Chi sono gli Eagles of Death Metal

Chi sono gli Eagles of Death Metal

All’indomani degli attentati che hanno sconvolto Parigi e l’Europa intera, ognuno si sente in dovere di dire qualcosa, di pubblicare uno stato su Facebook che faccia sapere che le sue preghiere sono con il popolo francese, di cui tutti ci sentiamo un po’ parte a giudicare dal fiorire di bandiere blu bianche e rosse.

Ho pensato di affrontare l’argomento da un punto di vista un po’ diverso, sicuramente meno impegnato rispetto a quello di cui si parla in TV e sui giornali, ma non per questo meno degno di nota.

Venerdì sera al teatro Bataclan di Parigi davanti a 1500 persone (che significa sold out per la piccola sala da concerti parigina) stava andando in scena il concerto degli Eagles of Death Metal, interrotto da un attacco terroristico che ha provocato circa un’ottantina di morti e numerosi feriti.
Le ridotte dimensioni della sala e la calca dovuta al concerto hanno fatto sì che l’attacco si rivelasse il più tragico della notte parigina, sia per numeri che per modalità. Fin qui i fatti che più o meno tutti conosciamo, ma chi c’era sul palco? Chi sono gli Eagles of Death Metal ?
Si tratta di un gruppo californiano nato nel 1998, formato da Jesse Hughes, voce e chitarra, e Josh Homme alla batteria e voce, che formano la vera e propria band, ai quali poi negli anni si sono affiancati una serie di musicisti sia per le registrazioni in studio che per i tour.
Contrariamente a quello che dice il nome, NON si tratta di un gruppo Death Metal, cosa che invece ho sentito dire in diversi telegiornali (da qui l’idea di questo articolo).

Il nome della band, come spesso accade, non ha origini chiarissime: sembrerebbe comunque derivare da una strana conversazione in cui Homme riferendosi ad una vera band death metal, i Vader, li definì “praticamente gli Eagles del death metal”, finendo poi ad interrogarsi a come sarebbe potuto suonare un incrocio tra il metal e il classic rock della band californiana (nota superflua: con Eagles si intende il gruppo famoso per Hotel California, avete presente, no ?). Ad ogni modo Homme e Hughes, autori di testi sono carichi di ironia, doppi sensi e giochi di parole, stabilirono che il nome era abbastanza assurdo per la loro band e decisero di adottarlo.

Se Eagles of Death Metal (o semplicemente EoDM) non vi dice niente, magari vi aiuta sapere che Josh Homme è il cantante e frontman dei Queens of the Stone Age, e tra le altre cose ha messo in piedi un gruppo con Dave Grohl alla batteria e John Paul Jones, storico bassista dei Led Zeppelin, chiamato Them Crooked Vultures. Insomma non proprio i primi arrivati sulla piazza..
Nonostante i Queens of the Stone Age siano sicuramente più noti, Homme in un’intervista del 2008 ha tenuto a specificare che gli Eagles of Death Metal per lui non sono un side project, ossia un progetto parallelo, semplicemente si è definito uno schizofrenico musicale che fa parte di due band, come se fossero due personalità equivalenti.

“This isn’t a side project for me. I’m in two bands. I have musical schizophrenia, and this is one of those personalities. In brief they are amazing.”

Il gruppo ha all’attivo quattro album, di cui l’ultimo, Zipper Down, è uscito proprio nell’ottobre del 2015, e svariate canzoni inserite in colonne sonore di film e tv show; la classica band di cui magari non conoscete il nome, ma di cui avete sicuramente sentito qualche canzone. Ad esempio Don’t speak (i came to make a bang), dall’album del 2006 Death by Sexy faceva da colonna sonora ad un bellissimo spot Nike del 2008 (diretto da Guy Ritchie), girato tutto in soggettiva, e con la canzone degli EoDM a dettare il ritmo coinvolgente.

Nel 2006 avrebbero dovuto aprire i concerti dei Guns N’ Roses per 15 date, ma la collaborazione durò per un solo show, dopo che il lunatico Axl Rose li definì “Pigeons of shit metal“.
La band decise di prenderla con ironia, producendo e mettendo in vendita per i propri fans delle magliette che richiamavano il logo dei Guns unito al loro “nuovo nome”.

eodm-shirtVenerdì sera la band è riuscita a sfuggire alla sparatoria al Bataclan, gettandosi a terra e mettendosi poi in salvo dietro le quinte del teatro come si vede da un video girato al momento dell’attacco; ma il comunicato di ieri diffuso attraverso la  pagina Facebook lascia trasparire tutta l’incertezza e lo shock generato dal folle attacco.

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Josh Homme è un musicista che seguo e stimo da tempo, e nonostante non si trovasse fisicamente al Bataclan la sera del 13 novembre, a quanto ho potuto leggere, la notizia dell’attacco durante un concerto del suo gruppo mi ha lasciato davvero sgomento. Al momento il tour europeo in cui la band era impegnata è stato cancellato, azione più che condivisibile a caldo, ma credo che uno dei risvolti più importanti di questa situazione sia vedere come reagiranno i membri della band a un fatto che a memoria non ha precedenti nella storia della musica.

Fermare il tour ora è più che legittimo, soprattutto perché una delle vittime era un membro della crew degli EoDM, Nick Alexander addetto alla vendita del merchandise, ma alla lunga quello che mi aspetto è che Homme e compagni possano tornare a calcare i palchi europei e mondiali con la serenità necessaria per fare ciò che gli compete. Perché la risposta ad un atto di questo tipo non può che essere quella che la musica è più forte di tutto ciò, che nonostante lo shock, il gruppo possa tornare a ridare gioia e qualche ora di distrazione alla gente che sceglie di andare ad un loro concerto.
Il “rischio” ora è quello di trasformare gli EoDM nella controparte musicale di Charlie Hebdo, così come le copie vendute dal giornale satirico dopo l’attentato sono schizzate alle stelle, così è facile immaginarsi una partecipazione maggiore ai concerti futuri degli Eagles, download delle canzoni e ascolti in impennata sulle varie piattaforme digitali, insomma la classica reazione dell’era di internet “quando-uno-famoso-muore”.

Ma con la differenza che qui i protagonisti non sono morti, sono invece scampati ad una tragedia, e non posso fare a meno di chiedermi come reagiranno a tutto questo: la speranza è ovviamente che ne escano ancora più forti.
Perché non si può pensare di darla vinta al terrorismo, i concerti devono continuare ad essere un luogo di aggregazione, devono tornare ad essere momenti di gioia e di svago, non luoghi di morte e terrore; gli Eagles of Death Metal devono tornare a suonare, così come il Bataclan, anche se macchiato indelebilmente da questa triste vicenda, deve tornare ad ospitare concerti.
Non è un caso che una delle risposte più toccanti all’attentato sia stata quella di una ragazzo che sabato mattina ha portato un pianoforte fin davanti al piccolo teatro per suonare Imagine di John Lennon: gesto emblematico che fa sperare che la musica possa riuscire a salvarsi (e salvarci) attraverso se stessa.

Questo articolo è stato pubblicato per la prima volta sul blog MCE – Musica che mi esalta di Ricky Radaelli. 

Archeologo, aspirante suonatore di ukulele, ma soprattutto grande appassionato di musica