Come si fa a vivere con 1300 euro al mese?

Come si fa a vivere con 1300 euro al mese?

Scandalo, vergogna, dimissioni (ah no, non ha nessuna carica pubblica, non si può dimettere). Peccato, perché di questi tempi da noi basta dire il proprio pensiero per scatenare nell’opinione pubblica dichiarazioni di sdegno condite dalle tre immancabili parole che aprono questo articolo. A finire sulla gogna è uno dei più chiacchierati tra gli italiani che ce l’hanno fatta, di quelli che immancabilmente suscitano invidia, critiche, sospetto e dietrologia. Che la figura di Flavio Briatore, imprenditore nato dal nulla, sia controversa per stile di vita, linguaggio diretto e arroganza, è fuori di dubbio; ma la sua capacità di far diventare oro gran parte di ciò che tocca dovrebbe essere fonte di ammirazione; d’altronde viene dalla Provincia Granda, quella Cuneo terra di lavoratori che rimboccandosi le maniche hanno fatto cose belle, cose grandi, cose più che mai italiane.

Sotto accusa sono alcune frasi pronunciate durante l’intervista condotta nel programma #cartabianca di Rai 3; Briatore è stato contattato per intervenire insieme Sergio Castellitto e Marco Rondina per discutere di disoccupazione giovanile. Mentre Briatore spronava i giovani ad andare via di casa e a non disdegnare anche un’iniziativa imprenditoriale a 18-19 anni in quei lavori che nessuno vuole più fare, Rondina (studente in ingegneria informatica al Politecnico di Torino, diventato famoso per un discorso virale su YouTube durante l’inaugurazione del corrente anno accademico) si soffermava su concetti quali industria 4.0, automazione sempre crescente e di conseguenza un crescente bisogno di studio; Castellitto non ha propriamente detto la sua, si è limitato ad intervenire con pareri, approvazione o disapprovazione ai punti di vista dei due contendenti sopracitati, lasciando trasparire una preferenza non troppo velata per il punto di vista del giovane studente. Un sistema di televoto ha evidenziato come Rondina abbia vinto il confronto dei consensi, portandosi a casa il 55% dei voti dei telespettatori. Sul ring del dibattito e dei consensi, Rondina batte Briatore, senza surclassarlo, ma la vittoria è netta. Difficilmente mi trovo d’accordo con i vincitori o comunque con chi raccoglie la maggior parte dei consensi, e anche questo caso non fa eccezione. Escludendo qualche frase (“i migliori italiani sono all’estero e in Italia restano gli sfaticati”) con la quale mi trovo in pesante disaccordo, sposo il punto di vista dell’imprenditore piemontese, più scomodo, più difficile da digerire, che ci tocca nell’orgoglio o in quello che vogliamo chiamare tale quando ci pongono davanti una dolorosa verità.

Rondina è un ragazzo brillante, sfacciato il giusto, a suo dire già attivo in politica (fatto che mi sento di confermare analizzandone il modo di parlare), una faccia pulita che piace; ha una sicurezza davanti alla telecamera inusuale per un futuro ingegnere informatico. Il suo discorso è pieno di contenuti, verità sacrosante e utopie da migliore dei mondi possibili, strutturato in maniera chiara, comprensibile da tutti, con un filo logico. Ho apprezzato tantissimo sentire parlare di industria 4.0 da un italiano, anche se avrei preferito leggere queste parole in un testo che finalmente decide di aggiornare il nostro sistema scolastico ad un qualcosa di più attuale rispetto ai licei istituiti da Mussolini. Sono rimasto impressionato da come parla questo futuro ingegnere che per altro studia nella città in cui vivo e con il quale non escludo prenderò almeno un caffè nei prossimi mesi; non mi stupisce cha abbia avuto il consenso della maggior parte degli ascoltatori.

Rondina ha le potenzialità per fare davvero strada nella vita, e sottolineo il fatto che, finora, siano solo potenzialità; il perché è da ricercarsi nei motivi per cui ho preferito il punto di vista dell’imprenditore cuneese: quando Briatore elogia i ragazzi che escono di casa e vanno via (magari all’estero) a cercare fortuna, Rondina ribatte che per mandare i ragazzi fuori di casa a studiare ci vogliono soldi e sacrifici, sottolineando più volte e a mio parere in maniera un tantino retorica (accaparrandosi chissà quanto inconsciamente il consenso del pubblico) gli sforzi fatti dalla propria famiglia per farlo studiare. Briatore (geometra figlio di insegnanti che ha cominciato facendo il cameriere, che quindi se si parla di umili origini non ha nulla da farsi spiegare da nessuno) ha parlato di “andare via di casa”, non ha parlato di studiare né di università, Rondina ha risposto elogiando gli sforzi della famiglia per farlo studiare fuori casa e rimproverando Briatore di non pensare a chi non ha i soldi di mandare i figli a studiare fuori senza borse di studio; ha tirato in ballo fondi non sbloccati, borse di studio insufficienti e discorsi di questo genere. Ha portato il discorso dalla sua parte senza considerare il fatto che Briatore non parlava assolutamente di studio, spronava i ragazzi a 18 anni a uscire di casa e prendere la propria strada, che sia studio o lavoro, indipendentemente, portando l’esempio degli italiani emigrati a New York che partendo facendo i camerieri hanno oggi 12 ristoranti.

Da qui emergono due importanti limiti di Rondina: quello di dare per scontato il fatto che un ragazzo di 18 anni debba studiare e quello, molto più grave, di esternalizzare il problema, soffermandosi sul fatto che le condizioni per cui gli italiani fanno fatica non sono riconducibili agli italiani stessi, appellandosi alla cultura degli alibi tanto cara a Julio Velasco; Rondina aspetta che l’Italia si desti, aspetta borse di studio che non ci sono e riforme che non ci potranno essere con governi che cambiano una volta all’anno, diventa il paladino degli italiani che aspettano che cambi il mondo per poter dare il meglio; il messaggio che passa Briatore, con molta meno retorica e parole meno accattivanti, è invece “la nazione è in queste condizioni? Guarda quali lavori magari scomodi nessuno vuol fare più, prendi il coraggio a quattro mani, tappati il naso e comincia a darti da fare, il tempo di realizzare il tuo sogno può arrivare a 18 anni così come a 30, può non essere il momento giusto, puoi avere bisogno di tempo ma nel frattempo sbattiti, non buttarti, se non ne sei pienamente convinto, in un’università che rischia di farti arrivare a 24 anni più confuso di quando ne avevi 18”; sicuramente discutibile, ma sposta il fulcro del problema sull’individuo, e quindi su qualcosa che possiamo cambiare in ogni momento. Il discorso di Rondina sembra una campagna elettorale, condita da un bel modo di parlare ma piena di discorsi sui massimi sistemi, piena di “la mia famiglia ha fatto tanti sacrifici per farmi studiare ma questa Italia ci mette i bastoni tra le ruote e non ci permette di realizzarci”, quindi la colpa è degli altri e noi siamo le povere vittime; e con un cocktail di deresponsabilizzazione del popolo e di sacrifici familiari che fanno un po’ “Libro Cuore”, Rondina porta dalla sua parte l’opinione pubblica.

Non è mia intenzione minimizzare gli sforzi della famiglia Rondina, che hanno un figlio fuori dal comune e hanno indubbiamente fatto un ottimo investimento sulla sua educazione e sul suo futuro, dico solo che si parlava di altro e che chiamarla in causa mi è sembrato quantomeno fuori luogo.

Il discorso di Briatore non è stato capito, soprattutto la famosa frase “non so come si faccia a vivere con 1300 euro al mese”; i titolisti come sempre ci hanno fatto gridare alla lesa maestà del popolo sovrano, che si è sentito offeso da chi guadagna milioni; la realtà è che chi guadagna milioni sprona gli italiani a volere di più, a osare, rischiare e non lamentarsi, si sofferma sul fatto che lamentarsi non è una strada, spinge a prendere la situazione in mano e ad evitare gli ostacoli, o magari a girarli a proprio vantaggio, piuttosto che aspettare che qualcosa cambi, ma chi non lo ha capito si è immediatamente offeso, e come ho scritto all’inizio dell’articolo avrebbe invocato alle dimissioni se Briatore avesse avuto una carica pubblica. Le parole di Rondina sono belle e drammaticamente vere, ma continuando a parlare di problemi esterni, restiamo a guardare chi invece aggira i problemi e ce la fa. Un Rondina, brillante laureando con una mente fuori dal comune, si focalizza troppo sull’esternalizzazione del problema; spesso le soluzioni si trovano aggirando le situazioni di difficoltà poste dalle condizioni esterne; per raggiungere i propri obiettivi non si deve aspettare che il momento storico sia migliore; Briatore lo ha capito bene a suo tempo, quando malgrado un diploma di geometra preso da privatista con qualche anno di ritardo e ben poche referenze a suo favore che potessero introdurlo nel mondo del lavoro, ha trovato la sua strada, prospera, invidiabile, raggiunta con le sue mani e con tanta forza di volontà.