Elogio del silenzio

Elogio del silenzio

Le sirene di ambulanze, pompieri e polizia; i telefoni che squillano senza tregua e i bambini che urlano disperati. E poi c’è chi canta, chi piange, chi ride forte; ci sono i lavori in corso, i cani che abbaiano e le automobili che sfrecciano. Nella nostra società, il silenzio si è rotto. Definitivamente. Anche nella più ovattata delle domeniche pomeriggio, rintanati in una mansarda isolata, il ronzio del frigorifero, la televisione del vicino, l’aspirapolvere della signora al piano di sotto sono sempre lì a ricordarci che il mondo esiste – e che è pure rumoroso.

From Christian Junker's Flickr - https://goo.gl/I8jXvr

From Christian Junker’s Flickr – https://goo.gl/I8jXvr

Nel corso dei secoli siamo riusciti a distruggere (pure) il silenzio, e quella dell’inquinamento acustico è una delle minacce più fastidiose e sottovalutate ai giorni nostri. L’indagine condotta da GfK Eurisko nell’Ottobre 2015 in 47 città di 11 Paesi, Italia compresa, dimostra che l’inquinamento sonoro non solo provoca gravi danni all’udito, ma anche problemi cardiovascolari, danni celebrali, insonnia, e ipertensione.

Paradossalmente, siamo diventanti addirittura incapaci di restare nel silenzio che un tempo definivamo d’oro. La società del Minnesota Orfield Laboratories ha creato una “camera anecoica”, ovvero una stanza spessa tre metri nella quale vengono assorbiti il 99,99 % dei rumori. Un posto dove regna il silenzio più assoluto: a immaginarlo, non sembra un angolo di paradiso? In realtà, l’esperienza extrasensoriale è disorientante, quasi insopportabile, tanto che nessuno ha mai resistito più di 45 minuti nel “luogo più silenzioso della terra”.

From Gillie Rodhes's Flickr - https://goo.gl/mvCvTe

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Viviamo, insomma, in un mondo sempre più rumoroso, e in tutto questo chiasso sembra essere il silenzio stesso ciò che più ci disturba e assorda. Siamo infastiditi al punto che non solo non sappiamo più stare nel silenzio ma nemmeno siamo più capaci di starci, in silenzio.

Il silenzio è una forma di discorso“, diceva la scrittrice americana Susan Sontag. Ma ai nostri giorni viene per lo più interpretato in senso negativo, come un vuoto e un’assenza, è il lato oscuro del rumore e delle parole che invece ci appaiono molto più luminose e democratiche. La sua carica comunicativa, insomma, sembra essersi del tutto persa e restare zitti simboleggia una condizione di impotenza, se non di ignoranza. Con le parole, invece, ci sentiamo importanti e intelligenti – parlo (e parlo tanto e subito, senza concedermi il tempo di riflettere), dunque sono. Basta pensare al mondo dei social media dove chiunque si sente pronto, se non in dovere di dire (e ahimè condividere!) la propria opinione a voce alta su ogni singolo fatto del giorno. Questa è l’era dei presunti tuttologhi e, purtroppo, con sempre il microfono alla mano.

Non credo che silenzio e parole siano da considerarsi due realtà in antitesi. Anzi; non sono altro che parte dello stesso universo, quello della comunicazione, e il silenzio, con le sue mille sfumature, ha una carica espressiva potente come quella delle parole.

From Raquel Camargo's Flickr - https://goo.gl/JMTG2W

From Raquel Camargo’s Flickr – https://goo.gl/JMTG2W

Il punto è che il dialogo si è fatto squilibrato: abbiamo messo a tacere il silenzio con il nostro troppo parlare, spesso a vanvera. A questo proposito, bellissima è la distinzione fatta del filosofo M. Merleau Ponty tra “parole parlate” e “parole parlanti”. Le prime sono vuote di contenuto e usate per non dire nulla; le seconde, invece, sono quelle che trasmettono qualcosa, le sole autentiche e costruttive. Spesso, come dice Ponty stesso,  “non c’è nessuno che parla, c’è un flusso di parole che si producono senza che una qualche intenzione di parlare le governi”.

Naturalmente, questo mio piccolo elogio al silenzio nulla vuole togliere alle parole – a patto che siano “parlanti” e ben pensate. Basterebbe solo riscoprire, almeno ogni tanto, quella postura del silenzio, quel momento di raccoglimento per pensare che è la base di ogni dialogo. E solo a quel punto, solo se davvero si ha un pensiero da esprimere, rompere il silenzio – ed è sempre meglio farlo con discrezione e a voce bassa.  

E’ arrivato il momento che mi zittisca, lasciando parlare invece Italo Calvino, uno dei pochi che di parole poteva permettersene tante. Vi invito a ascolarle tutte e, manco a dirlo, in rigoroso silenzio. 

“Alle volte mi sembra che un’epidemia pestilenziale abbia colpito l’umanità nella facoltà che più la caratterizza, cioè l’uso della parola, una peste del linguaggio che si manifesta come perdita di forza conoscitiva e di immediatezza, come automatismo che tende a livellare l’espressione sulle formule più generiche, anonime, astratte, a diluire i significati, a smussare le punte espressive, a spegnere ogni scintilla che sprizzi dallo scontro delle parole con nuove circostanze.”

 

Italian-born writer, art lover and literature enthusiast who lives, quite happily, in London. Find me on twitter: @GiuGiri