25 aprile e Festa della Liberazione: è ancora un film

25 aprile e Festa della Liberazione: è ancora un film

Oggi si celebra in tutta Italia, il 70′ anniversario della Liberazione dalle forze di occupazione nazi-fasciste. E’ un giorno storico, in tutti i sensi, che dovrebbe vedere una elevata partecipazione di cittadini e non essere svilito nè da eccessiva retorica nè inquinato da manifestazioni di interesse particolare. Quasi sicuramente tuttavia questi propositi rimarrano solo sulla carta. L’Italia del 2015, infatti, non fa certo eccezione.

3477656008_085e53159c_z

Da un lato ci sarà ancora chi userà questo giorno per manifestare la propria appartenenza a un gruppo particolare, in evidente antitesi col significato del 25 aprile, in cui si dovrebbe celebrare la nostra festa nazionale per eccellenza, insieme a quella per la Repubblica del 2 giugno. Dall’altro chi non scenderà in piazza, perché non sente vicini i valori dell’antifascismo, che lo Stato attraverso la Scuola non sa trasmettere o che valgono comunque meno di un pomeriggio con gli amici.

Quando penso alla manifestazione per la Liberazione, penso al corteo di Milano, la città in cui vivo. E’ un momento di memoria e di gioia per le centinaia di persone che vi partecipano ogni anno. Ma neanche nella città simbolo della Resistenza tutto è come dovrebbe, purtroppo.

4554384047_482454f776_z

Si dovrebbe parlare infatti anche del caos di segni e bandiere che costantemente popolano il corteo. Dalle sigle sindacali alle bandiere dei partiti (PCI compreso), passando per quelle palestinesi, e poi via via fino ai manifesti dei cortei studenteschi, i cartelli in stile “no global”, gli slogan delle più varie associazioni. Ecco, cosa c’entra tutto questo, mi dico io. Cosa si può pensare a vedere una maglia rossa con sopra il volto di Che Guevara a una manifestazione che celebra la liberazione dell’Italia? Forse che l’eroe cubano ha combattuto nella brigata Garibaldi? Mah, sarà che mi sono perso qualcosa io…

A parte ciò, perché voi potreste dire che “comunque il Che è un simbolo mondiale di libertà”, e mi trovereste parzialmente d’accordo. Ma non prendiamoci in giro. Così come la CGIL e altre sigle un paio di anni fa avevano portato in manifestazione striscioni contro i tagli del governo Monti, non è difficile immaginare che oggi il corteo milanese sarà invaso da manifesti contro l’EXPO che comincerà a giorni. Anche questo vi sembra coerente con lo spirito che dovrebbe animare il 25 aprile? A me sembra proprio di no.

Però si sa: noi italiani ci teniamo particolarmente a distinguerci sempre, a trovare la polemica in qualsiasi momento, l’attacco politico al posto della pacificazione. Così anche una festa nazionale è da tempo diventata nella realtà una manifestazione “esclusiva” dei militanti della sinistra: (ex) comunista, sindacalista, radical chic, in tutte le forme. In questo modo la Liberazione, ed è qui il paradosso, viene ormai sentita come festa “nazionale” solo da una parte degli italiani, mentre ad altri l’idea di scendere in piazza per ricordare chi si è sacrificato per la libertà non sfiora neanche la mente.

5787777511_94c2f5e8ab_z

Come mai questo accade? Le ragioni vanno al di là del 25 aprile. Si ripete spesso che l’Italia è una democrazia giovane. E’ vero, d’altronde abbiamo celebrato da poco i 150 anni dell’Unità. Ma il nostro problema non sta solo nella giovinezza dello Stato, quanto nell’incapacità di essere uniti come popolo italiano. La verità è che siamo una democrazia frammentata, ridotta in piccoli pezzi: corporazioni, famiglie, partiti, individui, ognuno pensa a spartirsi la propria fetta e al diavolo gli altri. Per questo non ci si dovrebbe stupire se una Festa Nazionale diventa di interesse di pochi: è questa la regola nel nostro Paese.

Poi ci sono i giovani, che rappresentano il futuro dell’Italia. A sentire quelli milanesi, intervistati sul “valore attuale dell’antifascismo” da un giornalista del Fatto quotidiano, si rimane senza parole (qui il video). C’è chi non sa cosa si festeggia in questa data e chi dice che l’antifascismo ormai è solo una parola. Qui emergono tutti i buchi neri, causati dall’ignoranza o da semplice menefreghismo, nella testa dei ragazzi di oggi (non tutti ovviamente ma sempre di più) e l’individualismo imperante nella società in cui viviamo. “Scendere in piazza? Sì, per la festa dei Navigli”, risponde uno degli intervistati. Beata giovinezza eh.

Tornando alla riflessione iniziale, il punto è: se non riesce a farlo in questi momenti di celebrazione e ricordo, che il 25 aprile rappresenta per eccellenza, come si può sperare che l’Italia si dimostri unita fuori dall’eccezione, nella vita quotidiana?

Senza essere nazionalisti duri e puri, sarebbe bello che le uniche bandiere presenti nei vari cortei fossero i tricolori; che giovani consapevoli camminassero vicino a uomini e donne più maturi, qualsiasi siano le loro idee politiche, uniti da un’idea di democrazia e libertà…Ma, diciamo la verità, queste immagini di civiltà fanno parte di un film straniero. E noi potremmo soltanto accontentarci dei sottotitoli in italiano. Ancora per quanto?

Studia e vive a Bruxelles. Scrive di politica internazionale, Europa e Italia. Non crede nelle soluzioni facili ai grandi problemi. Segni particolari: europeista convinto. Twitter: @WattGuidi