Ecco che cosa Gesù ha rubato agli altri "Natali"

Ecco che cosa Gesù ha rubato agli altri “Natali”

Quando pensiamo al Natale, innanzitutto ci salta alla mente l’immagine dell’allegro Bambin Gesù nel Presepe. Pensiamo poi all’Albero, ai Regali e a quel ciccione di Babbo Natale. Tradizioni occidentali che ci arrivano grazie a Gesù e alla tradizione cristiana. In realtà, no, proprio per niente. Il Natale, che celebra la nascita di Cristo, è caratterizzato da un insieme di tradizioni, più o meno comuni nel mondo occidentale attuale, che sono per lo più frutto dell’incontro tra il cristianesimo e il retaggio di varie antiche religioni europee.

LA DATA
La data del 25 dicembre non è casuale né storicamente attendibile per quanto concerne la nascita di Gesù. La data di nascita di Gesù è sconosciuta poiché il giorno non è indicato nei Vangeli né in altri scritti contemporanei. La scelta del 25 dicembre deriva dalla grande popolarità della festa del Sol Invictus e del solstizio d’inverno. Dall’imperatore Eliogabalo assunse sempre più importanza il culto del Dio solare (Helios, El-Gabal, Mitra) tanto che si può parlare quasi di una sorta di monoteismo solare per quanto concerne la dinastia dei Severi. Ufficializzato per la prima volta da Aureliano nel 274 d.C. il Dies Natalis Solis Invicti (in cui anche il nome ricorda il Natale) fu piano piano sostituito con la festività legata alla nascita del Cristo ma non venne subito abbandonato: ancora nel Natale del 460 papa Leone I affermò: “È così tanto stimata questa religione del Sole che alcuni cristiani, prima di entrare nella Basilica di San Pietro in Vaticano, dopo aver salito la scalinata, si volgono verso il Sole e piegando la testa si inchinano in onore dell’astro fulgente”.

L’accostamento tra Gesù e le divinità solari inoltre non è casuale: deriva dalla diffusione di analogie solari con il Cristo negli scritti patristici dei primi secoli del cristianesimo. Queste sono state ispirate direttamente dal cantico di Zaccaria nel Vangelo di Luca, che descrive la venuta del Signore, descritto come “un sole che sorge dall’alto”: vedi Lc 1,68-79 e in particolare il v. 78.

L’ALBERO DI NATALE
Non è nemmeno casuale la scelta di utilizzare come alberi di Natale piante sempreverdi. Questa tradizione era diffusa già tra i Celti durante le celebrazioni relative al solstizio d’inverno. I Vichinghi dell’estremo Nord dell’Europa, credevano che l’abete rosso avesse particolari poteri “magici” derivanti dalla sua capacità di rimanere verde e non perdeva le foglie nonostante la scomparsa del sole nei lunghi inverni. I Romani usavano decorare le loro case con rami di pino durante le Calende di gennaio. L’albero poi ha una valenza particolare nelle religione antiche (vd. Yggdrasil nella religione norrena). La chiara derivazione della tradizione dell’albero di Natale dai culti pagani fu riconosciuta anche dalla Chiesa delle origini che ne vietò l’uso sostituendolo con l’agrifoglio, per simboleggiare con le spine la corona di Cristo.

LE PIANTE
L’agrifoglio passò da essere una pianta “magica” (i frutti rossi simboleggiavano la rinascita dopo il lungo inverno) al simbolo della corona di spine del Cristo.

Il vischio è anch’esso presente da lungo tempo nelle tradizioni religiose antecedenti il cristianesimo: pianta dalla capacità di proteggere dal male è associata a Baldur, invulnerabile grazie ad un incantesimo della madre Frigg che pone tutte le cose del creato sotto giuramento di non nuocere mai a Baldur, che muore a causa di una bacchetta di vischio, pianta troppo “debole” per essere inclusa nel giuramento. Interessante notare che Baldur nella tradizione norrena tornerà a vivere alla fine del mondo (Ragnarök, paragonabile all’Apocalisse che vedrà il ritorno del Cristo).

IL PRESEPE
Alcuni studiosi sostengono che la tradizione di porre delle statue per celebrare il Natale derivi dall’importantissimo culto dei lari ossia gli antenati che proteggevano la famiglia e venivano rappresentati con statuette, di terracotta o di cera.

BABBO NATALE
Prima del diffondersi del cristianesimo, si credeva che durante il pieno inverno Odino, accompagnato da varie figure divine e spettrali, si dedicasse alla Wild Hunt/caccia selvaggia, una processione spettrale attraverso il cielo. Odino  portava i vecchi nomi norreni Jólnir, che significa “figura di Yule” e il nome Langbarðr, che significa “lunga barba”. Le figure che accompagnano Santa Claus, ossia gli elfi, per quanto piccoli di statura, sono sicuramente figure oltre l’umano che potrebbero riecheggiare le figure semidivine/spettrali/demoniache del corteo di Odino. Interessante notare poi infine che la cavalcatura di Odino, il cavallo Sleipnir, possiede otto zampe ed otto è il numero di renne che accompagnano Babbo Natale.

I REGALI
In Italia i regali di Natale vengono spesso chiamati “strenne”: questa usanza deriva dalla tradizione di Roma antica sullo scambio di doni durante i Saturnalia, una serie di festeggiamenti tra il 17 e il 23 dicembre, in onore del dio Saturno precedenti il giorno del Natalis Solis Invicti. Il termine deriva dal latino Strena, parola probabilmente di origine sabina, con il significato di “regalo di buona fortuna.”