Approfondimento: Net Neutrality

Approfondimento: Net Neutrality

Nell’ultimo anno in America si è molto sentito parlare di Net Neutrality, un dibattito che è passato in larga parte inosservato nel resto del mondo e per un certo periodo anche nel paese stesso.
Net Neutrality è un termine utilizzato per indicare uno dei principi fondamentali di Internet, ovvero che tutti i dati devono essere considerati allo stesso modo indipendentemente dal produttore o dal contenuto, rendendo possibile e incoraggiando la competizione tra aziende per fornire il miglior servizio al prezzo più basso. In America le telecomunicazioni vengono regolate a livello federale da un’agenzia chiamata FCC (Federal Communications Commission) attualmente presieduta da Tom Wheeler, per anni prominente lobbista per la National Cable Television Association e la Cellular Telecommunication and Interent Association.

Nel corso degli ultimi anni, circa a partire dal 2010, gli ISP americani (Internet Service Providers, ovvero le compagnie che forniscono ad aziende e privati l’accesso ad internet) si sono battuti con l’FCC per avere la possibilità di far pagare le aziende che utilizzano una quota di traffico molto maggiore della media, come ad esempio Netflix o Amazon. A inizio del 2014, l’FCC ha perso la battaglia legale ed è stata costretta a rivedere il proprio regolamento; le possibilità sarebbero state due: da una parte una serie di modifiche che avrebbero permesso agli ISP di prioritizzare il traffico e quindi di creare un sistema a due livelli, introducendo quindi una barriera all’entrata in un mercato rimasto finora completamente libero e perfettamente competitivo, dall’altra la riclassificazione dell’accesso ad Internet a banda larga come utility, ovvero un servizio base al pari di elettricità, acqua o gas, che sarebbe quindi protetto da eventuali interferenze dei privati.

Verso la fine di aprile 2014 la FCC, scegliendo la prima opzione, ha proposto la prima bozza delle nuove normative, ma stavolta non sono stati solo gli attivisti a schierarsi contro i nuovi regolamenti, ma anche enormi colossi della tecnologia come Google, Amazon, Netflix, Microsoft e Facebook. Questi hanno fatto notare che la possibilità di discriminare il traffico internet in base alla sua destinazione prevedibilmente avrebbe potuto permettere abusi di posizione dominante da parte dei provider, che avrebbero avuto la possibilità controllare in maniera capillare la distribuzione e l’accesso alle informazioni.
Non solo, tali abusi sarebbero stati coperti dall’enorme influenza che la lobby delle telecomunicazioni ha all’interno del governo americano, attualmente seconda solo alla lobby delle agenzie militari private.
Uno degli eventi più rilevanti è stato il conflitto tra Comcast e Netflix. Comcast , infatti, è riuscita a rinegoziare i termini del contratto di Netflix utilizzando tecniche sospettosamente simili al ricatto, diminuendo progressivamente la qualità del servizio fornito gli abbonati a tal punto da spingere una quota rilevante di questi a disdire l’abbonamento a Netflix . Questa si è vista costretta ad accettare le condizioni proposte. Il grafico qua sotto mostra le velocità del servizio di streaming su vari provider, la freccia indica il momento in cui c’è stato l’accordo.

% change in Netflix download speed

% change in Netflix download speed

Nonostante gli sforzi delle lobby per mantenere la più limitata possibile la visibilità del dibattito, l’opinione pubblica non ha tardato a farsi sentire, rafforzata e incitata dagli appelli pubblici di Obama e da un video di John Oliver.

Gli appelli hanno spinto moltissime persone a scrivere nella sezione commenti che la FCC aveva messo a disposizione al pubblico, e nel corso dei mesi è diventata sempre più verosimile la scelta dell’opzione numero 2, ovvero la riclassificazione come utility. Durante l’appello di Oliver il sito dell’FCC è andato in crash per un eccesso di accessi.

Per fortuna l’FCC non ha potuto fare a meno di ascoltare gli appelli del pubblico e lo sforzo lobbistico della Silicon Valley ed ha recentemente votato a favore di un provvedimento volto a trasformare l’accesso ad internet a banda larga una “utility”, ovvero un servizio pubblico non regolabile dai provider del servizio stesso. La nuova norma si applicherà a qualsiasi tipo di accesso internet, compreso i servizi mobili.

Ma cosa significa per noi, utenti finali, e soprattutto quali sono le conseguenze al di fuori degli USA? La risposta è che per noi non cambierà sostanzialmente niente, ma questo era lo scopo e dovremmo esserne contenti. Internet rimarrà una risorsa pubblica, completamente non regolato e incensurato (almeno per l’occidente) del quale potremmo usufruire liberamente alle nostre condizioni. Un eventuale cambiamento di rotta negli USA avrebbe costituito un pericoloso precedente anche per il resto del mondo, dove i provider avrebbero provato a guadagnare un simile tipo di privilegi.