Scienzati italiani dove siete? Se nel dibattito pubblico mancano gli esperti

Scienzati italiani dove siete? Se nel dibattito pubblico mancano gli esperti

Come fanno i politici italiani a prendere decisioni che richiedono competenze scientifiche? Quali pareri ascoltano i nostri parlamentari prima di scegliere la via da percorrere per esempio quando si parla di vaccini? Se in Italia molti dei politici non hanno neanche la laurea, è lecito chiedersi su chi si affidino per acquisire le informazioni scientifiche necessarie, in modo che la loro azione sia sì politica, ma guidata anche da una buona conoscenza dei fatti. Gli anglosassoni la chiamano “evidence based policy”. Utopia? Diversi Paesi del mondo hanno provato a porre rimedio alla comprensibile ignoranza dei decisori politici.

Gli altri: Come funziona negli USA e nell’UE

I membri del SAM, lo speciale organo scientifico europeo che fornisce pareri alla Commissione UE

Gli Stati Uniti hanno una grande tradizione di politica che prende atto di quanto la scienza suggerisce. Nel 1976 gli Usa si sono dotati di un organo, l‘Office of Science and Technology Policy (OSTP), che fa da consulente per il governo americano in materie scientifiche. Lavorando insieme alle varie agenzie governative, l’OSTP dovrebbe guidare le scelte del governo affinché questo tenga conto di quanto dice la comunità scientifica.

Come per gli States, anche lo speciale organismo consultivo europeo comprende esponenti di tutto rispetto del mondo scientifico.

Si tratta di un sistema perfetto? Certo che no, e il Donald Trump lo dimostra. Il nuovo presidente ha scelto di non nominare il nuovo direttore del OSTP, mostrando il suo disinteresse nel ricevere consigli da parte di persone esperte nel campo della scienza. Ma, se guardiamo alla presidenza Obama, possiamo vedere come questo Ufficio scientifico fosse ritenuto di vitale importanza. Mesi prima dell’insediamento del primo presidente nero, si sapeva già che a presiedere l’OSTP sarebbe stato John P. Holdren. Holdren è un fisico e tra i suoi tanti incarichi è stato il presidente di “AAAS”, la società scientifica che pubblica la quotata rivista “Science” e membro straniero della Royal Society.

Un sistema non troppo diverso è quello dell’Unione europea. Nel 2015, l’UE ha istituito il “Scientific Advice Mechanism” (SAM), un gruppo di 7 eminenti scienziati europei che dovranno assicurarsi che la Commissione dell’UE abbia una consulenza adeguata su temi scientifici. Il SAM lavora in particolare per permettere alla voce della comunità scientifica di arrivare ai piani più alti delle istituzioni europee. Come per gli States, anche lo speciale organo consultivo europeo comprende esponenti di tutto rispetto del mondo scientifico, come Cédric Villani, vincitore della medaglia Fields (corrispettivo del Nobel per i matematici), e Sir Paul Nurse, Nobel per la medicina nel 2001.

In Italia: Un dibattito pubblico senza esperti

Elena Cattaneo, farmacologa e biologa, senatrice a vita dal 2013

Quando sorge una questione scientifica nel nostro Paese, a chi si rivolge il Parlamento? Oltre alla collaborazione tra organi dello Stato già esistenti, sono le audizioni in Senato il sistema migliore per far entrare un po’ di scienza in Parlamento. Durante questi incontri, la commissione che lo richiede può chiamare un esperto e farsi consigliare riguardo temi complicati che richiedono competenze specifiche. Ma chi sono questi specialisti?

In Italia non è presente un elenco di persone da chiamare a seconda dell’argomento da dibattere in commissione. Quando va bene l’esperto è un rinomato docente universitario o un esponente della comunità scientifica universalmente riconosciuto come padrone della materia. Quando va male possono capitare audizioni con mentecatti antivaccinisti. Sta a chi richiede la consulenza decidere chi chiamare. Negli ultimi anni, e si spera ancora per molto, a vigilare sul nostro Parlamento abbiamo un piccolo angelo custode: la senatrice a vita Elena Cattaneo. È lei ad alzare polveroni quando l’Aula commette sciocchezze, e il suo lavoro ha portato a forti cambiamenti nel Paese. Per fare un esempio, se il caso Stamina è stato bloccato è anche grazie al suo lavoro.

Quando va bene l’esperto è un esponente della comunità scientifica universalmente riconosciuto come padrone della materia. Quando va male possono capitare audizioni con mentecatti antivaccinisti.

Prima di affrontare le possibili soluzioni al problema, bisogna considerare anche il ruolo dei giornalisti. Ci si aspetterebbe infatti che i responsabili della nostra informazione siano in grado di farci capire le nuove scoperte e lo stato dell’arte di un determinato campo. E però, in tempi di vacche magre, in cui i lettori diminuiscono e internet li assedia, i giornali non investono più in esperti che li salvino da figuracce. Al contrario, molto spesso le testate giornalistiche lasciano gli articoli scientifici a giornalisti che solitamente scrivono di ben altro, dallo sport alla politica estera, solo nel migliore dei casi si affidano a free lance più competenti.

Una Royal Society italiana?

Il ministro Alfano visita l’Accademia dei Lincei a Roma

Questo sistema ci ha portato in dote numerosi esempi di articoli e servizi tv spazzatura, che dimostrano l’impreparazione di molti giornalisti a trattare argomenti scientifici. Ultimo in ordine di tempo in questo senso è il servizio di Report sul vaccino contro l’HPV: da citare come perfetto esempio di un lavoro di approfondimento fatto male. O almeno frainteso, se vogliamo seguire l’interpretazione, forse troppo gentile, proposta dal conduttore del programma, Sigfrido Ranucci. Se i giornalisti non sanno chi contattare per essere sicuri della bontà (scientifica) del loro lavoro, o non hanno i mezzi né la voglia di farlo, come possono fornire informazioni corrette al pubblico?

Secondo molti esponenti della comunità scientifica, il problema dell’Italia è la mancanza di una ‘Royal Society’ nostrana.

Quale potrebbe essere un modo semplice che tolga i problemi sia ai parlamentari che ai giornalisti? Secondo molti esponenti della comunità scientifica, il problema dell’Italia è la mancanza di una ‘Royal Society’ nostrana. La RS è un’associazione scientifica indipendente, con 400 anni di storia, che i più grandi scienziati del Regno Unito e di mezzo mondo. Il suo compito comprende anche fornire consulenze per questioni di interesse nazionale. Con una simile “Accademia della scienza” anche in Italia guadagneremmo un’istituzione scientifica di provata autorevolezza. Questa soluzione non risolverebbe tutto, ma avrebbe il merito di restringere il campo dei possibili esperti/fonti: l’accademia diventerebbe un punto di riferimento per chiunque sia in cerca di un parere scientifico autorevole.

Nel solo mese di aprile 2017 sono stati registrati 1739 casi di morbillo in Italia, contro gli 866 di tutto il 2016. La causa di ciò sta nelle campagne di disinformazione in tema di vaccini.

Tutto ciò al momento non esiste in Italia, eppure abbiamo l’accademia scientifica più antica del mondo, l’Accademia dei Lincei. E abbiamo anche il Consiglio Nazione delle Ricerche (CNR), già pronto e ricco di ricercatori. Anche per questo stupisce la difficoltà di politica e informazione nel trovare persone competenti da interpellare. Le basi per arrivare ad un’istituzione simile alla Royal Society ci sono eccome, eppure tutto tace.

Forse la colpa non è solo di giornalisti e parlamentari sfaticati, ma va imputata alla propensione degli scienziati italiani a non sporcarsi le mani con la realtà che li circonda. Di sicuro non è un bene per la società italiana, ancor di più visti i tempi che corrono. Nei primi mesi del 2017 c’è stato un forte incremento dei casi di morbillo in Italia: 1739 casi ad aprile 2017 contro gli 866 di tutto il 2016, e la causa di ciò sta nelle tante campagne di disinformazione in tema di vaccini. Che sia l’Accademia dei Lincei o qualsiasi altra istituzione, è giunto il momento di aumentare la qualità delle decisioni politiche e dell’informazione. Se né giornalisti né il legislatore si informano adeguatamente, dev’essere lo scienziato a darsi da fare per riempire questa grave mancanza della nostra società. Rimanere in silenzio non può più essere un’opzione valida.