Una bottiglia nel mare di Gaza

Una bottiglia nel mare di Gaza

Anche se i nostri giornali ormai ne parlano poco, le tensioni israelo-palestinesi continuano. Sono passati vent’anni da quel memorabile 4 novembre 1995, quando con l’assassinio di Yitzhak Rabin sono state uccise anche le speranze di un possibile accordo. È proprio in occasione della commemorazione della sua morte, a Tel Aviv, che il presidente Obama ha commentato: «una pallottola può prendersi la vita di un uomo, ma il suo spirito, il suo sogno per la pace non morirà mai».
Stretta di mano
Anche il romanzo di Valérie Zenatti, “Una bottiglia nel mare di Gaza”, vuole dimostrare che tra i due popoli può esserci qualcosa «oltre al rosso del sangue e al nero dell’odio». Protagonista del libro è Tal, una ragazza israeliana come tante, che a seguito di un attentato avvenuto vicino a casa sua sente il bisogno di raccontare cosa significa vivere con la paura che in qualsiasi momento ogni certezza può saltare in aria. Parla di sè, della sua famiglia, del suo ragazzo e della sua migliore amica, parla dei sogni infranti di quella ragazza che stava prendendo solo un caffè al bar il giorno prima delle sue nozze. Finché non le viene un’illuminazione: mandare tutto ciò che ha scritto a qualcuno “dall’altra parte”. Un messaggio di speranza, un messaggio per cercare di capire, conoscersi e venirsi incontro. Così consegna una bottiglia al fratello in partenza per la striscia di Gaza e aspetta di ricevere un’email all’indirizzo che ha creato appositamente. A risponderle non è la coetanea che si aspettava, ma un ragazzo che inizialmente si cela dietro a uno schermo di sarcasmo e durezza. Inizia così una strana e difficile corrispondenza, territorio di confronto tra due vite a pochi chilometri di distanza, eppure così diverse. A Gerusalemme si può camminare tranquillamente per strada, andare al bar o al cinema fino a quando un kamikaze non decide di farsi esplodere nelle vicinanze. A Gaza, invece, la lista delle cose che non si possono fare è più lunga e non rimane altro che coltivare il proprio odio nei confronti del nemico. Nonostante questo, la morte del primo ministro israeliano, quel 4 novembre, aveva rabbuiato tutti e due. Entrambi erano stupiti che l’assassino fosse un ebreo estremista, ed entrambi avevano capito che si trattava di una terribile notizia. Nessuno dei due sapeva cosa significa vivere in un contesto di normalità, in cui se non si riceve una risposta per alcuni giorni si pensa, semplicemente, che l’altro sia impegnato e non che possa essere rimasto ferito in un’operazione militare. Piano piano, nasce dunque un’amicizia, che va oltre le barriere di confine, lingua e religione…
Bottiglia
È un libro che va assolutamente letto perché è capace di emozionare e di sorprendere, di farci scontrare con realtà diverse dalle nostre e di capirle. Rispondere all’odio con l’odio porta soltanto a lunghi conflitti e ad un’infinita lista di morti inutili. Se agli interessi particolari degli Stati si anteponesse per una volta la concordia tra le persone, forse ci sarebbe un mondo meno ricco ma più felice. Consigliato ai ragazzi, ma forse ancor di più agli adulti, che sono quelli ad aver più bisogno del coraggio di sognare e di lottare per un futuro migliore.