Il surreale realismo vincente del cinema Italiano

Il surreale realismo vincente del cinema Italiano

Il mese di maggio appena terminato è stato interessato da eventi di gran rilievo per il cinema internazionale; in particolare il festival di Cannes ha quest’anno aperto i battenti il 14 maggio, per terminare una decina di giorni dopo con un grande trionfo per il cinema italiano.

Le Meraviglie di Alice Rohrwacher (sorella della più celebre Alba, tra l’altro protagonista del film) si è infatti aggiudicato il Grand Prix – premio secondo per importanza soltanto alla Palma d’Oro – grazie a un realistico ritratto della società rurale italiana e dei cambiamenti che essa si trova a dover affrontare nei tempi moderni.

Compiaciuti da questo risultato, viene da chiedersi se una nuova epoca d’oro si sia aperta per la cinematografia italiana. Il 2014 sembra aver riportato il cinema nostrano sotto le luci della ribalta, principalmente grazie a La Grande Bellezza di Paolo Sorrentino, pellicola vincitrice di Oscar e Golden Globe. Ben quindici anni erano passati dall’ultima statuetta assegnata agli italiani nella notte degli Oscar; in epoche recenti, infatti, prima di Sorrentino ricordiamo Benigni con La Vita è Bella (1999), e prima ancora rispettivamente Giuseppe Tornatore e Gabriele Salvatores con Nuovo Cinema Paradiso (1989) e Mediterraneo (1992).

Tutti questi capolavori, nonostante molto diversi tra loro, sembrano comunque presentare tratti comuni, riscontrabili anche nelle Meraviglie della Rohrwacher; sono film realistici, alle volte crudi, che si concentrano sulle classi umili o su situazioni di disagio, avendo però la peculiarità di far convivere tale concretezza con momenti di poesia e riflessione. La semplice amicizia tra un orfano siciliano ed il vecchio, rozzo proiezionista di un cinema di parrocchia ci ha fatto venire le lacrime agli occhi, i monumentali squarci della città eterna offerti da Sorrentino ci hanno riempito il cuore di orgoglio e la superficialità della vita mondana ce lo ha colmato di amarezza, l’incredibile gioco organizzato da un padre per nascondere al figlio l’atrocità dei campi di concentramento ci ha fatto riflettere sull’orrore degli atti commessi dal nazismo, e la partita di calcio dei poveri soldati abbandonati in una sperduta isola greca del Mediterraneo è rimasta impressa nella storia e nella memoria.

Paolo Sorrentino per il suo 'La Grande Bellezza' ha portato a casa l'oscar

Paolo Sorrentino per il suo ‘La Grande Bellezza’ ha portato a casa l’oscar

A ben guardare, fin dal dopoguerra il cinema italiano si è distinto per la capacità di saper ritrarre la realtà più aspra e disperata trasmettendo al contempo un messaggio di speranza. A partire da grandi registi quali Rossellini e Antonioni, il movimento denominato Neoralismo ha prestato massima attenzione ad una realtà quotidiana spesso problematica e tormentata; la corrente neorealista è riuscita invero a fornire un preciso ritratto della frustrazione e delle sofferenze subite dal popolo italiano straziato dalla guerra e dai regimi dittatoriali, senza mai mancare però di un velo di comicità e ironia.

Certamente, tale movimento ha reso il nostro cinema conosciuto e apprezzato nel mondo dagli anni 50 in poi. Ma cosa ne è stato di tale grandezza?
I più sembrano sottolineare con asprezza (e se vogliamo, anche con un certo snobismo) quanto il cinema nostrano sia in declino e come i tempi di Cinecittà siano ormai tramontati, lasciandoci in balia di produttori e registi interessati solo a produzioni di bassa lega e dagli incassi facili.

Roberto Rossellini

Roberto Rossellini

È vero che i famigerati ‘cinepanettoni’ continuano a riempire le sale e che la quantità di pelle nuda esibita dalle attrici sembra essere direttamente proporzionale ai guadagni riscossi dalle produzioni che volano in cima al box office nazionale; più che gli eredi di Monicelli, sembriamo essere discendenti del Marchese del Grillo, più che da Ladri di Biciclette di Vittorio De Sica, le pellicole dei nostri giorni sembrano trarre ispirazione da Natale sul Nilo del figlio Christian.

Riccardo Scamarcio in 'Mio Fratello e' figlio Unico' - 2007

Riccardo Scamarcio in ‘Mio Fratello e’ figlio Unico’ – 2007

Eppure, non tutto sembra essere andato perduto. Il grande cinema italiano dei tempi di Fellini e Rossellini ha lasciato un retaggio di ispirazione per alcuni talentuosi registi dei nostri giorni, che si distinguono per la loro attenzione a problematiche sociali e alla realtà quotidiana. A far parte di questo gruppo non sono solo gli acclamati vincitori di premi internazionali come Benigni e Sorrentino; ricordiamo infatti altri registi di spessore come Paolo Virzì con il suo La prima cosa bella, Ferzan Ozpetek con Mine Vaganti o Daniele Luchetti con Mio fratello è figlio unico. Alla lista non può non aggiungersi la stessa Rohrwacher, che si conferma come regista attenta e profonda attraverso la sua sensibile descrizione di realtà semplici e di provincia.
Nonostante si possa concordare che la Dolce Vita della cinematografia italiana sia ormai superata, la vittoria di un’artista di stampo rosselliniano come la Rohrwacher a Cannes ci ricorda e conferma che il nostro cinema ha ancora tanto da dare; le nostre pellicole eccellono quando evidenziano quelle caratteristiche che noi italiani abbiamo nel sangue e – seguendo l’insegnamento dei grandi registi del dopoguerra – quando si impegnano a rispecchiare la realtà, spesso amara ma anche lieve e disincantata dell’Italia di oggi.