Le jour de dépassement - Come combattere per il pianeta

Le jour de dépassement – Come combattere per il pianeta

Un giorno di agosto dell’anno scorso mi trovavo a Lione. Ero lì per studiare francese. Durante una lezione, il nostro professore ci chiese se sapevamo che giorno era. In quel giorno, sosteneva, era successo qualcosa di importante. Mi ricordo che cercai nella memoria dei miei studi di storia un famoso giorno di agosto. Niente. Cercai di ricordarmi se avevo letto qualcosa di specifico sul giornale. Niente. Nessuno in classe aveva la minima idea del perché quel fantomatico giorno d’agosto fosse importante. Finalmente il professore disse: “Aujourd’hui, c’est le jour de dépassement”. Quello che lui chiamò “le jour de dépassement” che, forse per mia ignoranza, non ho mai sentito nominare in nessuna altra lingua, è il giorno dell’anno in cui, finite le risorse disponibili per quell’anno, per continuare a vivere utilizziamo le risorse che dovrebbero essere utilizzate nell’anno successivo. Il concetto può sembrare un po’ oscuro, ma prendete questo esempio: a partire dal primo gennaio fino al “jour de dépassement” mangiamo una quantità di pesci equivalente ai pesci che nascono in un anno; dal jour de dépassement al 31 dicembre verosimilmente mangeremo altri pesci, ma senza dar loro il tempo di riprodursi, cosicché gli anni prossimi ce ne saranno sempre meno fino a estinguersi completamente.

Quello dello sfruttamento ambientale è un problema che è un po’ sulla bocca di tutti ma che sembra non interessare veramente a nessuno. Predichiamo bene, ma razzoliamo molto male. O forse anche predicare non lo facciamo bene? A pensarci bene, anche a predicare siamo piuttosto scarsi. Chi, come me, sta cercando di convertirsi e passare dall’indifferenza all’impegno ambientalista saprà di cosa parlo. Da un paio d’anni a questa parte sto cercando, piano piano, di cambiare il mio stile di vita per renderlo più efficiente e sostenibile. Posso affermare che non è facile. Il motivo per cui razzoliamo male è anche perché la società implicitamente predica tutto il contrario che essere rispettosi verso l’ambiente. Le leggi morali e sociali ci spingono a sprecare, consumare, accumulare oggetti inutili. Magari il vostro supermercato vi sembrerà molto “green” perché andate a fare la spesa con sacchetti riciclati, ma un addetto della sezione frutta e verdura sarà prontissimo a redarguirvi se non utilizzate degli inutili guanti di plastica (a parte il fatto che non penso che chi va a fare la spesa possa trasmettere la lebbra via pomodoro, volete dirmi che non la lavate la frutta a casa?).

Visto che il punto di partenza, ci sono mille modi per essere più responsabili nei confronti dell’ambiente. Questi che metto di seguito, sono alcuni dei “miti” che ho sfatato.

#1: Al bando i gadget da cucina

I taglia-mela, gli spremi-limone, i cava-zucchine e i denocciola-oliva potranno sembrare degli arnesi utili ed efficaci. Per cinque minuti. Quei cinque minuti che servono a capire come funzionano. Poi sono destinati a rimanere negli scaffali più alti della cucina, perché, in verità, non ci sono limiti a ciò che un buon coltello può fare. Quindi non crediamoci più quando una pubblicità ci dice che fare a spirali le carote ci cambierà la vita; non è vero. Risparmieremo all’umanità tanta plastica.

#2: A volte, nessun regalo è meglio di un regalo

Non vorrei cadere nella solita filastrocca di quanto sia scaduto il senso del Natale e tutto sia un’inutile esaltazione del consumismo. Ma diciamoci la verità, capita più spesso che i regali che riceviamo siano indesiderati e inutilizzati che il contrario. Alcune volte anche i regali che chiediamo espressamente fanno la stessa fine. E immagino (anche se non me l’ha mai detto nessuno) che i regali che noi facciamo ad altri finiscano nello stesso girone dell’inferno. L’istituzione del regalo è antica e radicata nella società e per questo è difficile debellarla. Si può però ingannare l’istituzione del regalo donando cosa immateriali (le esperienze sono sempre il regalo più bello) o deperibili.

#3: Nessuno nota come sei vestito

Può essere una delusione sentirselo dire, ma alla gente non importa come siete vestiti e nessuno si ricorderà perfettamente quanti abiti avete e quanto spesso li cambiate. Sembra che tutti vogliano suggerire che per ogni occasione dobbiamo avere un abito nuovo, che è necessario avere 30 magliette e che la regola generale sia “non si sa mai, potrebbe sempre servirti”. In verità, non c’è prova scientifica che dica che bisogna avere 30 magliette diverse anziché due e niente dice che avere 30 magliette ti renda più sano o più felice di chi ne ha due di buona qualità e pulite.

In questo mio viaggio verso un consumo più responsabile ho trovato che la cosa più difficile non sia tanto cambiare abitudini o vivere diversamente, quanto eliminare dei pensieri che attraverso la società si sono radicati nella nostra testa. Ci vuole solo la pazienza e la consapevolezza di cambiarli.