Elogio della lentezza

Elogio della lentezza

Premessa: leggete con calma. Prendetevi il vostro tempo. Mettetevi belli comodi, in poltrona, niente “leggi e salta”, non cercate di arrivare più velocemente a fine pagina. L’articolo sará breve, promesso. Non lasciatevi distrarre da altri link, notizie, notifiche.

Scommetto che molti di voi, durante questa più o meno attenta lettura, avranno la sgradevole sensazione di star perdendo del gran tempo. In una società in cui dobbiamo essere tutti, sempre e comunque, scattanti, multitasking, e avere un piede in due, tre, e più-scarpe-è-meglio-è, è facile sentirsi dei lavativi e perdigiorno nel fare le cose lentamente, con calma.

Viviamo nel mito della velocità. Come si suol dire, chi dorme non piglia pesci, il tempo è denaro, il mattino ha l’oro in bocca.

Ma fermi un attimo – ok, scusate, vi ho chiesto di nuovo di fermarmi e vi sto facendo perdere altro tempo prezioso – che è successo a quell’altra perla di saggezza popolare, “chi va piano va sano e va lontano?”

From Photocapy's Flickr - https://goo.gl/i1kJnT

From Photocapy’s Flickr – https://goo.gl/i1kJnT

Andare piano, o anche solo al proprio ritmo, sembra appunto essere diventato un demerito ai giorno nostri. Vivendo a Londra, metropoli per eccellenza del tutto-subito, rush hour, del correre (e marcia, vola se puoi!, anche quando non hai né fretta né ritardo), ho ben modo di vedere e scontrarmi con questa realtà quasi specchio di un quadro futurista.

From Mina Water's Flickr - https://goo.gl/i1kJnT

From Mina Water’s Flickr – https://goo.gl/i1kJnT

Ma se provassimo a riscoprire il valore della lentezza? A ripensare alla lentezza, e a pensare con la lentezza necessaria?

Sulle stesse righe del mio elogio alla normalità (per chi avesse trovato il tempo di leggerlo), ho pensato qui di elogiare qualcosa che sembriamo aver dimenticato nel vortice e nella frenesia della vita quotidiana. Come normalità non era, a mio parere, sinonimo di banalità, così lentezza non significa vana perdita di tempo e ozio fine a se stesso.

Al contrario, lentezza può essere opportunità di riflettere. Luis Sepúlveda, nella bellissima favola Storia di una lumaca che scoprì l’importanza della lentezza, arriva addirittura ad attribuirle il valore di un comportamento rivoluzionario, anticonformista e di rottura. “È una nuova forma di resistenza” – scrive lo scrittore cileno – “in un mondo dove tutto è troppo veloce. E dove il potere più grande è quello di decidere che cosa fare del proprio tempo.”

Chi ha dedicato un intero libro alla lentezza è il neuroscienziato Lamberto Maffei. Nel suo Elogio della lentezza (se avete perso / vi siete presi il tempo di leggere attentamente, avrete sicuramente notato che ne ho ripreso il titolo) spiega come il nostro cervello risenta in modo negativo dell’eccessiva velocità a cui è quotidianamente sottoposto.

“Il desiderio di emulare le macchine rapide create da noi stessi, a differenza del cervello che invece è una macchina lenta, diventa fonte di angoscia e di frustrazione”, scrive Maffei.  Basta infatti una connessione lenta o una breve attesa a mandarci fuori di testa, e non caso, come studi recenti dimostrano, dormiamo un’ora in meno rispetto a qualche anno fa.

Immersi in questo mito futurista della velocità, siamo diventati schiavi di un tempo che non basta mai e di una corsa che non è mai veloce abbastanza. Ma in queste giornate più lunghe, fatte di foghe e affanni, non abbiamo forse perso qualcosa – ovvero il senso stesso di questa corsa?

Corriamo ad un ritmo non nostro, come in un grande sonno senza sogni, quasi senza sapere quel che si fa e quel che chi si vuole. Carpe diem, d’accordo – ma senza essere schiavi di quell’attimo. In fondo, rallentare non significa rimanere indietro: è bello muoversi al proprio passo, prendendosi la libertà di pensare e ragionare. Sapere cosa fare del proprio tempo, e quando fermare l’orologio, ecco dove sta la vera intelligenza.

From Cinzia A.Rizzo's Flickr - https://goo.gl/ykUX30

From Cinzia A.Rizzo’s Flickr – https://goo.gl/ykUX30

Chiudo il mio elogio alla lentezza con le parole di Paul Valéry, che vi prometto, meritano di essere lette tutte.

“lo spazio libero e il tempo libero sono soltanto dei ricordi…(…) Stiamo perdendo quella pace essenziale della profondità dell’essere, quell’assenza senza prezzo durante la quale gli elementi più delicati della vita si ravvivano e si esaltano, durante la quale l’essere, in un certo qual modo, si lava dal passato e dal futuro, dalla coscienza presente, dagli obblighi interrotti e dalle attese latenti… Non più preoccupazioni, non più domani, non più pressioni internet; ma una specie di riposo nell’assenza, una benefica vacanza che riporta il pensiero alla propria libertà” (da La crisi del pensiero e altri saggi «quasi politici»).

Italian-born writer, art lover and literature enthusiast who lives, quite happily, in London. Find me on twitter: @GiuGiri