50 BEST RESTAURANTS:  perché l'Italia non ha la considerazione che merita

50 BEST RESTAURANTS: perché l’Italia non ha la considerazione che merita

Come al solito la lista dei 50 migliori ristoranti al mondo, che in realtà poi sono 100, è stata accolta da un sacco di schiamazzi, che verranno seguiti da un sacco di mugugni – in genovese vuol dire lamentele –, che si protrarranno fino al prossimo anno quando si re-inizierà da capo.

Questo sembra molto italiano, invece è estremamente mondiale. Sarà che a sponsorizzarla è un’ acqua italiana e allora tutti si sentono un po’ italiani, quindi giudici e allenatori di calcio, ma non esiste chef , giornalista culinario, cuoca casalinga o vecchietto che non si infervori pensando che il miglior ristorante al mondo sia un  danese, un portoghese o il presidente degli Stati Uniti.

Ma solo pochi capiscono cosa sia questa lista e a cosa serva: è una cartina tornasole. Non della cultura culinaria,  intanto ormai si mangia bene ovunque, ma soprattutto della capacità di fare squadra.
Si è vero, Bottura è arrivato secondo ed è ad un passo dal gradino più alto del podio, ma poco importa. Poco importa perché il merito è solo e soltanto suo. Se l’anno prossimo, come pare potrebbe accadere, si trasferisse a Londra sarebbe indifferente perché lui resterebbe al secondo posto. Anzi può essere che le chance di arrivare primo salgano, slegato dalla mediocrità italiana.

Facciamo chiarezza e spieghiamo di cosa stiamo parlando: i migliori 50 ristoranti al mondo non sono ristoranti, sono gallerie d’arte dove ci si esprime attraverso delle esperienze gustative. La tavolozza è il piatto, i colori sono gli alimenti e tutto si compone per regalare un’ esperienza che dovrebbe essere unica ed indimenticabile.

Ma dietro c’è qualcosa d’altro, come in ogni cosa di queste dimensioni: il prestigio e la capacità di attrarre persone. E si dirà: “Sì è vero che solo pochi si possono permettere esperienze del genere” ma intono ad essi ci sono movimenti culturali, economici e turistici che in definitiva, attirano soldi. Perché proprio adesso che parliamo dello scandalo per l’assegnazione dei mondiali di calcio e delle tangenti  sborsate, per un evento che accade ogni 4 anni per poche settimane, figurarsi quanti soldi possa spostare una notorietà spalmata su 12 mesi nel secondo mercato mondiale (e che a breve diventerà il primo).

Adesso non mi permetterei mai di affermare che vengano pagate tangenti ai giudici, ma sicuramente si fanno carte false per fare bella figura. Non sto a raccontarvi come funzioni il sistema di votazioni ma a farla breve, chi mette insieme più persone che parlano di lui, più ha probabilità di vincere.
Questo Bottura lo ha capito e si è fatto largo da solo, sgomitando e tirando fuori il meglio del suo savoir-faire per migliorare la sua visibilità. Appoggiando il suo territorio, che non sempre ha contraccambiato, gridando Viva l’Italia in giro per il mondo e facendo uscire un libro che è un capolavoro culturale, giusto in tempo per far parlare di se abbastanza.

Ed ecco che arriviamo al punto. Essendo qualcosa di così importante è interesse di tanti che il proprio paese abbia visibilità e peso. E li si muovono le famose lobbies. Si quelle del tabacco, delle armi, dei gay, ecc. insomma quelli che nei film e nei discorsi dei 5stelle, fanno sempre la parte dei brutti e cattivi. Beh in questo caso non è che siano esattamente brutti e cattivi, ma cercano di difendere gli interessi del proprio paese. Il ristorante rappresenta un paese, una nazione e un movimento culturale. La cosa assurda è che in Italia ci comportiamo esattamente come tutte le altre cose: litighiamo, ci dividiamo, discutiamo e alla fine di tutto, ci facciamo mettere i piedi in testa. Perché siamo fatti così , siamo italiani.

mappa

E allora largo a tutto il resto del mondo, che si dica che il presente della cucina mondiale sia il Giappone e in futuro il Perù, e che noi si sia solo dei comprimari nonostante in Italia si possegga oltre il 50% delle vario tipicità agro alimentari mondiali, per non parlare di quelle enologiche. Insomma l’Italia è la culla alimentare del mondo – che è un po’ ridicolo da dirsi, siamo divisi pure su quanti tipi di zucchine produciamo in Italia – ma non siamo capaci di presentarci al mondo, non siamo capaci di dire chi siamo e cosa produciamo. E se una signora i inglese vede 3 italiani che parlano in una saletta privata su come scrivere il prossimo menù del ristorante lei trarrà subito una conclusione. Non la dico perché tutti la sappiamo. Perché in fondo il mondo noi siamo solo mafia, pizza e mandolino. Ma anche in questo caso siamo divisi perché alcuni sostengono che, al posto della pizza, ci vadano gli spaghetti. Che avremmo copiato dalla Cina.

Ma questa è un’altra storia.