati, si stimano circa 420.000 uomini, si ritrovarono senza occupazione e senza pensione. Una parte di essi diede vita a varie fazioni armate, con l’intento di riprendere possesso dell’Iraq. Con il passare degli anni, l’organizzazione si è consolidata sempre di più, ottenendo consensi anche in Siria. Per molti anni è stata alleata della tristemente conosciuta Al-Qaeda ma, complice soprattutto l’indebolimento dell’organizzazione del defunto Osama Bin Laden, dall’inizio del 2014 si è staccata, divenendo una diretta concorrente di Al-Qaeda. Ad oggi, l’Isis ha il controllo di una vasta porzione dell’Iraq centro-settentrionale e della Siria, fino ai confini della Turchia. Possiede inoltre alcuni piccoli territori in Libia e, collaborando con i terroristi jihadisti di Boko Haram, nel nord della Nigeria.

Credit: mashable.com

Dove opera?
L’Isis, come anticipato sopra, opera soprattutto in Iraq e in Siria. L’attività in Libia, sebbene spesso molto ingigantita, non è di vasta portata. Più preoccupante dovrebbe essere l’attività in Nigeria, gestita dalla cellula di Boko Haram. Questa organizzazione opera inoltre anche in Camerun e in Niger. É nota per svariate atrocità contro la popolazione e si serve spesso di bambini kamikaze. L’Isis ha inoltre manifestato la sua follia anche in paesi occidentali: nel gennaio 2015 presso la redazione della rivista “Charlie Hebdo”; due giorni dopo, sempre a Parigi, presso un supermarket ebraico; così come in altri paesi arabi non direttamente sotto il suo controllo: si ricordi l’attentato al museo del Bardo, in Tunisia, e gli attacchi in altri paesi arabi, come il Kuwait, lo Yemen e l’Arabia Saudita.

Come opera?
Obiettivo dichiarato dello Stato islamico è quello di espandersi il più possibile, senza sosta. I jihadisti dell’Isis sono noti per operare rapimenti, violenze, tortura e indiscriminate esecuzioni capitali. Sono, purtroppo, conosciuti i filmati in cui danno fuoco a delle persone o tagliano le teste dei loro prigionieri. L’aspetto assurdo è dato dal fatto che commettano crimini anche contro i loro fratelli musulmani, non solo Sciiti ma anche Sunniti. Brevemente, per chi non lo sapesse, gli Sciiti ed i Sunniti sono due rami differenti dell’Islam. Mentre il Sunnismo è la corrente islamica principale (circa il 90% del totale) lo Sciismo rappresenta un ramo minoritario (7/8%). L’Isis è di fede Sunnita ma, oltre a compiere attentati contro la minoranza Sciita, attacca anche luoghi di culto Sunniti. É evidente quindi il controsenso di un movimento che invita i musulmani alla Jihad, la guerra Santa, e intanto elimina dei “fratelli”.

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Credit: newsitaliane.it

Come attira i suoi militanti?
L’Isis utilizza un linguaggio molto demagogico, cercando di operare un’efficace propaganda soprattutto su internet, non curandosi però di chi condivide con loro la religione. Questo è il primo segnale, limpido ed evidente, di un’organizzazione che con l’Islam ha ben poco con cui spartire. Quanto al reclutamento, come detto poco sopra, l’Isis sfrutta i principali media (internet, televisione, radio…social network!) per raggiungere potenziali militanti. É un sistema particolarmente efficace contro soggetti psicologicamente deboli o con problemi sociali; ciò ha permesso all’Isis di ottenere alcune migliaia di combattenti. Alcuni di essi, addirittura, nati in paesi occidentali, cresciuti come gli occidentali, a volte persino occidentali (il canadese Andre Poulin, conosciuto anche come Abu Muslim Al-Kanadi è un esempio particolarmente famoso).

Ha senso generalizzare?
Generalizzare è facile, veloce e richiede poco sforzo mentale. É però sbagliato, ecco perché. Il Corano, libro sacro dell’Islam, non prevede di imbottirsi di esplosivo e farsi esplodere in un mercato. Non prevede di dar fuoco a delle persone innocenti né di mandare dei bambini in guerra. Inoltre, la maggior parte dei musulmani è totalmente contraria a questi atti. É vero che, alcuni di loro, possano avere una mentalità antiquata e, talvolta, contraria a ciò che a noi sembra “naturale”. Un esempio può essere il trattamento delle donne da parte di alcuni Stati. Questa però non è la sede in cui discutere di questo: l’argomento è delicatissimo e, in ogni caso, dovremmo prima guardare alle numerose ingiustizie che sono presenti anche sul nostro territorio. Messaggi di condanna sono arrivati da svariate associazioni musulmane. L’atto di maggior peso è sicuramente quello dell’Università di Al-Azhar. Questa prestigiosa istituzione, con sede a Il Cairo, è uno dei maggiori centri di pensiero Sunnita. La loro condanna riveste perciò un’importanza enorme. Infine, hanno avuto luogo, in svariate città (anche italiane) numerose manifestazioni di persone comuni, di fede musulmana, contro l’Isis. I musulmani si trovano quindi a dover fronteggiare un grossolano stereotipo; per fare un paragone, è un po’ come quando noi italiani all’estero ci sentiamo dire “Italia: pizza, mafia e mandolino”.

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Credit: yalibnan.com

Quali sono le soluzioni?
Sicuramente è facile rispondere a quali soluzioni non bisogna intraprendere: bombe atomiche e napalm, come vorrebbero le persone poco informate, non sono la soluzione ideale: morirebbero tantissimi innocenti e si distruggerebbe l’ambiente; si darebbe inoltre la dimostrazione al mondo intero di essere altrettanto barbari. Le barbarie non si combattono con delle barbarie. Spesso gli Stati occidentali sono intervenuti in scenari evitabili (pensiamo, ad esempio, proprio alla guerra in Iraq del 2003). Purtroppo i gruppi come l’Isis si nutrono proprio di questi fenomeni: problemi sociali, povertà, azioni militari occidentali errate, dittature. Sta a noi cittadini occidentali vegliare per evitare che in futuro altri nostri errori possano produrre fenomeni simili e, soprattutto, non cadere nel sonno della ragione, che fa nascere stereotipi mostruosi tanto quanto le azioni dell’Isis.

Studente di Scienze internazionali ed istituzioni europee, appassionato di storia moderna e contemporanea, sport americani e natura. Scrivo per soddisfare la mia voglia di condividere idee e cercare un confronto costruttivo.