Le cinque cose che ho scoperto in Cina

Le cinque cose che ho scoperto in Cina

Nei mesi che hanno preceduto la mia partenza per la Cina, a Shangai, (dove ho svolto uno scambio di studio di cinque mesi circa, ndr), la domanda che mi veniva rivolta più spesso da amici e conoscenti era “perché?”. Ancora adesso, una volta terminata l’esperienza e tornata in Italia, mi è difficile rispondere.
Posso dire che in passato ho sempre avuto una attrazione particolare per mondi e culture lontane, ma se avessi potuto scegliere liberamente di fare armi e bagagli e partire, la Cina sarebbe stato l’ultimo luogo in cui sarei voluta finire. Tuttavia, quando è capitata l’occasione ho scelto comunque di andarci. E in fin dei conti, durante la mia permanenza laggiù, mi è bastato ricevere un’immagine diversa da quella stereotipata che noi italiani (ma non solo noi) le attribuiamo ingenuamente, per scoprire un mondo complesso, vario e assolutamente nuovo.
Lungi dall’essere un’esperta, o più propriamente una 中国通 (Zhongguotong, ovvero conoscitore della Cina), vorrei ricambiare il favore ricevuto anni fa e scrivere qui le cinque cose più importanti che ho scoperto mentre ero in Cina.

1. I cinesi non sono tutti uguali
Quante volte vi è capitato di sentire qualcuno dire “i cinesi sono tutti uguali, è impossibile riconoscerli!”. Se è capitato anche a voi di pensarlo, non preoccupatevi, è normale. Il motivo per cui ciò succede è che, non vivendo a stretto contatto con gli asiatici, tendiamo a semplificare e a raggrupparli tutti in un’unica grande categoria. In realtà, non solo i cinesi sono diversissimi da giapponesi, coreani, tailandesi, ma soltanto in Cina si contano più di 50 gruppi etnici, con culture, tradizioni e persino lingue diverse.
In ogni caso, non preoccupatevi, anche per i cinesi gli occidentali sono tutti uguali.

2. I cinesi adorano l’Occidente
I Cinesi hanno una vera e propria, quasi ingiustificata, adorazione per gli Occidentali. Nei cinque mesi in cui ho vissuto a Shanghai mi è quasi sempre capitato di incontrare persone che si rivolgevano a me con grandissima gentilezza, a volte addirittura con riverenza. E posso garantire che lo stesso trattamento non era esteso anche ai compatrioti. Questa adorazione è dovuta in parte al fatto che i Cinesi associano all’Occidente un’idea di ricchezza e progresso. Non c’è da stupirsi se i più ricchi vestono italiano, mangiano francese e vanno a lezione di bon ton: se vuoi avere successo devi conoscere le regole dell’Occidente. Ma le cose stanno cambiando: i Cinesi riconoscono le eccellenze e l’esperienza di americani ed europei, ma sanno anche che l’Occidente non è un sistema infallibile e che anche la Cina può dire la sua.

3. 你的中文很好!(“parli bene cinese!”)
Non importa che tu sappia solo vagamente pronunciare un “grazie” in cinese, loro si complimenteranno sempre. Molto spesso gli Occidentali che si trovano in Cina si lamentano del fatto che l’inglese non sia proprio utilizzato da una grande quantità di persone. Devo dire che anche io all’inizio ero molto sconfortata dalla mia inefficienza nel comunicare e quasi provavo rancore nei confronti di chi mi si rivolgeva in cinese. Ma dopo poco, ho cominciato a utilizzare il cinese in qualsiasi occasione possibile. Se pensate che il cinese sia troppo difficile per voi vi sbagliate. Sicuramente è una lingua molto diversa da quelle di derivazione latina, ma la grammatica da principianti è molto semplice e parlare cinese dà molte soddisfazioni (e, a quanto pare, fa diventare più intelligenti).

4. Il sogno cinese
Ho avuto la fortuna di vivere per mesi a Shanghai, una delle più floride fra le grandi città asiatiche. Lì si respira un’aria molto diversa da quella che uno si aspetterebbe in Cina. Eppure Shanghai ne è la più progressista rappresentazione. 25 milioni di abitanti, 16 linee metropolitane costruite in pochi anni (prima dell’Expo nel 2010 ce n’erano 3), centri commerciali a non finire, rooftop bar, stelle Michelin: Shanghai non ha niente da invidiare alle sue concorrenti europee e americane. A Shanghai si respira l’aria di chi è talmente ricco da assumere qualcuno che spenda soldi in sua vece, di chi ha avuto la fortuna di studiare in Inghilterra e adesso lavora per una multinazionale, di chi si incontra da Starbucks per discutere con un investitore un nuovo business plan, di chi non ha niente se non un baracchino sulla strada, ma che vendendo un piatto di riso saltato porta avanti il business familiare. A Shanghai c’è un’aria che, con tutto lo smog, vale la pena di respirare.

5. Chi ha inventato la pasta?
So già a cosa state pensando. Gli italiani naturalmente. Inutile dire che sono infinite le dispute su chi ha inventato prima che cosa, chi copia chi e, in definitiva, chi è migliore. C’è chi dice che persino la pizza fosse originariamente cinese e che Marco Polo, durante il suo celebre viaggio, ne abbia rubato la ricetta e l’abbia portata in Italia. La storia forse non potrà mai darci conferma di chi abbia avuto la brillante idea di mettere insieme acqua e farina, ma se anche Marco Polo se ne fosse preso il merito, ciò dimostrerebbe solo che anche lui, andando in Cina, ha imparato una cosa importante. La cosa più importante che puoi imparare in Cina è che le cose buone, come la pizza, non possono che nascere dall’incontro di persone, culture diverse.