Mantova e Padova raccontano la scienza

Mantova e Padova raccontano la scienza

Avevamo bisogno di altra gente che parla di cibo? Non sono abbastanza gli articoli su riviste e giornali, i documentari che mettono in bella mostra i prodotti tipici italiani, libri che ti insegnano a dimagrire mangiando tiramisù e i numerosi talent?Dopo aver partecipato al Food&Science Festival di Mantova, posso dire che in quel panorama stracolmo mancava qualcosa, e Mantova ha portato esattamente ciò che serviva.

Consigli utili – Non è un mistero che molte cose su cibo e natura ci rimangono oscure. Da cosa mangiano gli astronauti a come proteggersi dai pesticidi sulla frutta, sempre che ce ne siano, passando per gli orti urbani, fino ad arrivare agli insetti e al buon vino, su cui tornerò dopo. Lo scopo del Festival era di riunire giornalisti e scienziati in grado di guidarci tra i saperi che ingurgitiamo ogni giorno tra internet, credenze comuni e consigli della nonna. Per esempio molti usano acqua e bicarbonato per lavare frutta e  verdura, credendo che questo li renda più sicuri. È stato interessante scoprire che con la sola acqua e strofinando, come si è sempre fatto, siamo in grado di eliminare la maggior parte dei residui chimici o biologici presenti sulla nostra bella mela. E, ancora più importante, questi eventuali residui, in particolare i pesticidi, sono presenti in quantità estremamente ridotte, ben al di sotto dei limiti considerati pericolosi per l’uomo. Quindi le polemiche sui pesticidi, più correttamente chiamati agrofarmaci, sono quantomeno eccessive. Soprattutto perché l’Italia, una volta tanto, si trova al vertice dei paesi più virtuosi per quanto riguarda i controlli sanitari del cibo in vendita. Un primato di cui andare assolutamente fieri.

Le storie che non ti aspetti – Al Festival si è anche parlato di storia. In particolare quella di Nazareno Strampelli, forse il più grande genetista agrario d’Italia. Nel ventennio fascista era in prima linea per la battaglia del grano grazie ai suoi incroci e gettò le basi per la rivoluzione verde degli anni ’50. Un grande vanto per la ricerca scientifica italiana, purtroppo offuscato dalla sua collaborazione con il fascismo, tra l’altro d’obbligo se si voleva fare ricerca in quegli anni. E sempre di storia si parlava quando Attilio Scienza (un nome una garanzia) ha raccontato l’origine del vino Malvasia, prodotto dai veneziani a Creta prima che l’isola cadesse in mano ai Turchi. Perché è così interessante? Perché i veneziani volevano ubriacarsi con buon vino, e vendere quello che avanzava, anche durante l’era glaciale che danneggiò per secoli la produzione europea, almeno fino al 1800. Persa Creta, si sono dovuti arrangiare con i vitigni italiani, ricercando un vino che assomigliasse al Malvasia originale per continuare a produrre quel liquido dolce. Ma le uve utilizzate non avevano nulla in comune con quelle cretesi. Una storia che spiega come il clima influisca fortemente sulla nostra economia e sui nostri alimenti. Di grande aiuto è stato il poter assaggiare il Malvasia mentre ci veniva raccontata la sua origine.

strampelli

Nazareno Strampelli

Al tempo stesso c’è stato spazio per ascoltare grandi scienziati di fama internazionale, come la biologa molecolare Nina Federoff, ex presidente dell’American Association for the Advancement of Science (AAAS), la società che pubblica Science. Nota soprattutto per il suo contributo allo studio dei “geni che saltano”, chiamati trasposoni, scoperti per la prima volta in mais. La sua conferenza è stata un ottimo modo per capire il balzo tecnologico che ci ha portato all’agricoltura moderna, e quanto lavoro manca ancora per riuscire a sfamare 9.5 miliardi di persone, e anche più. Secondo lei sarà la genetica a permetterci di sfamare tutti senza distruggere completamente l’ambiente, e difficilmente si può essere in disaccordo.

Padova tra festival e TEDx – Se Mantova è stata la sede di un grande evento scientifico che speriamo possa ripetersi ogni anno, magari ancora più in grande e con ancora più ospiti, anche Padova ha fatto del suo meglio per fare divulgazione. Prima il Premio Letterario Galileo, dedicato ai libri di divulgazione scientifica e che il 5 maggio ha visto vincitore Guido Tonelli con “La nascita imperfetta delle cose”(nonostante il mio cuore sia stato rapito da Silvia Bencivelli e Daniela Ovadia con “E’ la medicina bellezza”). Poi il Galileo Festival, che dall’11 al 13 maggio ha visto l’Università di Padova e le imprese della zona impegnate in tre giorni di incontri con l’innovazione come tema principale.

Il Prof. Nestola e la copertina di Science

All’interno di questa manifestazione, il 13 maggio, si è svolto un evento che nasce in California ma si è diffuso con estrema facilità in tutto il mondo: il TEDx. Presso il Teatro Verdi è stato possibile assistere alle famose conferenze da 15 minuti ciascuna, con esponenti della ricerca italiana e non solo. I temi affrontati sono stati vari e interessanti: dalle due start up che, grazie alla ricerca scientifica e tecnologica, ottengono tessuti a partire da vinacce e bucce d’arancia, fino a Fabrizio Nestola, professore di Padova pubblicato sulla copertina di Science grazie ai suoi lavori sui diamanti. Nestola ha scoperto uno strato di acqua a 600km dalla superficie della terra, grande come un oceano della superficie.

Anche la biologia ha trovato posto, con un’azienda in grado di ricostruire piccole parti di osso utilizzando staminali del paziente e una stampante 3D, o con lo studio della crescita dei vegetali in assenza di gravità. Se dovremo abbandonare il pianeta con una astronave vi sfido a partire senza insalata.

Questi eventi dimostrano che anche l’Italia, quando un gruppo di persone si impegna, è in grado di fare una buona divulgazione scientifica e portare migliaia di persone ad interessarsi della scienza. Mi auguro che il meglio debba ancora venire.