Thank you, Mr. President

Thank you, Mr. President

Partiamo sempre dal concetto che il populismo sia una delle maggiori piaghe della democrazia contemporanea. Con i partiti populisti non c’è una via di mezzo: o si entra a far parte della tifoseria di partito, o si guarda a questi partiti come il segno della fine della civiltà. Fino ad ora (toccando ferro) le democrazie costituzionali stanno reggendo a questa ondata di anti-liberalismo e, anzi, si potrebbe dire che il populismo ci stia facendo più bene che male.

Fatemi spiegare… in quanto giovane europea cosmopolita, non penso che potrei mai identificarmi con il messaggio nazionalista populista, ma comincio a capire quale possa essere il ruolo degli UKIP, Trump, FN e compagnia bella nella storia di questo tormentato secolo.

Prendiamo l’amministrazione Trump come esempio. Alla vigilia della sua inaugurazione, mi sarei aspettata che il neo-presidente, una volta ottenuta la poltrona, si sarebbe parzialmente dimenticato delle farneticanti promesse fatte in campagna elettorale e si sarebbe fatto sapientemente consigliare da persone più esperte di lui. Invece, fin da subito Trump ha cominciato a sparare ordini esecutivi come se sapesse di avere i giorni contati e senza nessun timore di perdere la sua posizione. Forse la sua strategia è quella di far uscire così tante notizie su di sé da stordire il pubblico, oppure preferisce portare a termine qualcosa di audace a far finire precocemente il suo mandato piuttosto che passare quattro lunghi faticosi anni a fare un lavoro che probabilmente è meno divertente di quanto sembra. In ogni caso, finora le sue decisioni sono state al limite del ridicolo, ma hanno il grande merito di mettere luce su atteggiamenti, idee, opinioni, portandole all’estremo e rivelandone l’assurdità. Ad esempio, è indubbio che nel mondo politico, come in tanti altri ambienti, il maschilismo domini ancora; ma mentre certi atteggiamenti maschilisti sono considerati “normali”, dire esplicitamente che una donna deve “vestirsi come una donna” rende il problema incredibilmente eclatante.

Travel ban demo

L’ordine Trump che ha maggiormente catalizzato l’attenzione e prodotto gli effetti più sorprendenti è sicuramente il travel ban, chiusura delle frontiere per le persone provenienti da sette Paesi a maggioranza musulmana considerati come dei pericolosi focolai del terrorismo. Un atto simbolico e probabilmente inutile, se non dannoso, rispetto alla lotta al terrorismo.

Il vero merito del travel ban è che ha messo allo scoperto da una parte le paure largamente condivise dalla gente (secondo i sondaggi, il 55% della popolazione dei più grandi stati europei sarebbe favorevole a un travel ban simile a quello varato da Trump), ma principalmente ha evidenziato l’inconsistenza e il ridicolo di misure di questo tipo. Improvvisamente, ci si rende conto che tra le persone che fuggono da quei Paesi ci sono famiglie che hanno perso tutto, alcune che dopo due anni di attesa scoprono di non poter più emigrare, ma anche interpreti, persone che collaborano con le autorità per combattere il terrorismo. La cosa più bella di tutte è che un atto del genere può anche sconfiggere la paura: come mai nella storia dell’umanità, persone si sono riunite spontaneamente per dimostrare la loro vicinanza verso i musulmani. Per la prima volta, e sembra incredibile, lo hijiab è diventato in America il simbolo di libertà e tolleranza.

We-are-all-muslim

Quando ad Hasan Minhaj, attore e comico statunitense musulmano, è stato chiesto se odiasse Trump per quello che stava facendo, lui ha risposto: “Di solito essere un musulmano in aeroporto è tremendo, ma non questo weekend. Atterro a JFK, e agli arrivi tre banchi mi vengono incontro, mi abbracciano e mi dicono ‘grazie di essere musulmano’. Come si fa a odiare Trump adesso? Guarda cosa ha fatto agli aeroporti: donne bianche che utilizzano le loro sciarpe come veli sopra la testa, musulmani che pregavano pubblicamente negli aeroporti e le persone li incoraggiavano. Capisci: musulmani che pregano pubblicamente in aeroporto! Per merito di Trump le persone erano gentili in aeroporto. E l’ironia è questa: per anni Trump ha temuto che l’Islam si diffondesse in tutta l’America. Bene, congratulation Mr. President: mission accomplished”.